

Occhieggiano dai muri con slogans involontariamente esilaranti
Comincia la campagna elettorale amministrativa e comincia la sarabanda delle facce dei candidati che ci ammiccano in tutte le pose dai manifesti elettorali magnificando le gesta compiute e quelle che si promettono per il futuro per il bene di noi cittadini. Se il buongiorno si vede dal mattino lo spettacolo si annuncia assai divertente.
C’è in giro un certo Samuele Piccolo, consigliere uscente di AN, che ci informa, per carpirci il voto, di aver svolto in Campidoglio ben 400 interventi in favore dei diritti dei cittadini romani. Quali siano i risultati di questo titanico sforzo non si sa con precisione. E forse non lo sanno neanche i cittadini oggetto di tanta attenzione.
Un altro consigliere uscente, Carlo Fayer, invece ci annuncia che lui resta ‘’civico’’ forse per rimarcare la differenza con i colleghi della ‘’lista civica per Veltroni’’ che aderendo al PD sono diventati, secondo lui, non civici, cioè ‘’incivici’’ o, più propriamente, ‘’incivili’’. Non sembra proprio un gran programma, perché segnala più che una fermezza di princìpi e propositi, ormai rara vista la sarabanda trasformistica degna del miglior Fregoli che in questi tempi miserelli connota tanti rappresentanti politici, una certa voglia di non spostarsi per non rischiare di perdere il posto vista l’agguerrita concorrenza. Insomma il timore ben rappresentato da quel prosaico motto ‘’chi gira per Roma perde poltrona’’ che coronava gli scherzi di quando si era giovani.
Arriva poi, inquadrato con tanto di megafono brandito come un’arma da guerra, il candidato al Comune per la lista ‘’Arcobaleno’’ Andrea Alzetta detto Tarzan, leader di Action, il movimento cittadino di lotta per la casa. Il manifesto che ce lo annuncia dice che lui le occupazioni di abitazioni per gli sfrattati e i senza casa le fa sul serio. Ed è vero. Del resto non c’era da dubitarne visto il soprannome che si porta appresso dovuto probabilmente al fatto che in questa jungla d’asfalto e cemento per occupare case occorre saper saltare da un balcone all’altro.
E ci fermiamo qui sicuri che la kermesse del ‘’vota Antonio, vota Antonio’’ ci riserverà altre piacevoli sorprese.
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