

Precarietà giovanile in crescita, universitari senza futuro e il problema degli affitti a Roma. L’inchiesta di Report infiamma l’opinione pubblica
Altro che insostenibile leggerezza dell’essere, qui c’è solo l’insostenibile inconsistenza del futuro. Si sa, la precarietà è oggi esistenziale e rappresenta un modello di vita a cui è sempre più difficile sottrarsi e che tocca soprattutto i giovani. Il lavoro non c’è, lo dice il costante flusso di informazioni che dipinge un sistema sociale in cui il vecchio sopravanza il nuovo e giovane fa rima con incertezza. È cosi che il normale scontro tra generazioni, quello che da sempre manda avanti il mondo in cui il nuovo sostituisce il vecchio, si interrompe e i giovani semplicemente saltano un giro, come nei vecchi giochi da tavola. Stranezze dei tempi moderni in cui anche quella che per i nostri genitori era la possibilità strappata alla regola, la speranza per il domani, l’università, madre di mille opportunità, diventa così un incubo generatore di problemi. Esistenziali, sociali e soprattutto economici.
Roma, quartiere Prenestino dove troppi eredi ricevono in eredità un immobile vuoto, si vende, non si vende, si affitta e poi no, non si affitta più e gli anni passano e non ci si mette d’accordo, arriva la crisi e allora che succede? Gli affitti nella capitale salgono alle stelle, Roma è la città con gli affitti più cari d’Italia con un incremento rispetto al 2010 dell’8,6%. Inoltre a Roma studiano, secondo l’Anagrafe nazionale studenti del ministero dell’Istruzione, circa 190mila ragazzi e di questi si può stimare che un 20% provenga da un’altra regione. Quindi nella capitale vivono quasi 40mila studenti fuorisede che il più delle volte, e se va bene, pagano 400-500 euro per stanza e senza regolare contratto d’affitto. C’è decisamente qualcosa che non va.
Torniamo allora al nostro immobile che alla fine viene occupato, si ma da universitari stavolta, e l’immobile con gli anni è diventato una sorta di studentato, nato da un’assemblea costituita da ragazzi all’università, nata dalla voglia di “guadagnarsi il diritto alla casa che gli viene negato”. Ci vivono dei giovani che il problema sembrano averlo molto chiaro. “Non c’è un’adeguata politica di sostegno al reddito, non c’è un’adeguata politica di sostegno agli affitti, insostenibili per le famiglie di origine. Questa cosa poi espone migliaia di giovani al fatto che restano a casa fino a 35 anni”. Gli ormai noti “bamboccioni”. Figli aiutati dai genitori ma non aiutati dallo Stato; esistono ancora le borse di studio universitarie ma riescono a coprire solo il 5% dei ragazzi fuori sede, racconta una delle giovani occupanti della casa, laureata, studentessa e babysitter, e dato che mancano investimenti ai fondi sulle borse di studio continuano a esserci bandi, poi graduatorie ma poi niente più di una pacca sulla spalla.
Quello dell’immobile del quartiere Prenestino non è nemmeno l’unico caso a Roma. A qualche isolato di distanza c’era una volta un cinema-teatro grande abbastanza e con tanti camerini che all’occorrenza potevano diventare stanze per giovani studenti squattrinati. Una precisazione è d’obbligo. Ognuno dei giovani intervistati lavora, o meglio, tira a campare con qualche lavoretto nel pub sotto casa, o nei ristoranti, solitamente in nero, part-time in qualche negozio e via dicendo. Lavoretti appunto, per i libri, le tasse, la spesa, l’abbonamento per i mezzi pubblici, la mensa, la quotidianità insomma.
Il problema, dice Alessandro Rosina docente di Demografia all’Università Cattolica di Milano, è che si crea un sistema che è immobile dal punto di vista sociale e poi c’è appunto l’aspetto legato al fatto che i giovani sono costretti a sentirsi più figli che cittadini e quindi chiedere di più come aiuto ai genitori quello che negli altri paesi ottengono come diritto dallo Stato.
Come in Germania ad esempio dove esiste il Bafӧg, il sostegno federale allo studio, dove si fanno i conti per il futuro, quello dei ragazzi e quello della nazione, perché sostenere i giovani che vogliono studiare significa educarli a sviluppare la sicurezza che li porterà ad avere responsabilità delle proprie scelte e a formare individui adulti che avranno un lavoro qualificato e di conseguenza pagheranno le tasse. In Germania il sostegno allo studio è considerato un investimento per il futuro. Gli studenti, una volta laureati, restituiscono allo Stato solo il 50% a partire dal loro primo stipendio, senza interessi. Ricchezza per lo Stato. Semplice, elementare e verrebbe da dire ovvio.
I dati europei parlano chiaro e Milena Gabanelli dallo studio di Report li pronuncia a gran voce, chissà potrebbero dare una sonora sveglia al sistema dormiente che li ha generati: “fra i 16 e i 24 anni, solo un ragazzo su 4 lavora, nel resto d’Europa, 1 su 2. Anche il rapporto fra giovani e adulti è preoccupante: ogni disoccupato adulto, ce ne sono 4 giovani, mentre nel resto d’Europa è la metà. Questo dimostra che regole e istituzioni li escludono, mentre proteggono quelli che il lavoro ce l’hanno già, cioè gli adulti. Si è inceppato un meccanismo dove il lavoro è solo un tassello di un sistema che sta deprimendo un’intera generazione nel periodo in cui si buttano le basi per la raccolta. Un po’ come se a primavera fosse iniziata una lunga gelata”.
Che dire, speriamo che il gelo non abbia mandato in malora i campi e che arrivi presto la bella stagione, quella del raccolto.
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