Francia-Italia, dopo i calci di rigore

Al Piccolo Teatro Campo d'Arte di via dei Cappellari 93
di Giulia Ricci - 28 Febbraio 2009

Giovedì 26 febbraio ha debuttato al Piccolo Teatro Campo d’Arte, via dei Cappellari 93, “Francia-Italia, dopo i calci di rigore”.
Per la regia di Andrea Marfori e Luca Milesi, lo spettacolo è portato in scena fino al 1 marzo dalla compagnia teatrale Enter.

Che l’Italia, in quel 9 giugno 2006 fosse diventata campione del mondo, nessuno l’ha mai dimenticato, ma nello spettacolo teatrale “Francia- Italia dopo i calci di rigore”, la vittoria finale viene ricordata in modo speciale.

Sarà per la suspence delle storie raccontate sul palco, sarà per l’indiscutibile bravura degli attori o per la brillante regia di Andrea Marfori e Luca Milesi, ma in questa pièce ci si perde fin dal primo istante, quando le Tre Parche appaiono con il filo del destino, un fragile lungo in apparenza filo che genera ansia e forza allo stesso tempo.
Verrebbe da dire alle Parche di “far piano” con quel filo, di tesserlo forte come l’acciaio, di distribuirlo con accuratezza e di spezzarlo dolcemente, in un domani che tardi ad arrivare.
Non peraltro è il filo del destino, inutile cercare di patteggiare.
Sono proprio loro, le mitologiche Parche che ci accompagnano per mano nelle storie di ciascun personaggio, delineandole con poche parole significative, per poi lasciarle parlare.

Ed ecco che si torna fra i comuni mortali e le loro peripezie quotidiane, le speranze che non muoiono mai, la passione per il calcio e per la vita, per quanto dura sia, dove non mancano strane ma dolci coincidenze mascherate da occasioni. Sul palco, nasce l’intreccio della vicenda personale con una partita destinata a diventare storia.
Destino e calcio in fondo è un connubio veritiero: la palla rotola in campo, a volte sicura nella direzione, altre persa e come indecisa, calciata instancabilmente sembra non arrivare mai il momento del riposo. Ma d’altronde non è fatta per fermarsi, deve correre finchè può, deve segnare la sorte di chi la calcia cercando di indirizzarla il più impossibile dove deve andare.

Mano a mano la partita diventa un pretesto per raccontarsi, far ridere dei vizi e difetti umani, soffrire e commuovere per gli sbagli commessi o subiti, ma anche per cercare di cambiare e uscire, scoprirsi differenti.
Alla fine però è la normalità, il senso di sicurezza a calzare al meglio le menti dei personaggi, che si ritrovano uniti in quel destino appena compiuto; una vittoria, speranza compiuta, voluta da molti ignorata da tanti.
Ecco perché ci si perde nella pièce, ritratto di vita incorniciato dal destino: è come se su quel palco fosse salita una parte di ognuno, così come si è, con difetti e pregi, ma soprattutto più vivi che mai. Quel che accadrà dopo una vittoria, si vedrà.

Per informazioni anche su costi e orari è possibile visitare il sito www.campodarte.com.


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