

Gli occupanti di via degli Alberini rispondono all'esposto degli abitanti
Scrivo in riferimento alla lettera e-mail firmata F.C., in merito all’occupazione degli impianti sportivi di via degli Alberini.
Scrivo come occupante, quindi a nome del collettivo deCOLLIamo , il quale ancora prima di compiere l’illegalità di prendere in gestione uno spazio abbandonato, ne ha cercato per anni uno legale per poter attivare laboratori ed iniziative culturali nel quartiere ed in particolare per i ragazzi.
Entrando in quel luogo il 2 aprile 2006, abbiamo avuto modo di iniziare un percorso di socializzazione in un quartiere dormitorio, Colli Aniene, dove in un contesto economico medio-alto si assiste ad una mancanza di spazi di cittadinanza attiva al di fuori dei partiti. Fermamente convinti che le politiche sociali e culturali debbano partire dal basso per avere un feed-back positivo sulla qualità della vita delle persone, portiamo avanti la pratica dell’autogestione denunciando allo stesso tempo lo stato di abbandono di alcune zone del quartiere sottoposte ad un regime di speculazione costante, ovvero spazi inutilizzati, degradati fisicamente e nei contenuti.
Alcune persone, hanno giudicato una grossa illegalità, un reato grave e immorale, l’aver occupato locali sportivi di “pubblica utilità” (vedi F.C.) : in realtà si trattava (al giorno della nostra occupazione) di uno spazio abbandonato da 10 anni, invaso dalle immondizie, con tombini di 10 metri di profondità aperti; in una via che essendo sempre buia e poco frequentata era luogo ideale per attività legate alla prostituzione e dove spesso avvenivano furti e rapine; uno spazio per il quale il comune stesso ha stabilito il fallimento del progetto iniziale, avendo costatato che le ingenti quantità di denaro pubblico stanziato tramite sbrigative delibere nel corso degli anni non hanno portato ad un reale compimento dei lavori, tanto che oggi esiste un bando di gara per privati nel settore sportivo, che prenda in gestione lo spazio per scopi di lucro e sicuramente del tutto personali, quindi non pubblici.
A fronte di quanto detto sullo stato di abbandono e sui soldi mal spesi, dei ragazzi di Colli Aniene oltre allo studio ed al lavoro hanno deciso di fare qualcosa di concreto invece di non fare nulla, si sono impegnati investendo tempo e soldi per pulire l’area, bonificarla, ristrutturarla, per far nascere uno spazio di socializzazione dove allestire mostre e fare concerti con gruppi emergenti, realizzare al suo interno una sala prove, un laboratorio artistico, una palestra popolare, e creare uno spazio di cittadinanza attiva autogestito dai ragazzi.
Eppure non tutti i pareri sono contrari, infatti i tanti ragazzi che seguono le nostre serate o partecipano alle nostre attività, così come molti cittadini, ci hanno dimostrato solidarietà per gli intenti e gli obiettivi, e nei momenti delle aggressioni, dei furti e per gli attacchi fascisti con lancio di bombe molotov.
E’ vero che circa una volta al mese facciamo più rumore del solito mettendo musica techno, ma è anche avvilente che le persone si interessino a noi solo in quelle occasioni e generalmente come capro espiatorio, poiché è fin troppo comodo e facile inveire contro un gruppo di ragazzi in stato di occupazione piuttosto che reagire alle illegalità ben più gravi che abbiamo tutti quotidianamente sotto gli occhi da parte delle istituzioni e che sicuramente ci danneggiano più profondamente.
E’ stato scritto (vedi F.C.) che nelle nostre feste “si spaccia droga” e magari tra un po’ girerà anche la voce di messe nere e riti satanici con sacrifici di neonati; una caccia alle streghe in piena regola per gente che cerca solo un soggetto debole su cui sfogare le proprie paure per il futuro incerto e precario. E’ più semplice prendere forcone e fiaccole piuttosto che sporcarsi le manie sudare per costruire dal basso qualcosa di buono e propositivo.
In realtà le feste techno, sono un fenomeno che va avanti in Italia da almeno 15 anni e si svolge spesso nell’illegalità con tutti i rischi connessi. Nelle nostre feste un servizio d’ordine garantisce che nessuno si faccia male e che tutti mantengano un comportamento corretto. Sono inoltre presidiate da persone che lavorano nel campo della tossicodipendenza i quali svolgono un servizio di informazione sulle droghe facendo prevenzione per conto della ASL e del SERT, portando avanti una politica di riduzione del danno, soprattutto in queste zone dove dietro una apparenza di normalità i giovani sono spesso vittime della noia e della mancanza di obbiettivi e sono più spinti all’uso di sostanze; ribadisco fermamente che queste non sono le uniche iniziative che ospitiamo e la loro frequenza è ridotta proprio per recare il minimo disturbo alle persone che ci circondano.
I cittadini invece di salutare con gioia questa genuina esperienza di partecipazione alla vita del quartiere, invece di scendere loro stessi nel cantiere sociale (che ripudia solo il fascismo ed il razzismo) per costatare di persona quello che facciamo, restano lì, illusi dall’ordine prestabilito, offesi e scandalizzati per una occupazione e giudicano come farisei, dall’alto di un balcone (come….) quello che succede al di là della siepe, dove esiste una esperienza nuova, dai risultati incerti, ma che ha il solo scopo di lasciare qualcosa di concreto e tangibile, una testimonianza che l’autogestione può riscattare le periferie dal degrado della cultura e dei valori.
Invitiamo cordialmente F.C. a fare proposte valide, cimentarsi in qualcosa invece di fare il grillo parlante della comunità, mostrare a tutti i risultati ottenuti, se mai ne dovesse ottenere, invece di perdere tempo a parlare male delle persone che realmente si danno da fare: noi qui facciamo resistenza attiva in periferia, per noi non è un gioco, ma un impegno.
Cantiere Sociale Tiburtino deCOLLIamo, laboratorio di critica e rivendicazione
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