Estate Veliterna. Applausi per la rassegna teatrale a Piazza San Crispino

Dopo Sandro Natalizi sommerso dal calore del pubblico, è di scena, Venerdì 31, “Passaggi” con Carla Petrella
Enzo Luciani - 29 Luglio 2009

Il teatro, come si sa, mette in scena delle maschere, stereotipi della società, cui il pubblico si riconosce. Ecco perché la piazza è il luogo ideale per gli spettacoli, centro di aggregazione e di passaggio della comunità, con le sue tradizioni e i suoi mestieri.
A Piazza San Crispino ennesima replica ed ennesimo successo per lo spettacolo in dialetto velletrano “O’ Rinale C’a Porta” della formazione Anim’azione velletrana guidata da Sandro Natalizi. Sandro si è immerso oramai nel personaggio di Amircare, come in una seconda pelle. Nulla lo turba, niente lo infastidisce: va dritto alla rappresentazione del contadino velletrano, sviluppando una memoria quasi fisica della sua gente. Allora anche le cadute di ritmo, lo sfilacciamento dei nodi della fabula, le indeterminazioni, o esagerazioni dei personaggi secondari, finiscono per passare in second’ordine, rispetto al coinvolgimento materiale in gesti e sonorità del protagonista che trascina il pubblico sulla scena facendolo suo ospite avvolgendolo di calore casalingo come nella vita quotidiana. E volentieri si riassaporano i gusti, i sapori, ed anche gli afrori. Ci sono delle ragioni più profonde del semplice passatempo perché tante persone ritornano con entusiasmo a vedere questo genere di spettacolo.
La scelta della massima apertura della rassegna a tutte le realtà teatrali locali sembra giusta. La libertà è foriera di idee a volte impensate. Spiace vivamente per coloro che, forse costretti a difendere la loro professionalità, schiavi della Fama che tutto divora e trasforma, non possono permettersi l’audacia dell’umiltà e partecipare ad una semplice rassegna, ricca di variazioni.
Venerdì 31 è la volta dello spettacolo “Passaggi”. Un altro approccio al Teatro su un percorso molto singolare. Carla Petrella se non scrive non recita. Se non fa gruppo non pensa ad uno spettacolo. Il suo percorso è così ambiguamente teso tra sceneggiatura cinematografica, letteratura, testo teatrale canonico, che potrebbe sfociare in un nuovo genere di spettacolo. Anche per Carla dei semplici drammaticula fanno intravedere delle potenzialità inespresse, benché i risultati siano sempre gradevoli. Si intravede un lievito che si raffrena: le scusanti sono tante ma la ragione vera è che l’ambiente è ostico ed il confronto è raro. Come ha fatto a mantenere questa sua originalità di intenti dopo tanti anni di lavoro a Velletri, senza smettere né adeguarsi, è un piccolo miracolo.
“Passaggi” è il nome dell’opera: il piazzale di una stazione, gente che va, gente che viene; storie che si incrociano; solitudini che si uniscono; chi parte e chi resta. Prima assoluta, come si suol dire, un’altra sorpresa per la quale la città le deve gratitudine, divertendosi alle sicure comiche assurdità del vivere e del sognare.

 


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