Da Pietralata a San Basilio lungo il Parco di Aguzzano

Resoconto pedestre nel bello e nel brutto della periferia est
Vincenzo Luciani - 8 Maggio 2020

Oggi, venerdì 8 maggio 2020, vi farò un resoconto pedestre della mia passeggiata (dalle 7,15 alle 9,15) da Pietralata a San Basilio attraverso lo splendido parco di Aguzzano, costeggiando il parco Cicogna, le altre vie dedicate agli industriali e via Casal de’ Pazzi dalla chiesa parrocchiale fino all’ingresso del parco di Aguzzano che ho attraversato in lungo e in largo fino all’uscita di via Casali di San Basilio, per poi ritornare indietro.

Il tempo era bellissimo e l’azzurro del cielo si specchiava in un Aniene più pulito del solito.

Ma durerà – vedrete, ancora pochi giorni. Poi ridiventerà quella brutta pattumiera di rifiuti e di ingombranti di cui ci siamo occupati più volte su Abitare a Roma.

Non c’è niente da fare l’uomo è il più disastroso dei virus.

Selezionando i miei appunti fotografici ho fatto attenzione a non mettere in copertina gli aspetti negativi… ma la mia Roma periferica, quella ad est, dove sorge il sole, ti fa inciampare nelle cose belle e in quelle brutte e che sarebbero da rimuovere.

E quindi dopo la bella immagine dell’Aniene che rispecchia l’azzurro del cielo (mai così sfolgorante come in questi giorni di Covid 19), eccomi dove via Vittorio Valletta si incrocia con via Furio Cicogna, entrambi industriali come altri personaggi cui sono dedicate alcune vie del quartiere Casal de’ Pazzi.

Qui vivono persone di strati popolari ma che molto si ingegnano con il Comitato di Quartiere Mammut per rendere più vivibile la zona, da sempre trascurata dalle istituzioni.

Imboccando una di queste vie mi imbatto in un trionfo della natura che se la si lascia fare tende ad impadronirsi dei marciapiedi e delle strade costruiti dagli uomini, regalando verde e fiori selvatici.

Questa strada, via Pensotti, è decorata da scritte e murales.

Mi colpisce un murales ispirato alla canzone di Gianna Nannini: Il tuo amore è una camera a gas… con un tipologia di maschere molto inquietanti, ma che prefigurano la prospettiva che attende gli esseri umani se continueranno a muoversi verso la distruzione del loro pianeta.

 

A fianco (altro muralino) si libra una farfalla azzurra.

Poco più avanti il Mammut, simbolo del Comitato di quartiere, perché qui, nei dintorni fu riscoperto un giacimento pleistocenico con zanne di elephas italicus.

 

In via Briziarelli (altro industriale) l’Italgas sta sfasciando la via con i suoi lavori. Rimetterà tutto a posto e qualcuno controllerà? Mah!

A seguire incrocio un bel sambuco di ragguardevole altezza e mi viene incontro un sentierino folto di malva straripante.

Qualcuno la userà usufruendo delle sue rasserenanti proprietà?

Ed ecco che mi viene incontro un murale che in una spirale di animali preistorici e postpreistorici descrive le tappe dell’evoluzione fino ai primi uomini.

Scatto più di una foto. Poi sceglierò quella meno peggio riuscita.

Sono in via Casal de’ Pazzi, davanti alla chiesa parrocchiale, dove in attesa forse di celebrare un giorno il matrimonio uno spasimante ha scritto sul muso: Mariella ti amo!

Ed ecco i rifiuti a terra che ormai sono diventato un patrimonio negativo della romanità. Maledetti zozzoni!

Sono finalmente in via Paternò di Sessa con due schiere di pini che conduco all’ingresso del Parco di Aguzzano che è la mia metà di oggi dopo una lunghissima mia assenza da questi paraggi, causa lockdown.

La via asfalta è gibbosa come direbbe il telecronista sportivo Bruno Pizzul perché le radici di questi meravigliosi pini l’hanno abbondantemente dissestata.

Entro nel parco e prosegue il festante corteo di pini. Costeggio uno dei casali del parco.

Imbocco un viale in discesa tra pini e piante di melograno (una pianta che amo e alla quale un mio amico poeta pugliese Pietro Stragapede ha dedicato una splendida poesia in dialetto di Ruvo di Puglia.

Intanto l’occhio spazia e si bea a destra e a manca fino ad imboccare il sentiero che punta dritto verso il quartiere di San Basilio (tristemente noto alle cronache cittadine) incrociando un cicloamatore.

Procedendo mi sorpassa una giovane donna dal passo sostenuto.

Indossa una maglietta con il numero 23 che qui a Roma, con espressione triviale, indica fortuna. E ne abbiamo tanto bisogno. Oggi come non mai.

Intanto mi viene incontro la cara linea dei Monti Lucretili, dei cui paesi ho studiato i dialetti e nel cui parco (dove si incontrano e volano le aquile) ho fatto trekking e partecipato a maratone con salite e discese da brividi quando correvo con i colori dell’Atletica del Parco.

Mi distrae una sedia di plastica che invita a sedersi un po’ (chi l’avrà messa lì, mi chiedo).

L’erba è alta, molto alta e speriamo che con la ripresa delle attività venga tagliata, come sempre è avvenuto. E questo è un parco molto curato e amato dai volontari e dai cittadini del quartiere e non solo.

Alla mia destra lancio uno sguardo alla fabbrica del carcere di Rebibbia e rivolgo un pensiero ai tanti infelici lì rinchiusi e che oggi sentiamo più vicini avendo condiviso la costrizione da Coronavirus.

Intanto sono in via Casali di San Basilio dove mi fermo solo per una foto a una trattoria (riaprirà? Mi auguro di sì).

Anche qui immondizia a terra vicino ai cassonetti. Maledetti zozzoni!. Fotografo la scritta di ingresso al Parco e prendo la via del ritorno.

Camminare non mi pesa, mi allieta e mi rigenera.

Quindi con il piglio giusto .e ripromettendomi di non scattare più foto eccomi pronto a tornare.

Mi fermo però a cogliere alcuni finocchietti selvatici che piacciono tanto a mia moglie ed anche a me.

Percorro una strada in salita. La affronto in maniera un po’ spinta. Devo fermarmi per riprendere fiato. Purtroppo sono diventato vecchio, mentre nella mia mente continua a giocare il mio fanciullino.

Passo davanti all’anfiteatro, sede di appuntamenti culturali ed ora sommerso dal verde incolto.

Continuo a non fotografare, ma non posso trattenermi dal documentare con foto la coda nell’ufficio postale di via Ciciliano.

Più avanti mi sorprende per la sua espressività questo murale che rappresenta i miseri in folla precipitati in un mare fangoso e che si affannano a raggiungere la riva della speranza di una sorte migliore e il ricco solitario, gaudente e col suo bicchiere di champagne la cui vita e privacy privilegiata è difesa a colpi di manganelli da numerose guardie del corpo.

Una gigantesca scena di scottante attualità in un mondo dove pochi ricchi si fottono il 90 per cento della ricchezza.

Segue sulla grande parete di un altro palazzone un murale di più difficile interpretazione.

E sono davanti al museo pleistocenico di Casal de Pazzi in via Galbani diretto dalla mia valorosa amica archeologa Patrizia Gioia.

Sul lato opposto il playground precluso ai bambini e deserto.

Lo attraverso e sono di nuovo in via Cicogna, mi sposto sull’altro lato della strada, abbastanza trafficata oggi, costeggio il parco della ciclabile Ponte Mammolo- Ponte Nomentano lungo l’Aniene e risalgo verso la via trafficata via Tiburtina.

 

Svolto in via Cassino e fotografo con piacere l’ingresso dell’Isola ecologica di Ponte Mammolo e poiché l’insegna è nascosta parzialmente da un leccio ad indicare dov’è ci pensa un sanitario abbandonato proprio all’ingresso.

Comunque mi felicito che siano stati comunque eliminati gli ingombranti che ingombravano l’ingresso due giorni fa.

Più avanti, nonostante la denuncia mia e di Abitare a Roma e dei cittadini di via Pescosolido, nulla è cambiato rispetto a due-tre anni fa.

Anzi all’immondizia e al degrado preesistente da anni, addirittura si è aggiunto questo abbozzo di salotto en plein air fresco di giornata nel completo menefreghismo di Comune, IV municipio e Roma Servizi per la Mobilità.

Oggi ho pubblicato un comunicato del vicepresidente del Consiglio comunale Francesco Figliomeni che ha scritto una nota di denuncia sul degrado dell’area alla sindaca Raggi. Si sveglierà la bella addormentata in Campidoglio? Presto avrete notizie, spero positive.

La documentazione fotografica completa della passeggiata è su facebook

Pubblicato da Vincenzo Luciani su Venerdì 8 maggio 2020

 


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