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Enrico Letta emulerà Giorgio Napolitano? – Espulsioni sì e no – La pagliuzza e la trave di Umberto Bossi

Fatti e misfatti di aprile 2013

Enrico Letta emulerà Giorgio Napolitano?

“Il Capo dello Stato – con proprio decreto – ha dato un nuovo taglio alle spese del Quirinale: meno 15% per l’indennità di funzione del segretario generale, meno 12% per le indennità dei consiglieri, meno 5% per le indennità del personale”.

Nuovo atto di responsabilità del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sarà possibile registrare un decreto simile, da parte del Presidente del Consiglio Enrico Letta, con una tale lodevole tempestività? Anche perché alle belle parole sarebbe bello seguissero i bei fatti.

Espulsioni sì e no

“La maggioranza dei “cittadini 5 stelle” chiamati ad esprimersi su quel Mauro Mastrangelo reo di essere comparso in numerosi “talk show” violando così il “Codice grillino di comportamento” – è comparsa la notizia sul sito del “grande urlatore” – si è espressa per la sua espulsione dal “Movimento””.

Se uno accetta e sottoscrive un “Codice di comportamento” ancorché “grillino”, quasi scontato che sia chiamato, in caso di violazione, a subirne le conseguenze. Viene però da chiedersi perché non sia stata messa in votazione, sul “sito cittadino”, una violazione ben più grave e ai limiti del Codice penale: quella del consigliere comunale torinese Vittorio Bertola il quale, dopo il ferimento dei due carabinieri davanti a Palazzo Chigi, si è mostrato perlomeno comprensivo nei confronti di quegli italiani – milioni secondo lui – i quali avrebbero pensato “peccato che quell’uomo non abbia fatto secco almeno un Ministro”. Oppure atteggiamenti del genere sono invece permessi dal “Codice grillino di comportamento” e, dunque, non passibili neppure di una semplice ammonizione? Inquietante.

La pagliuzza e la trave di Umberto Bossi

“Enrico Letta ha dato un po’ ragione a tutti – ha detto l’ex segretario della “Lega nord”, Umberto Bossi – ma non ha detto una sola volta dove piglia i soldi”.

Ma lui, Umberto Bossi, ha mai detto una sola volta dove il suo primogenito Riccardo ha “pigliato” soldi per acquistare – anche se avvalendosi di un prestanome – lo “yacht” “Stella delta”, modello “Predator 72”, lunghezza 21 metri, più di 45 tonnellate di stazza, due motori da 1.550 cavalli, tre lussuose cabile, tre bagni, scafo blu notte e bianco, ponti in “teak”, due potenti moto d’acqua nella stiva, immatricolato con il numero 914674, attualmente ormeggiato nel molo di quel Port El Kantaoui che è una delle mete più esclusive della costa tunisina? No, non l’ha mai detto. L’ha detto, però, qualcun altro. L’ha detto il giudice per le indagini preliminari di Milano Gianfranco Criscione secondo il quale Roberto Bossi i soldi li avrebbe “pigliati” grazie ad un’ulteriore appropriazione indebita – da parte dell’ex tesoriere della “Lega nord”, Francesco Belsito – dai finanziamenti elettorali ottenuti dal partito padano. Papà Umberto, allora, farebbe forse bene a tacere su certe cose. O perlomeno a guardare, prima che ad una supposta pagliuzza nell’occhio altrui, alla “indagata” trave nell’occhio familiare.

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