

Debiti per 22 milioni di euro, pignoramenti esecutivi e contributi non versati
Non è più una crisi da gestire, ma un’emergenza da arginare. L’Ater Provincia di Roma scivola verso un punto di non ritorno, con conti in rosso, stipendi a rischio e un intero sistema di welfare abitativo che potrebbe implodere nel giro di poche settimane.
L’ultima riunione interna, convocata tra vertici e lavoratori, ha fatto cadere ogni illusione: la liquidità è agli sgoccioli e il tempo per intervenire si misura ormai in giorni, non più in mesi.
Il dato che fotografa meglio la gravità della situazione è quello dei pignoramenti: circa 22 milioni di euro che gravano sulle casse dell’ente.
Una cifra che nasce da contenziosi e tributi non versati — tra cui l’IMU — accumulati nel tempo e oggi diventati esecutivi.
A presentare il conto sono, tra gli altri, l’Agenzia delle Entrate e amministrazioni locali come Frascati e Velletri. Un debito stratificato che blocca ogni margine operativo e paralizza anche le attività più ordinarie.
La crisi non è più confinata ai bilanci: ha già colpito il cuore dell’ente, i lavoratori. La comunicazione arrivata ai dipendenti è netta: le risorse disponibili basteranno a coprire appena altri due mesi di stipendi.
Nel frattempo:
i contributi risultano non versati da quattro mesi
i pagamenti ai fornitori sono fermi da oltre sei
la gestione corrente è di fatto congelata
Uno scenario che apre a conseguenze a catena, ben oltre le mura dell’ente.

Il rischio più grande riguarda però chi vive negli alloggi popolari. Sono circa 10.000 le famiglie che dipendono dai servizi gestiti dall’Ater nella provincia romana.
Un eventuale default metterebbe in discussione:
la continuità delle utenze essenziali
la manutenzione degli immobili
la gestione amministrativa degli alloggi
In altre parole, non solo una crisi aziendale, ma un possibile terremoto sociale.
Sul tavolo della Regione Lazio è arrivato un piano di risanamento firmato dal direttore generale Remo Pisani e dal commissario Paolo Della Rocca. Una proposta che punta a rimettere in equilibrio i conti attraverso tre direttrici principali:
vendita di circa 1.500 immobili
gestione più efficiente dei condomìni misti
recupero dei canoni non pagati
Una strategia che, però, ha bisogno di una risposta politica immediata. Senza un via libera rapido, il piano rischia di restare sulla carta.
Tra le ipotesi circolate, quella di un’incorporazione in Ater Roma viene respinta con decisione da lavoratori e vertici.
L’operazione viene vista come un semplice trasferimento del debito, incapace di risolvere le criticità strutturali.
Il timore è che si tratti solo di rinviare il problema, scaricandolo su un altro ente senza intervenire sulle cause profonde.
Il messaggio è chiaro: non c’è più spazio per rinvii. Serve una decisione politica immediata, capace di evitare il collasso di un sistema che garantisce casa e servizi a migliaia di cittadini.
Perché questa volta, a rischio, non c’è solo un bilancio. C’è un pezzo fondamentale della tenuta sociale del territorio.
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