Municipi:

E’ accaduto sabato al Policlinico Tor Vergata

L'odissea dei figli di un novantatreenne, dopo il suo ricovero al pronto soccorso

Riceviamo e pubblichiamo

«Sabato pomeriggio, 5 marzo 2022, mio padre, ospite di una residenza per anziani e positivo al Covid, è caduto accidentalmente procurandosi una ferita alla testa. La struttura ha chiamato l’ambulanza ed è stato trasportato al pronto soccorso del Policlinico Tor Vergata.

Noi figli lo abbiamo intravisto sulla barella durante l’ingresso in ospedale. Da questo momento non è stato possibile ottenere notizie, né per telefono (il centralino e gli altri uffici sono scoperti durante il fine settimana!!!), né in presenza.

Domenica mattina all’ingresso un’infermiera ci ha finalmente informate che alle 18 un medico avrebbe fatto la sua “apparizione” per aggiornamenti. Tornati sul posto all’ora indicata, la guardia giurata ci riferiva che il fantomatico bollettino medico non viene effettuato nel giorno festivo.

Dopo 90 minuti di attesa un’infermiera si è premurata di raccogliere qualche notizia di nostro padre che, tanto per chiarire il quadro, ha più di 93 anni. La stessa infermiera ci ha condotte in un corridoio ed è tornata al suo posto. Siamo state raggiunte e aspramente rimproverate dalla guardia giurata perché non eravamo autorizzate ad entrare e nessuno aveva controllato i green pass. Appare chiaro che già a questo punto la pazienza vacilla, ma non basta.

Ci hanno fatto entrare in una stanza dove il medico di guardia (una donna) si è rivolta a noi con arroganza e irritazione comunicandoci che nostro padre era in dimissione e
che lo avremmo dovuto riportare nella struttura dove risiede con un’ambulanza privata.
Alla nostra provocatoria domanda su come si sarebbe potuto fare in carenza di risorse economiche la dottoressa ci ha testualmente detto “a me non interessa, io lo metto fuori”.

Nessuno ci ha comunicato che mio padre poteva essere dimesso, nessuno si è preoccupato di individuare un modo per riaccompagnare il paziente covid nel suo domicilio.

Sorvoliamo sui modi delle infermiere. Credo che gli operatori ed i dirigenti di questo nosocomio dovrebbero rileggersi il documento dell’osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità. Le parole rimangono tali, se non sono supportate dai fatti!» – Lettera firmata

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