

A gennaio, ’Psicologia in movimento’, in collaborazione con Videospace, organizza un ciclo di proiezioni
Succede a tutti: guardando un film si è condizionati dalla particolare situazione interiore che ci si trova a vivere, che spinge a percepire ciò che si vede in modo estremamente personale. Non è una scoperta attuale o americana se si pensa alla definizione di catarsi che Aristotele dava nel 300 a.c.: "la purificazione e il sollievo dell’animo esercitati sugli spettatori dalla rappresentazione dell’animo stesso".
Un equivoco, inoltre, è subito da fugare. Non si tratta di psicoterapia e non assomiglia neppure lontanamente alla psicoanalisi. Non si tratta, infatti, di curare patologie, bensì di agevolare processi trasformativi, di migliorare la consapevolezza e di aiutare le persone a prendere decisioni importanti. Si parte dall’identificazione con i personaggi della storia per aumentare la consapevolezza di se stessi. Nella situazione cinematografica i fenomeni dell’identificazione sono molto intensi, poiché lo spettatore si abbandona con tranquillità ai processi psichici che il film innesca. Non più solo come puro "entertainment" ma anche come strumento di auto-conoscenza e di trasformazione esistenziale.
Infatti, vedere un film libera emozioni profonde, favorisce la consapevolezza di un malessere, aiuta ad affrontare e risolvere situazioni di crisi. Insomma, il cinema cura. Ma emozionarsi solamente non basta: il passo successivo implica utilizzare il film come strumento, come mezzo di trasporto per giungere nell’intimità delle persone e sciogliere nodi strutturali anche complessi. Ecco allora la discussione dove i partecipanti assieme, analizzano, commentano e ricordano sensazioni, emozioni, affetti. Inoltre, l’importanza del momento della condivisione nasce dalla consapevolezza che chi guarda un film è condizionato dalla particolare situazione interiore che si trova a vivere, che lo spinge a percepire ciò che vede in un modo estremamente singolare. Il suo mondo interiore, le sue esperienze di vita condizionano la sua percezione del film rendendone soggettiva l’interpretazione.
La possibilità di comunicare e ascoltare "visioni" diverse permette al singolo osservatore di integrare prospettive diverse e ampliare il suo bagaglio emozionale.
A gennaio, ’Psicologia in movimento’, in collaborazione con Videospace, organizza un ciclo di proiezioni filmiche seguite da una discussione.
Info: 347/6254982
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