

Fatti e misfatti di maggio 2013
E’ più forte lo Stato o il “boss” Messina Denaro?
“Dopo avere chiesto uomini e mezzi, nel 2004, per arrestare il “boss” Matteo Messina Denaro – si è deciso a denunciare, alla Procura di Palermo, l’allora maresciallo Saverio Masi – il mio superiore, per tutta risposta, mi urlò: “Noi non abbiamo intenzione di prendere né Provenzano né Messina Denaro. Non hai capito niente allora? Ti devi fermare. E fui in tutti i modi fermato”.
Il “boss” Matteo Messina Denaro, tra i quattro considerati i più pericolosi nel mondo, è ormai latitante da venti anni. L’allora maresciallo Saverio Masi, ora caposcorta del pubblico ministero Nino Di Matteo, ha scelto di dire tutta la verità, ai magistrati, dopo nove anni da quell’episodio inquietante. Ne è passato del tempo. Per cui, a maggior ragione, sarebbe quanto mai opportuno che la Magistratura, ora, non ne lasciasse trascorrere dell’altro prima di appurare come siano andati i fatti – e perché – di condannare chi per quei fatti vada condannato e, se possibile, di far emergere – durante le indagini preliminari e il successivo processo – elementi che possano finalmente portare alla cattura di Matteo Messina Denaro. Il quale, evidentemente, è un personaggio di grande potere. Ma il cui grande potere non può continuare ad essere più forte di quello dello Stato.
Elementare, Watson
“Nelle intenzioni di voto degli italiani – ultima indagine della “Swg” per conto della trasmissione “Agorà” di Rai 3 – Pdl al 26,8% (in calo dello 0,2% rispetto alla settimana precedente), Pd al 23,8% (in aumento dell’1,8%), “Movimento 5 stelle” al 23, 7% (in calo dell’1,8%)”.
Da quando i due partiti maggiori hanno accettato responsabilmente di collaborare per salvare l’Italia dal baratro, dunque, i cittadini stanno restituendo fiducia alla politica e mandando a ramengo sterili e assurdi populismi. L’augurio è che Pdl e Pd continuino a marciare insieme per la salvezza dell’Italia e che le impuntature reciproche di questi giorni velocemenete si spengano. Perché la fiducia degli italiani non è che si sia di nuovo radicata, ma è ancora appesa ad un filo. E’ in prova. E Beppe l’urlatore, che ora sta progressivamente andando a fondo, ha però dimostrato di essere un buon nuotatore e, ove le mareggiate politiche tornassero a favorirlo, non ci impiegherebbe niente a tornare, con quattro bracciate, a galla. Chissà, poi, con quale altro ideologo. “Elementare, Watson” direbbe il famoso Sherlock Holmes.
L’ideologo non più ideologo
“Il professor Paolo Becchi, il quale ha pronunciato in questi giorni parole e tesi praticamente sovversive – hanno tenuto a precisare i gruppi parlamentari “5 stelle” – non è il nostro ideologo”. “Paolo Becchi – ha tenuto a confermare Beppe Grillo – non rappresenta il nostro “Movimento””.
Precisazione e conferma che fanno piacere. Peccato, però, che i gruppi parlamentari “5 stelle” e Beppe l’urlatore non abbiano onestamente sottolineato “da oggi”. Perché infatti, fino a ieri, sono rimasti appesi alle labbra del professor Paolo Becchi e non lo hanno mai sconfessato neppure quando ha cominciato , non da ora, a “dare di eversivo”. Meglio tardi che mai, comunque. Con l’augurio che certe simpatie e certe tesi anti-Istituzioni, che continuano a comparire sul sito “5 stelle” e anche su certi palchi, vengano a loro volta disconosciute dal “Movimento” e dal suo capo urlatore. Perché, purtroppo, in Italia, di Becchi ce n’è più di uno
Carta igienica e rimborsi elettorali
“Mio padre è ricoverato in un ospedale di Roma e in bagno non c’è la carta igienica – ha scritto un lettore al “Sette” del “Corriere della sera” – Al tempo stesso, ai partiti, andranno 159 milioni di euro per rimborsi elettorali”.
Beh, appunto, in molti bagni di ospedale manca perfino la carta igienica proprio perché tanti euro vanno destinati ai rimborsi elettorali dei partiti. Ma addirittura 159 milioni? Potrebbe esserci una spiegazione: i partiti, durante ogni campagna elettorale, vengono colti, magari per la paura di non farcela, da così severi attacchi di dissenteria da avere bisogno – loro – di tanta, tantissima carta igienica. Per 159 milioni di euro.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.