

Il dvd che raccoglie alcune delle puntate di Passaparola presentato il 25 febbraio alla libreria Feltrinelli di via Appia Nuova
Democrazya 2009 è un dvd che raccoglie alcune delle puntate di Passaparola, la striscia di informazione che Travaglio tiene tutti i lunedì alle 14,00 in diretta sul blog di Beppe Grillo e su quelli collegati. Montato con immagini che aiutano a ricostruire il 2009 appena trascorso, il dvd affronta un’infinità di argomenti. Marco Travaglio lo ha presentato il 25 febbraio 2010 alla libreria Feltrinelli di via Appia Nuova.
Nel dvd ci sono tutti i fatti salienti dell’anno da poco concluso: l’irruzione sulla scena politica di Veronica Lario (prima con la sua presa di posizione contro le veline candidate, poi con la richiesta di divorzio da Berlusconi), il caso dei due rumeni ingiustamente coinvolti nello stupro alla Caffarella, e tenuti in carcere per giorni anche dopo essere stati scagionati dalla prova del dna. Le norme sulle intercettazioni telefoniche, il caso Saccà, la vicenda di Ciancimino Junior, cosa sta dicendo, perché lo sta dicendo ora e come lo si sta screditando mediaticamente. E poi il decreto sulle ronde, il caso Eluana Englaro, il terremoto in Abruzzo.
Ma se Democrazya 2009 tocca tanti temi, Travaglio nell’ora in cui ha parlato dal palchetto della libreria Feltrinelli ne ha affrontati anche di più. Lo ha fatto come suo solito: pungente, sarcastico, a tratti stizzito. Parla della riforma della giustizia di cui tanto si discute e ricorda la miriade di leggi fatte in questi anni di Seconda Repubblica che hanno rallentato il corso dei processi; va dalla vicenda attualissima del senatore Di Girolamo a quella più datata di Dell’Utri. E prosegue, spazziando dalla corruzione di cui è intessuta la vita politica della nostra classe dirigente alle infiltrazioni mafiose; dalla protezione civile al Lodo Alfano, che Travaglio ha detto essere la trentasettesima legge ad personam a favore di Berlusconi fatta in diciassette anni.
È duro nei confronti della procura di Roma, incapace di scoprire i reati di sua competenza eppure mai indagata dagli ispettori del ministero. Né risparmia stilettate alla Confindustria. Non dimentica la vicenda Bertolaso, né il conflitto che da quindici anni avvelena i rapporti tra magistratura e classe politica. Ne ha per i suoi colleghi, Minzolini, Feltri, Belpietro, e per il Pd, capace di fare un pasticcio come quello delle primarie in Puglia e colpevole di non aver minimamente capito cosa sta accadendo al di fuori del ‘palazzo’.
Perché di una cosa Travaglio è certo: fuori dal ‘palazzo’ l’aria è frizzante. C’è nervosismo tra la gente. Si riconosce qualcosa del clima del ’92-’93, quel clima che impose alla classe politica di rinunciare all’immunità parlamentare. Non è un caso secondo lui che Berlusconi abbia lanciato l’operazione mediatica ‘liste pulite’, e Travaglio sottolinea con ironia che è lo stesso slogan che Beppe Grillo strilla da anni.
Finale scoppiettante. L’ultima mezz’ora è riservata agli interventi del pubblico, e i primi sono tutt’altro che attestati di stima nei confronti di Travaglio. Lui non si scompone, risponde, redarguisce il pubblico che lo sostiene e toglierebbe volentieri il microfono a chi la pensa diversamente, e trova anche il tempo per un’ultima riflessione: il lascito peggiore di questi anni di Seconda Repubblica è che si sono squalificate le figure terze, si sono massacrate tutte le classi arbitrali della democrazia, non si riconoscono quei soggetti di garanzia che rimangono fuori dalla mischia politica. È un danno che sopravviverà più a lungo dei politici che l’hanno prodotto.
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