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De profundis per il Festival di Sanremo – Giù le mani, prof. Zecchi – Il 2009 del ‘maglioncino nero’ – Il lancio forte di Tartaglia e il pensiero debole di Vattimo

I Fatti e i Misfatti di febbraio 2010 (III) di Mario Relandini

De profundis per il Festival di Sanremo

Con la scelta di quelle canzoni lì e, poi, addirittura di quei finalisti lì – si sta leggendo, in sintesi, sull’immenso mare di internet – il "Festival di Sanremo" è ormai morto".

C’è da essere sicuri che anche la minoranza colta e di buongusto degli italiani non abbia alcuna difficoltà a condividere questo giudizio. E, se il "Festival di Sanremo" è davvero ormai morto, "requiescat in pace" (riposi in pace) e gli siano rimessi tutti i peccati della sua lunga vita. Riposi in pace, però, per "omnia saecula saeculorum". C’è da augurarsi, cioè, per tutti i secoli dei secoli. "Amen".

Giù le mani, professor Zecchi

La legge non si infili sotto il reggiseno – è intervenuto Stefano Zecchi, scrittore, docente di estetica all’Università statale di Milano e personaggio nazionalpopolare di numerose trasmissioni tv – non può spettare allo Stato proibire gli interventi di chirurgia estetica alle minorenni".

Il professor Stefano Zecchi, fra le tante cose, ha aderito anche, a suo tempo, alla benemerita campagna contro la somministrazione disinvolta di psicofarmaci ai bambini. Lo slogan di quella campagna? "Giù le mani dai minori". Che ne direbbe, oggi, di aderire alla campagna "Giù le mani dal seno delle minori"?

Il 2009 del “maglioncino nero”

"Senza gli incentivi dello Stato – ha tenuto a sottolineare di nuovo Sergio Marchionne, amministratore delegato della "Fiat" – il 2010 si chiuderà, per l’azienda, con minori ricavi pari a due miliardi e mezzo di euro e, quindi, con un grave pericolo per i compensi degli "alti vertici" dirigenziali".

La sottolineatura del famoso "maglioncino nero", però, non sembra avere impietosito alcuno. Sia perché, fatti i conti del 2009 beneficiato dagli incentivi dello Stato, mentre tutti i "bassi dipendenti" non hanno visto neppure un euro in più, tanti sono stati addirittura mesi in cassa integrazione e la sede di Termini Imerese è stata mandata a farsi benedire con nemmeno tanti saluti, gli "alti vertici" si sono così spartiti il malloppo attivo: più di cinque milioni di euro al presidente Luca Cordero di Montezemolo, quasi cinque milioni di euro all’amministratore delegato Sergio Marchionne, 631 mila euro al vicepresidente John Elkann, tra i 98 e i 62 mila euro ai numerosi consiglieri di amminsitrazione. Chiara testimonianza, insomma, che bene ha fatto lo Stato a negare incentivi anche per il 2010, al signor "maglioncino nero", visto che gli incentivi del 2009 (soldi, tra l’altro, dei contribuenti) sono serviti per qualche spicciolo di euro indiretto ai "bassi dipendenti" che ne avrebbero avuto bisogno e per quasi 15 milioni di euro agli "alti vertici" che, di bisogni, conoscono ormai solamente quelli corporali (anche senza "aiutini")

Il lancio forte di Tartaglia e il pensiero debole di Vattimo

"Non dico che è un merito politico sufficiente per fare di Tartaglia un candidato alle elezioni – ha dichiarato, in una intervista, il filosofo Gianni Vattimo – ma non potrei dire di essere profondamente addolorato per la sua aggressione a Berlusconi".

E’ giusto e naturale, in democrazia, avere simpatie ed antipatie, stime e disprezzi, perfino amori e odi – magari anche con uno scorretto indicativo al posto di un corretto congiuntivo – nei confronti di questo o di quel politico. Ma dovrebbe esserci, sempre, un limite. Anche per il professor Gianni Vattimo, il noto filosofo – appunto – del "pensiero debole". Che ha, come uno dei perni essenziali, il principio dell’ "emancipazione umana come progressiva riduzione, oltre che dei dogmatismi, soprattutto della violenza". 

Tonino incomprensibile anche quando si capisce

"In tutta Italia – se n’ è uscito il sempre più sorprendente Tonino Di Pietro – c’è una marea di impresentabili che devono essere mandati a casa sia nel Pdl sia nel centrosinistra".

Ma allora, secondo il sempre più sorprendente Tonino Di Pietro, il candidato De Luca, che lui ha accettato di appoggiare in Campania nelle prossime regionali nonostante le accuse dei magistrati che gravano su di lui e sul resto della sua famiglia, è persona invece presentabile che non va mandata giustamente a casa, ma va ingiustamente mandata alla Regione? Roba da non credere. Come gran parte, comunque, delle sue "uscite". O, meglio, di quelle che si riesce a tradurre in italiano.

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