

Insignito della “Medaglia d’oro”, sarà al teatro Ghione con Lezioni americane
Ritorna a Roma, dal 24 marzo al 5 aprile 2009 al teatro Ghione di via delle Fornaci, lo spettacolo di Giorgio Albertazzi “Lezioni americane” di Italo Calvino per la regia di Orlando Forioso.
Il 24 marzo, in occasione della prima romana il senatore Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri e presidente della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all’Estero, consegnerà al Teatro Ghione di Roma la “Medaglia d’oro” della Commissione Nazionale all’attore Giorgio Albertazzi. Ne dà notizia un comunicato della Farnesina. Il riconoscimento, istituito nel 2003, viene conferito a personalità di spicco della cultura italiana che hanno dato lustro all’Italia nel mondo: finora è stato attribuito a papa Giovanni Paolo II, Ennio Morricone, Giorgio Vittadini, Franco Zeffirelli e Roberto Bolle.
Giorgio Albertazzi viene insignito del titolo in virtù delle prestigiose attività realizzate all’estero: le tournèe effettuate in Sud America con Anna Proclemer; le “Memorie di Adriano” rappresentate in Spagna, Grecia, Russia, Repubblica Ceca; l”Amleto’ del 1964 messo in scena all’Old Vic di Londra nel quadricentenario della nascita di Shakespeare. Albertazzi è stato anche la voce narrante del documentario “La vita, la piazza, il sogno” girato da Rai International in occasione della ottava edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, oltre ad aver aperto le Olimpiadi di Torino 2006 con le sue letture dantesche.
Oggi Albertazzi riporta in scena le Lezioni americane di Italo Calvino, lo spettacolo nato a Parigi al Theatre du Rond-Point, dove riscosse un enorme successo. Albertazzi riprende la prima tra le celebri “Lezioni” di Calvino, Leggerezza, per condurre lo spettatore in un vortice di poesia e di teatro in cui si incrociano Dante, Cavalcanti, Shakespeare, Lucrezio, Ovidio, Leopardi, Borges, Kafka, Cirano e naturalmente Calvino.
Le Lezioni americane, ultimo impegno creativo della carriera artistica di Italo Calvino, sono un ciclo di conferenze progettate, e mai portate a termine, in occasione di un invito ricevuto dalla Harvard University: le “Poetry Lectures” intitolate al celebre dantista e storico dell’arte americano Charles Eliot Morton, da tenere per l’anno accademico 1985-86. A causa dell’improvvisa morte dello scrittore il messaggio resta incompiuto, ma il libro esce egualmente postumo nel 1988 col titolo “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”. Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, sono i valori mondiali che la letteratura, a detta di Calvino, avrebbe dovuto conservare e portare con sé nel nuovo millennio.
Lo spettacolo ritorna sui palcoscenici per una corsa epica nella letteratura e Giorgio Albertazzi rappresenta il conferenziere che, attraverso le parole di Calvino, guida gli spettatori in questo viaggio vertiginoso nella letteratura mondiale alla ricerca delle motivazioni che stanno dietro ognuno di quei valori, in particolare la Leggerezza.
"Vorrei recitare (che orribile parola!)" afferma l’attore "il Calvino delle Lezioni che non sono mai state concepite, per il teatro, pensando ad una conferenza sulla ‘Leggerezza’, che via, via si trasforma in qualcos’altro. Ho fatto mio il simbolo augurale di Calvino per questo Millennio, l’agile salto di un poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante appartiene al regno dei morti, come un cimitero di automobili arrugginite".
Lo spettacolo in scena al teatro Ghione si concentra su questa prima conferenza, dove si incrociano e si fondono poesia e teatro, Calvino ed Albertazzi.
Dante, Cavalcanti, Shakespeare, Lucrezio, Ovidio, Borges, Kafka, Cirano, Leopardi, sono stati da sempre gli autori con i quali ha convissuto Giorgio Albertazzi, ed è parso quasi naturale accostare alla conferenza calviniana il percorso parallelo di un artista innamorato della poesia e della scrittura.
"Perché mi piace il Calvino delle Lezioni? – dice Albertazzi – Primo, perché sto lì davanti al pubblico e ‘parlo’ (messo tra virgolette, perché pare che come per “Le memorie di Adriano” o il “Borges”, non si tratti poi, alla resa dei fatti, soltanto di ‘parlare’).
Mi lega a Calvino l’amore estatico per il cavallo; il gusto per la ‘leggerezza’ che considero anch’io un valore, non un difetto e che non è superficialità ("dov’è la profondità?" – recitava una tavoletta orfica – "è chiaro: in superficie") esistendo spesso nella pensosità. Mi lega la sua tentazione di formulare una poetica dello scrivere breve e, dopo aver letto Borges, il suo pensare ai classici come a libri che non hanno mai finito di dire quello che avevano da dire; il suo fondo di anarchismo, al di là delle scelte partitiche; il fatto che credesse nelle “Sirene”; il piacere della lettura ,scoperto con i libri della giungla di Kipling; il fatto che “la donna” sia necessaria, nel senso che devi vederla sempre e sentirla".
Grazie ad Albertazzi l’opera incompiuta di Calvino diventa teatro, in un vortice di richiami, in un continuo dialogo tra letteratura, teatro, video e musica, facendo della stanza del Conferenziere l’antro dove si analizza la scrittura, dove se ne cercano i segreti e dove la ‘Leggerezza’ è per lo scrittore l’oggetto irraggiungibile di una ricerca senza fine, data ‘l’insostenibile pesantezza dell’essere’.
Una giovane allieva cerca di comprendere il senso di questa ricerca e il suo occhio-telecamera insegue il Conferenziere, filmandolo insieme ai suoi appunti, agli schizzi, ai disegni, ai quadri, ai libri, agli oggetti, e proiettando frammenti di filmati della memoria teatrale di un Albertazzi cantore delle epiche gesta del pensiero che si fa scrittura.
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