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Fascismo, sfascimento… – E il ciao ciao di Vendola a Napolitano – Il 25 aprile del Beppe

Fatti e misfatti di aprile 2013

Fascismo, sfascimento…

“Bisognerebbe imparare dalla Resistenza – ha ammonito saggiamente il Capo dello Stato rieletto, Giorgio Napolitano, nel commemorare il 25 aprile – Anche oggi serve coraggio, fermezza e senso dell’unità”.

A più di qualcuno, però, questo saggio ammonimento da un orecchio è entrato e dall’altro è uscito. Tanto è vero che il designato “premier” Enrico Letta, impegnato nelle consultazioni per cercare di formare finalmente il nuovo Governo, sta strenuamente lottando per avere la meglio su certa persistente viltà, volubilità e voglia di divisione a tutti i costi. L’augurio, comunque, è che possa avere la meglio, alla fine, anche la sua resistenza a tutto ciò. L’Italia, allora, fu salvata dal nazifascismo. Oggi va salvata da ogni becero populismo e irresponsabile sfascismo

E il ciao ciao di Vendola a Napolitano

“Ad un giornalista che gli ricordava come il Comitato di liberazione nazionale, nel dopoguerra, favorì un Governo di larghe intese – si è saputo – il “leader” di “Sinistra ecologia libertà” ha sì riconosciuto una convivenza di diversità straordinariamente lontane e per certi versi inconciliabili, ma ha voluto sottolineare che allora, però, non c’era un soggetto: i fascisti. E oggi, invece, quel soggetto c’è ed è il Pdl di Silvio Berlusconi. Per cui impossibile, oggi, una convergenza e una convivenza come avvenne nel dopoguerra”.

Prima testimonianza di come, appunto, il saggio ammonimento del Capo delloStato a qualcuno da un orecchio è entrato e dall’altro è subito riuscito.

Il 25 aprile del Beppe

“Il 25 aprile – ha invece sentenziato Beppe Grillo – è morto. E, se i partigiani tornassero fra noi, si metterebbero a piangere”.

“Se c’è oggi un morto – gli hanno risposto, da Marzabotto, alcuni vecchi partigiani – quel morto è lui perché lui, più che un pagliaccio, è un dittatore e la dittatura, appunto, è morta con il 25 aprile. Che oggi è la festa degli italiani liberi ed è una festa viva. E, se tornassero i partigiani, non sarebbero loro a piangere: a piangere sarebbe un despota folle come lui”. Nulla da aggiungere.

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