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Fecondazione eterologa, partono i ricorsi

Pezzo dopo pezzo, la legge 40 sulla procreazione assistita in vigore dal 2004 si sta frantumando a causa della sua stessa (e prevedibile) incostituzionalità

Se i referendum abrogativi del 2005 non hanno avuto alcun esito per mancato raggiungimento del quorum, i ricorsi presentati negli anni hanno ottenuto un maggiore successo portando alla abrogazione, con la sentenza della Corte costituzionale dell’aprile 2009, del limite di produzione degli embrioni (“non superiore a tre“), dell’”unico e contemporaneo impianto” da effettuare “non appena possibile” a prescindere dalla salute della donna e, di conseguenza, della crioconservazione degli embrioni stessi.

Ma un’ulteriore spallata è arrivata anche, nel gennaio scorso, dal Tribunale di Salerno, che ha stabilito la liceità della diagnosi preimpianto anche per coppie fertili, al fine di evitare l’insorgenza di gravi malattie genetiche per il nascituro.

Ora sono al via i ricorsi contro il divieto di donazione di gameti maschili e femminili, ossia di fecondazione eterologa (articolo 4). L’avvocato Maria Paola Costantini, curatrice dei ricorsi che hanno portato alla sentenza della Corte costituzionale del 2009, a fine marzo presenterà in vari tribunali italiani le istanze di alcune coppie che, affette da varie patologie genetiche, chiedono di poter effettuare la fecondazione eterologa per ovviare all’ereditarietà delle loro malattie.

Il famigerato articolo 4 violerebbe l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza tra cittadini. Quelli fertili, o geneticamente sani, sarebbero più ‘uguali’ degli altri, ai quali è negata la possibilità, per legge, di avere figli o di averli sani. Inoltre favorirebbe il ‘turismo procreativo’ delle coppie, o meglio di quelle coppie che possono permettersi facoltose trasferte all’estero per aggirare i divieti della legge. Un’altra discriminazione dunque, e tutta italiana.

La legge 40 è nata sotto il segno dello scellerato patto politica-religione (cattolica). Ha applicato, nudi e crudi, i precetti di Santa Romana Chiesa: l’embrione è una vita e come tale non può essere congelato; un figlio è l’unione dei gameti della coppia, guai a ricorrere a donatori esterni (traslando così il concetto di fedeltà coniugale); la diagnosi preimpianto può portare alla scelta inammissibile di eliminare una vita.

Pazienza se tutto ciò ha messo a serio repentaglio la salute delle donne, sottoposte a una (devastante) stimolazione ormonale per ogni impianto; pazienza se chi ha potuto è andato in Paesi più civili ad affermare un diritto negato nel suo; pazienza se molte donne si sono dovute sottoporre a diagnosi post impianto – magari vanificando, con un aborto terapeutico, il frutto di tanti sacrifici – perché la diagnosi preimpianto è paragonata all’eugenetica. Pazienza, infine, se tutto ciò ha creato enormi discriminazioni tra i cittadini.

Impossibile pensare che chi ha varato la legge, l’allora Governo Berlusconi II, fosse in buona fede. Difficile credere che gli stessi promotori non fossero al corrente della sua incostituzionalità. Eppure, con l’intento di accontentare le gerarchie vaticane, hanno tentato il colpo di mano, sperando che un eventuale referendum non raggiungesse il quorum (come poi è stato, grazie alla campagna battente della Cei) e che i cittadini italiani si sarebbero presto assuefatti a una legge inumana, discriminatoria, ingiusta e finanche ridicola.

Ma, in ogni caso, il messaggio alla Chiesa è arrivato chiaro e forte: i vostri valori sono anche i nostri, noi li difendiamo e li difenderemo sempre. E i voti non si sono fatti attendere. Come non si faranno attendere ora, alla prossima tornata elettorale.

Dopo la legge 40 i crocifissi per legge, il no alle coppie di fatto, la negazione dell’autodeterminazione della persona, i finanziamenti alle scuole paritarie (cattoliche), vogliamo continuare?

Il medioevo italiano, all’alba del XXI secolo, è in pieno corso. Ci salva solo una carta costituzionale che qualche illuminato uomo di Stato, reduce da uno dei periodi più infamanti della nostra storia, ha redatto con ammirevole lungimiranza. Ma ora si sta tentando di manomettere anche quella, l’unica garanzia che ci rende degni di essere annoverati, sebbene agli ultimi posti, tra i Paesi civili.

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