

Nel cuore di Roma l'offerta supera i residenti (+5,5%), ma la speculazione crea una “bolla di invenduto” con 6mila alloggi rimasti deserti nell'estate 2026. A guadagnare sono solo i maxi-gestori
Prima hanno colonizzato i rioni storici, trasformando vicoli e piazze in una giostra ad uso e consumo dei visitatori di passaggio e sfrattando gli abitanti storici a colpi di sfratti e rincari. Ora la morsa della monocultura turistica ha cambiato bersaglio: allarga i propri confini, travalica le Mura Aureliane e si mangia la prima periferia romana.
A farne le spese sono i quartieri popolari e semicentrali, dove la corsa selvaggia all’alloggio turistico sta innescando un cortocircuito sociale senza precedenti.
A mettere a nudo i meccanismi di questo fenomeno è un dettagliato dossier elaborato dalla società immobiliare Brixa, guidata da Andrea Antoniucci.
I numeri tracciano una dinamica impressionante: le notti prenotate nei quadranti esterni al centro storico hanno fatto registrare un’impennata del 193,3%, viaggiando a un ritmo di crescita otto volte superiore rispetto alla media della Capitale.
Nel cuore antico di Roma la saturazione ha toccato soglie paradossali. I dati ufficiali dicono che nei rioni centrali si contano 122.168 posti letto destinati all’accoglienza turistica contro 115.821 residenti anagrafici: l’offerta ricettiva supera ormai la popolazione stabile del 5,5%.
Eppure, questa bulimia di alloggi convertiti in B&B non equivale a guadagni certi per tutti. L’indagine smaschera infatti l’illusione del “mattone d’oro” per i piccoli proprietari: nell’estate del 2026 l’eccesso di offerta ha generato una vera e propria bolla di invenduto, lasciando deserte circa 6.000 strutture ricettive e costringendo molti a svalutare le stanze fino a 60 euro a notte anche nel pieno di luglio.
«Quando l’offerta cresce a dismisura rispetto alla domanda reale, l’overtourism genera una bolla — chiarisce Antoniucci —. A far cassa sono quasi esclusivamente i grandi gestori professionali: chi amministra oltre dieci annunci riesce a spuntare rendimenti fino a 33.600 euro l’anno, mentre il piccolo operatore occasionale viene schiacciato dalla spietata concorrenza di mercato».
Con il centro saturo e proibitivo, la tenaglia degli affitti brevi ha azzannato i quartieri della cintura metropolitana — un bacino dove risiedono 4,1 milioni di persone — facendo impennare gli annunci del 50,4%.
La mappa del contagio immobiliare mappa le nuove trincee dell’emergenza abitativa: Centocelle, Pigneto, Ostiense, Casal Bertone, Montesacro-Talenti. A gola profonda per gli investitori è la durata della permanenza: chi sceglie la casa vacanza vi staziona in media 4,7 giorni, contro i 2,4 giorni della clientela alberghiera tradizionale.
Mentre i grandi rentier rastrellano appartamenti da destinare al mercato turistico, per i cittadini romani, gli studenti ed i lavoratori trovare un tetto a prezzi sostenibili è diventato un’impresa titanica.
L’effetto della sottrazione di case dal mercato della locazione ordinaria è devastante:
Canoni di locazione tradizionali: nelle aree travolte dall’ondata delle case vacanza, i canoni d’affitto per le famiglie residenti sono schizzati verso l’alto con rincari compresi tra il 15% e il 29%;
Prezzi delle nuove costruzioni: nei medesimi quartieri periferici oggetto di espansione, il valore di compravendita delle abitazioni di nuova realizzazione è aumentato del 20,9% nell’arco di un quinquennio.
Un quadro drammatico che smonta la favola del turismo ad impatto zero e chiama la politica cittadina a prendere immediati provvedimenti prima che la città reale venga definitivamente cancellata.
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