Grisù, Giuseppe e Maria: Nicola Pistoia

Al Teatro della Cometa fino al 6 gennaio la divertente commedia con il Buster Keaton italiano
di Riccardo Faiella - 18 Dicembre 2007

Grisù, Giuseppe e Maria: Nicola Pistoia. Non è una preghiera; neanche un’esclamazione di meraviglia nel vedere l’attore Nicola Pistoia. È il titolo della commedia brillante in scena dall’11 dicembre al 6 gennaio al Teatro della Cometa di via del Teatro Marcello 4, proprio vicino piazza Venezia.

L’interprete principale e regista è il Buster Keaton del nostro teatro italiano. Così è stato definito Pistoia dal giornalista del Corriere della Sera Roberto De Monticelli, per molti anni presidente dell’Associazione nazionale dei critici di teatro, quando lo vide recitare per la prima volta. 

«Facevo uno spettacolo con Anna Proclemer e Gigi Pistilli – racconta Pistoia – Interpretavo il figlio di custodi che gestivano una locanda. La mia prima battuta nel secondo atto era: “Mah!”. Venivano giù applausi a scena aperta, tanto che la Proclemer mi chiedeva sempre: “Ma che fai?”. In quella occasione De Monticelli scrisse: “Dobbiamo ricordare Nicola Pistoia, l’attore nel ruolo di Titus, faccia alla Buster Keaton: imperturbabile”». 

Grisù, Giuseppe e Maria: perché questo titolo?

«Grisù è un pretesto – rivela l’attore – In questo affresco di un Italia che non esiste più, siamo nel 1956, è presente un piccolo riferimento a Marcinelle, la località del Belgio dove c’era la miniera di carbone nella quale perirono molti italiani per colpa di quel gas, il Grisù. C’è proprio una battuta che richiama questa frase dove la protagonista, Donna Rosa, interpretata da Crescenza Guarnieri, pensa che in Belgio preghino così, appunto con: Grisù, Giuseppe e Maria. Il titolo originale era Newtòn, in riferimento a Isacco Newton, ma pronunciato alla napoletana. Un altro era Atti impuri. Alla fine si è scelto questo con un sottotitolo: Una storia italiana».
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Dove si svolge la storia?

«È ambientato nella sagrestia di una chiesa di Pozzuoli. Io sono Vincenzo, il sagrestano. Poi c’è il parroco, Don Ciro, interpretato da Paolo Triestino. Antonio Conte è Don Eduardo, il farmacista. Donna Filomena, la sorella di Donna Rosa, è interpretata da Sandra Caruso. Infine, Crescenza Guarnieri che, come ho detto prima, veste i panni di Donna Rosa». 

Tu curi anche la regia: come è andata?

«È stato un divertimento, un gioco. Ha visto la partecipazione di tutti gli attori, dell’autore e dell’aiuto regista, Giulia Serrano. Ognuno ha dato qualcosa. A me piace lavorare in questo modo, c’è proprio il lavoro di gruppo, di equipe. Alla fine più teste che pensano e ragionano trovano sempre la soluzione migliore ad ogni problema. Per esempio, il finale l’abbiamo discusso insieme perché nel metterlo in scena non funzionava. Infatti, all’inizio e alla fine la scrittura prevede un confessionale che avremmo dovuto mettere davanti al sipario. Ma qui al Teatro della Cometa non si può montare. Per questo abbiamo cambiato il finale: invece di confessarsi davanti al parroco, la protagonista femminile si confessa davanti al crecefisso di Gesù. Però proprio dopo la prima, io e l’autore Gianni Clementi abbiamo pensato ad un diverso epilogo. La nostra è una commedia aperta». 

E il tuo personaggio?

«Singolare. Ho una mano offesa, di legno. Sono claudicante, orfano adottato dalle suore. Le suore chiudono il convento e mi danno in affidamento a Don Ciro. Un personaggio curioso che poi scopre la fede, viene illuminato. Gli appare Gesù che gli ordina di servirlo. E dopo 30-40 anni mi si vede parroco nella stessa chiesa dove io servivo, come sacrestano e chierichetto, Don Ciro. Il finale è poetico, molto bello. Lo stesso Don Ciro è un prete rivoluzionario per quei tempi, nel senso che lui cerca di rimediare ad una situazione scabrosa nella quale Donna Filomena gli confessa di avere avuto un rapporto sia con il cognato che con Eduardo il farmacista, già padre di quattro figli, rimanendo incinta. Allora il prete, per salvaguardare l’onore di tutti (Donna Filomena, Donna Rosa, Eduardo il farmacista e Antonio, marito di Donna Rosa) escogita un piano. Dato che anche Donna Rosa era incinta perché il marito, minatore a Marcinelle, ogni 3 anni tornava in Italia e lei, ogni volta che rivedeva il suo Antonio, rimaneva incinta, fa credere a tutti che Donna Rosa aspetta due gemelli, il suo e quello di sua sorella Donna Filomena. Ma alla fine, colpo di scena: il bambino di Filomena nasce nero. Allora si viene a sapere che era stata anche con un americano. È uno spettacolo esilarante, vero, di cronaca di quei tempi». 

Prossimi impegni?

«Il 19 dicembre esce su Canale 5, in prima serata, Finalmente Natale, con Maria Amelia Monti, Jerry Scotti, Paolo Villaggio ed Enrico Brignano. Un film di due ore per la regia di Rossella Izzo. Forse farò anche la seconda serie. Da cinque anni, poi, mandiamo in scena uno spettacolo di Carlo Erba, Muratori. Ci dà tante soddisfazioni, va avanti da solo». 

Aspirazioni?

«Lavorare con persone che stimo e dalle quali trarre insegnamento. Poi spero di avere sempre questa curiosità, questa voglia di misurarmi in cose nuove, differenti e non abbandonarmi mai ad un cliché che sfrutti, perché sai che funziona. A me piace mettermi in gioco, cambiare. Infine, avere un teatro tutto nostro». 

Sulla locandina ci sono i ringraziamenti a Sergio Ammirata, Pino Cormani, Attilio Corsini e Liliana Mearelli.

«Erano doverosi. Loro sono amici, persone che ci hanno aiutato, ci hanno offerto il loro teatro per le prove. Persone squisite. In teatro ci si aiuta. C’è solidarietà». 

“Grisù, Giuseppe e Maria”, dal 10 gennaio 2008 in scena anche al Teatro Nino Manfredi di Ostia, si adatta alla maschera naturale da Buster Keaton del suo protagonista, Nicola Pistoia: ironica, ma con una vena di malinconia. Alla stessa maniera la commedia vive sul contrasto tra la vita e la morte creato dallo stesso colore: il nero del carbone che porta il lutto, e il nero del bambino di Donna Filomena, che rappresenta una nuova vita. 

Associazione Culturale TEATROINARIA – STANZELUMINOSE
Teatro della Cometa, Via del Teatro di Marcello, 4 – tel: 066784380
GRISÙ, GIUSEPPE E MARIA
11 dicembre 2007 – 6 gennaio 2008
di Gianni Clementi con: Paolo Triestino, Nicola Pistoia, Crescenza Guarnieri, Antonio Conte, Sandra Caruso. Regia Nicola Pistoia – aiuto regia Giulia Serrano. Scena Francesco Montanaro. Costumi Isabella Rizza. Light design Marco Laudando. Luci e fonica Michele Triestino.Foto Barbara Ledda.
teatro@cometa.org

www.cometa.org


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