Dall’Olimpico a Gaza…

Lazio, oggi solo un pensiero, dentro l’emozione più grande per la Palestina

Solo a Roma può succedere che, mentre allo stadio la tua squadra sta giocando una partita delicatissima contro una contendente per il settimo-ottavo – ma anche nono o decimo – posto in classifica, un milione di persone stia sfilando contemporaneamente, occupando parte del centro, che a Roma è una città nella città.

In questi tempi turbolenti, ci sta che il microcosmo della partita di campionato venga eclissato dalla tragedia che lo Stato di Israele sta infliggendo al popolo palestinese, a cui solo l’ipocrisia o la malafede possono negare gli attributi di un vero e proprio genocidio: tappa di ridefinizione di un nuovo ordine mondiale, che sta conculcando principi di umanità che credevamo universali e come tali scontati, attraverso la sperimentazione di un governo globale “da remoto”, che trascende i concetti di Stato e di democrazia.

Parole grandi, troppo grandi da spendere qui, forse, ma che anche inconsciamente e in modo grezzo, mai come adesso, rimbombano in molte coscienze. Questo succede quando si sente avanzare verso di noi questo futuro che rimette in gioco quel poco di giusto che siamo riusciti, noi esseri umani, a costruire e che avremmo voluto lasciare in eredità ai nostri figli, perché è soprattutto rispetto a loro che sentiamo di dover giocare certe partite.

Partite…

Partite appunto… Sono tante quelle che sabato pomeriggio vivo, mentre mi ritrovo dentro una manifestazione così grande di cui non ho memoria, in una Roma quasi commovente per quanto bella, che si mette in vetrina come se la vedessimo davvero per la prima volta, colmandosi di luce, di calore, e di un’umanità che ha tanta voglia di riconoscersi e di celebrarsi.

Ma la Lazio, la mia Lazio resiste in qualche recesso, visto che una tenue apprensione sgorga fuori e mi rimette in contatto con quella passione semplice e infantile che mi porto dietro da sempre e che è parte del mio quotidiano, cosicché ogni venti minuti più o meno, partono scambi tipo questo:

–        “Fra? Che sta a fa aa Lazio? Stavamo già a beccà…” (chiedo, nel frastuono, a un mio amico che è un milanista misurato, perché il mio telefono non prende)

–        “Free, Free, Palestine! – Free, Free, Palestine!

–        “Fraaaa? Da ‘n’occhiata, e dimme che sta a fa a Lazio!”

–        “Mo state sopra 2 a 1…”

–        “Daje”

–        “Pure er secondo l’ha fatto Cancellieri!”

–        “Grande!”

–        “Grande? Ma du anni fa dicevate che era na pippa!”

–        “Se vede che s’è sbloccato! A Genova sembrava n’invasato! Gnente gnente sta a uscì fori ‘n gioiellino?”

–        “Così Lotito se lo venne a Gennaio…”

–        “Nu me lo nominà!”

Sopra i sanpietrini di viale Aventino, prosegue la nostra marcia che ci fa sentire giovani, quando ci troviamo in mezzo alle voci angeliche – si fa per dire! – e agli striscioni di tante scuole superiori: ci fa strano, per noi che siamo abituati a vederli immersi, rapiti, sottratti alla realtà fattuale dagli smartphone, dalle PlayStation, dalle chat che noi gli finanziamo senza sosta!

–        “Fra? Aa Lazio?”

–        “2 pari!”

–        “Ecchecazzo! Chi? Ancora er Cholito? Ce ne fa almeno due all’anno! Per quello j’avevano suggerito a Lotito de comprasselo, ma lui c’aveva assicurato de sta ‘ntrattative pe uno 10 vorte più forte!”

–        “E chi era?”

–        “Lo stamo ancora a aspettà!”

–        “Comunque va segnato Adams”

–        “Giusto uno daa famiglia Adams ce poteva segnà…”

–        “No, quella è la famiglia Addams!”

–        “Vabbè è uguale… tanto qualcuno ce segna sempre!”

–        “Comunque, voi laziali ve state sempre a lamentà de Lotito, ma alla fine la Lazio sta sempre là…”

–        “A tribolà!”

Procediamo tra slogan, bandiere e la Peroni da zerocinque a temperatura ambiente, che il ragazzo napoletano, ovviamente avulso da qualunque tensione geopolitica, ha estratto per noi da una bagnarola stracolma di bottiglie, al modico prezzo di 5 euro! Al capitalismo non si comanda! Signornò!

Davanti c’è l’arco di Costantino e ancora tanta strada prima di San Giovanni dove è diretto il corteo, quando con un certo timore e quasi sussurrando azzardo:

–        “Fra? Scusami eh! Ma te devo chiede daa Lazio…”

–        “Roma lo sa, da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare!

–        “Fra? Perdonami… Volevo ‘n’attimo sapé daa Lazio…”

–        “Co sta Lazio… Dunque… Vediamo…”

–        “Nun pìa manco a te?”

–        “Un po’ lento… Ah ecco! Fra, mi dispiace 3 a 2 per Torino…”

–        “Ma scusa, quanto manca?”

–        “Praticamente finita…”

–        “Na tragedia! Manco cor Torino e pure’n vantaggio! Lotito vatteneee”

Lui guarda già da un’altra parte e mentre fuori risplende ancora tutto quel sole, sento un cono d’ombra incunearsi dentro me. Sapere la mia Lazio così in difficoltà è qualcosa di più di un fastidio: mi sento vittima di un’ingiustizia, di un sopruso e di tanta impotenza. I trigorici continueranno a dormire sonni tranquilli, certi che il destino è dalla loro – Gott mit ihnen! – dopo gli ennesimi pali, traverse e palloni che gli avversari rinunciano a buttare dentro, nonostante quella “cazzo” di porta stia lì apposta, tutta per loro, pronta a essere violata! Ste pippe!

Mentre su di noi continuerà a pendere l’onere di tifare per i colori e ingoiare tutto il resto.

San Giovanni lo intravvediamo appena. Ci siamo arrivati vicini, ma la folla è talmente tanta che sarebbe velleitario qualunque tentativo di penetrarla.

Il ritorno a piedi, mi svagherà un po’ per l’ennesima sconfitta della Lazio quest’anno! Poi almeno la terza Peroni da zerocinque, presa dal ragazzo del Bangladesh su via dell’Amba Aradam, non solo è fresca, ma è scesa di prezzo di più del 50%: solo due Euro!

Possiamo finalmente dire di esserci messi alle spalle la crisi mondiale della Peroni!

Solo a casa, apprendo del pareggio della Lazio: ho poco da esultare ma l’idea di un “po’ di culo” anche per noi mi ridà buon umore.

Però devo capire come si fa a prendere tre gol dal Toro all’Olimpico!

Mi basta la dinamica del primo gol del Toro per capire che non andremo troppo lontani. Un cross dalla destra, pesca Pedersen completamente solo, nella parte di sinistra dell’area, il quale lascia partire un tiro cross basso che Provedel ribatte e Simeone insacca: in mezzo ai due c’è un tizio con i capelli biondi e le sopracciglia nere, che vorrebbe rendersi utile ma, a soli 2,8 milioni l’anno, ci vorrebbe qualcuno che gli dicesse come.

Intanto cambia parrucchiere!

Unica cosa positiva è la dimostrazione di forza di Cancellieri che rende grigi, pensieri che tendono al nero. L’infortunio di Zaccagni e la condizione molto incerta di Rovella ci priveranno di due pilastri di questa squadra nel prossimo futuro (almeno un mese) e la smorfia di Sarri a fine partita ha tutta l’eloquenza del momento che stiamo vivendo.

Quando arriva la sera, se quella dell’Olimpico è finita, continua la partita sulla Palestina e il suo futuro:

la Flottilla di mare e quelle di Terra che l’hanno sostenuta in queste settimane testimoniano come l’umanità esista ancora, alla faccia di quelli che fanno finta di non vederla!


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