Decimo municipio: bilancio non partecipato

La montagna partorisce il topolino. Persa una bella occasione per rilanciare la partecipazione
di Aldo Pirone - 8 Dicembre 2009

Nacque in Brasile nel lontano 1989, a ‘’Porto Alegre’’, l’idea del Bilancio partecipato. Lo scopo era quello di far partecipare la popolazione alle scelte sulle cose da fare, scegliendone le priorità in base alle risorse disponibili. Concetto semplice e chiaro.

In Italia ha avuto una sua diffusione negli anni ‘90 in molti Comuni dell’Italia centrale e in qualcuno del Nord: da Bergamo a Reggio Emilia, da Massa a Pescara. A Roma, durante le giunte di centrosinistra, è stato in particolare il Municipio XI ad impegnarsi in questa direzione.

La Regione Lazio a marzo dello scorso anno ha varato una legge apposita con un finanziamento fino a 950 milioni di euro. Quest’anno è stato emesso un bando per consentire ai Comuni e anche ai Municipi di Roma di accedere ad esso per un finanziamento di 20.000 euro. Le regole previste sono chiare: ‘’il processo di partecipazione deve realizzarsi secondo le modalità previste dalle citate linee guida e dal relativo Regolamento Regionale e quindi deve essere necessariamente prevista la realizzazione di tutte e tre le fasi partecipative: informazione, consultazione e verifica…la fase informativa deve prevedere azioni tali da raggiungere in modo efficace il maggior numero possibile di cittadini, la consultazione deve garantire un adeguato coinvolgimento della cittadinanza e deve prevedere la realizzazione di un documento della partecipazione, in cui riportare i risultati del processo, da trasmettere al Consiglio Comunale e che infine devono essere previste modalità attraverso cui i Cittadini possano verificare l’iter e gli esiti dello stato processo partecipativo’’ (Delibera regionale n. 132 del 6.3.2009). Scadenza 30 novembre.

Diversi Municipi di Roma hanno approfittato dell’occasione mettendo in atto fin da ottobre calendari di incontri, appuntamenti, consultazioni e votazioni dei cittadini. E’ stato così, per esempio, nel VI, VII, XIX Municipio.

Nel X invece hanno fatto finta. Senza alcuna informazione e coinvolgimento delle realtà partecipative che sul territorio operano da tempo l’assessore al Bilancio municipale De Simoni ha deciso dall’alto, insieme al Presidente Medici, di fare una limitata sperimentazione in quel di Morena. La sperimentazione è consistita in un’assemblea pubblica convocata in fretta e furia, all’insaputa dei più, il 25 novembre, 5 giorni prima della scadenza dei termini. Sono state distribuite schede consultive con una serie di domande su come impiegare 50-70 mila euro disponibili (anche questi decisi dall’alto dei vertici municipali) l’ultima delle quali chiedeva: sei soddisfatto del tuo Municipio? (indicare un voto da 1=per niente, a 10=moltissimo). E pensare che il 28 ottobre in un’audizione della Commissione Bilancio appositamente richiesta dalla Comunità Territoriale proprio per proporre in futuro l’avvio anche nel X dell’esperienza partecipativa relativa al Bilancio, il Presidente Matturro e i commissari presenti erano cascati dalle nuvole non sapendo niente di quel che bolliva in pentola, anzi nel pentolino.

La protesta della Comunità Territoriale è stata immediata, pubblica e ferma espressa nel corso dell’assemblea a Morena. Ovviamente, è stato osservato dal coordinatore della CT Maurizio Battisti e da Elio Graziani del direttivo, non sono in discussione le necessità del quartiere prescelto che, sicuramente, ha tanti problemi. E neanche la necessità di una sperimentazione. In discussione è il modo verticistico e non partecipato a cui si è giunti a fare questa scelta, in contrasto esplicito con ciò che prevede il regolamento regionale ma anche il buon senso. Il principio intimamente connesso al Bilancio partecipativo e che non si può bypassare altrimenti tutto ‘’alegramente’’ viene meno è il coinvolgimento sin dall’inizio del percorso, perché di un percorso si tratta, di tutti i cittadini e dell’insieme del territorio. I motivi accampati dall’Assessore e dal Presidente circa la concretezza, la praticità, la limitata sperimentazione dovuta al poco tempo a disposizione per giustificare il malfatto non stanno in piedi. Il Bilancio partecipato è una cosa seria e faticosa. Non riguarda solo politiche urbanistiche ma anche sociali. Non è la bacchetta magica della democrazia, anzi a volte eccita il localismo, la verve parolaia, perfino liti da condominio. E anche i risultati non sono sempre esaltanti. Ma la partecipazione, se ci si crede, è così non si può sfigurarla con una caricatura. Non c’era bisogno certo di andare a Porto Alegre per vedere come si faceva, bastava farsi un giretto nei Municipi confinanti.

Sulla vicenda è stata stranamente silente l’opposizione. Non ci sono stati comunicati di fuoco, né mozioni né emozioni, forse solo un po’ di ‘’alegria’’ consociativa.


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