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Fine vita, l’Associazione Coscioni sfida la Regione Lazio: al via la raccolta firme per “Liberi Subito”

Le firme diventano uno strumento di pressione democratica, con l’obiettivo di costringere il Consiglio regionale ad affrontare un tema che tocca da vicino diritti, dignità e libertà di scelta

Tre anni di attesa, tre anni di rinvii, tre anni in cui il confronto politico si è progressivamente spento. Ora il tema del suicidio medicalmente assistito torna fuori dai palazzi della politica e riprende voce nelle piazze.

Il 21 aprile 2026 segna l’avvio di una nuova mobilitazione: l’Associazione Luca Coscioni lancia una raccolta firme che punta a riaprire un dossier rimasto fermo troppo a lungo nella Regione Lazio.

L’obiettivo è chiaro e carico di significato: raggiungere quota 10mila sottoscrizioni per portare all’attenzione della giunta guidata da Francesco Rocca la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”. Un modo per riportare al centro del dibattito un tema che, nonostante la sua rilevanza, non ha mai trovato spazio nell’agenda istituzionale.

Una legge ferma da anni

La vicenda affonda le radici nel 2023, quando la proposta venne presentata dalle opposizioni di centrosinistra senza però riuscire a compiere alcun passo concreto. Da allora, nessun passaggio in commissione, nessuna discussione formale. Il risultato è uno stallo totale.

Eppure, in questi anni, i momenti di forte impatto emotivo non sono mancati. La morte dell’attrice Sibilla Barbieri, costretta a recarsi in Svizzera per accedere al suicidio assistito, aveva scosso l’opinione pubblica e riacceso il confronto politico.

Le opposizioni avevano chiesto regole chiare e tempi certi, denunciando un vuoto normativo che costringe i malati a percorsi difficili e costosi all’estero.

Nonostante le pressioni, la maggioranza di centrodestra ha mantenuto la linea del rinvio, lasciando il tema ai margini dei lavori consiliari, anche di fronte alle sollecitazioni di esponenti come Claudio Marotta e Marietta Tidei.

“Liberi Subito”: cosa cambia davvero

La proposta di legge non introduce nuovi diritti in senso stretto. Il riferimento resta la sentenza della Corte Costituzionale (la 242 del 2019, legata al caso Marco Cappato e DJ Fabo), che ha già delineato i confini entro cui il suicidio assistito può essere considerato non punibile.

L’obiettivo, piuttosto, è rendere quei principi concretamente applicabili. La legge punta a:

uniformare le procedure tra le diverse ASL del Lazio,

fissare tempi certi per le valutazioni dei comitati etici e delle commissioni mediche,

evitare ai pazienti il ricorso a viaggi all’estero, spesso onerosi e fisicamente gravosi.

In altre parole, trasformare un diritto teorico in un percorso accessibile e definito.

I volti della mobilitazione

La campagna è stata presentata a Roma, nella sede di via di San Nicola de’ Cesarini, e vede in prima linea figure storiche delle battaglie civili. Tra queste Mina Welby e Filomena Gallo, affiancate da attivisti e rappresentanti istituzionali.

Il messaggio è diretto: se la politica resta immobile, sarà la partecipazione popolare a riaprire il confronto. Le firme diventano così uno strumento di pressione democratica, con l’obiettivo di costringere il Consiglio regionale ad affrontare un tema che tocca da vicino diritti, dignità e libertà di scelta nel momento più delicato della vita.

Dalle aule della Pisana alle piazze, la battaglia riparte. E questa volta, l’intenzione è non fermarsi al silenzio.

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