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Referendum del 12 giugno 2022: i 5 quesiti

Si voterà nella sola giornata di domenica dalle 7 alle 23

Il 16 febbraio 2022  la Corte Costituzionale si era espressa sulle richieste di ammissibilità dei diversi quesiti presentati (8 in tutto) e si era pronunciata per l’inammissibilità di 3 quesiti: quello sulla liberalizzazione della cannabis, quello sull’eutanasia e quello sulla responsabilità civile dei magistrati, che a parere dei più costituivano probabilmente i 3 quesiti di maggiore interesse, mantenendo in vita 5 quesiti probabilmente considerati meno “appetibili” per l’elettore medio – poiché considerati molto tecnici – per i quali il rischio del non raggiungimento del quorum del 50%+1 necessario per la loro validità appare sicuramente un ostacolo concreto per i comitati referendari.

Cerchiamo però di spiegare su cosa saremo chiamati a pronunciarci, ricordando che si vota nella sola giornata di domenica 12 giugno, dalle 7 alle 23.

Quesito numero 1: Cancellazione della Legge Severino (scheda di colore rosso)

In base alla legge 190 del 6/11/2012 (più nota come “Legge Severino”) alle persone condannate in via definitiva a più di 2 anni di carcere per reati di corruzione, concussione, collaborazione con la criminalità organizzata o organizzazioni terroristiche e per delitti non colposi con pene dai 4 anni in su è vietata la candidatura e l’eleggibilità a qualunque carica pubblica.
Inoltre, la stessa legge prevede la sospensione della carica per 18 mesi in caso di condanne non definitive o la decadenza in caso di condanna definitiva.

Il quesito presentato chiede di eliminare l’automatismo previsto dalla norma, lasciando invece la decisione ai giudici caso per caso.

In caso di vittoria del “SI” anche i condannati per reati gravi potranno concorrere per le cariche pubbliche, salvo diversa indicazione del giudice che deciderà se applicare o meno la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Quesito numero 2: Limitazione delle misure cautelari (scheda di colore arancione)

In base al quesito presentato, si richiede agli elettori di riformare il sistema della custodia cautelare (art. 274 del codice di procedura penale), che ricordiamo essere una misura preventiva applicata per limitare la libertà a un imputato durante un processo, in caso di pericolo di fuga, inquinamento delle prove o di reiterazione dei reati come delitti personali o legati alla criminalità organizzata.

Votando “SI”, si chiede quindi di eliminare la custodia preventiva in caso di pericolo di reiterazione del reato per i delitti che prevedono un massimo di 5 anni di carcerazione (o 4 in caso di arresti domiciliari).

L’idea del quesito nasce da una considerazione, ossia che negli anni la carcerazione preventiva sia stata utilizzata ben oltre il necessario, costituendo quindi un problema reale, anche se però va ricordato che per alcune categorie di reati che verrebbero ad essere esclusi dalla custodia cautelare (ad esempio lo stalking, la truffa, o alcuni tipi di reati fiscali e finanziari) il pericolo di reiterazione del reato potrebbe costituire un rischio obiettivo.

Quesito numero 3: Separazione delle funzioni dei magistrati (scheda di colore giallo)

Attualmente i magistrati del settore penale si suddividono in due grandi categorie, quelli che svolgono funzioni “requirenti” (ossia i pubblici ministeri) e quelli che invece svolgono funzioni giudicanti (i giudici che pronunciano la sentenza).
In base all’ordinamento attuale, tutti i magistrati hanno la possibilità di cambiare funzione (massimo) quattro volte nel corso della loro carriera, e passare dalla funzione di Pubblico Ministero a quella di giudicante e/o viceversa.

Secondo i promotori del referendum, tale sistema creerebbe una commistione troppo stretta tra la pubblica accusa ed il magistrato giudicante, e si rende necessario impedire che possa avvenire questo scambio di funzioni che crea uno squilibrio troppo ampio tra accusa e giudizio da una parte e difesa dall’altra.
Va comunque ricordato che, in caso di vittoria del “NO” (o di non raggiungimento del quorum) comunque il sistema prevedrebbe in ogni caso un cambiamento rispetto alla vecchia normativa, poiché l’art 12 del testo sulla riforma della giustizia (“Riforma Cartabia”) va nella direzione della diminuzione drastica di tali spostamento, riducendo i passaggi ammessi da 4 a 1.

Quesito numero 4: Partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e dei consigli giudiziari (scheda di colore grigio)

Con il quesito si chiede che la valutazione sui magistrati possa avvenire anche da parte di altre figure di esperti nella materia giuridica (es. avvocati ma anche professori universitari di materie giuridiche), oltre che dai soli appartenenti alla magistratura.
Attualmente infatti, la valutazione sull’operato e sulla professionalità dei magistrati avviene da parte del CSM sulla base di valutazioni poste in essere dai Consigli giudiziari, nei quali decidono solo i membri facenti parte della magistratura.

In caso di vittoria del “SI” dunque, si estenderebbe anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione dei magistrati.

Quesito numero 5: Abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura (scheda di colore verde)

Si chiede l’abrogazione della Legge 195 del 24/03/1958 (“Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura”) nella parte che prevede l’obbligo di raccogliere da 25 a 50 firme per potersi candidare come membri del Consiglio Superiore della Magistratura (che ricordiamo essere l’organo di autogoverno della magistratura).

Votando “SI” si tornerebbe al dettato originale della legge del 1958, secondo la quale tutti i magistrati in servizio potevano proporsi come membri del CSM, presentando semplicemente la propria candidatura senza un numero predefinito di firme di sostegno.

Il quesito nasce a seguito della volontà di porre un freno al sistema delle correnti nella magistratura, finito nell’occhio del ciclone dopo lo scoppio del cd. “Caso Palamara“, che ha riguardato le nomine dei vertici delle Procure, consentendo a qualsiasi magistrato di potersi autocandidare senza il necessario sostegno di una cordata o corrente.

Ringraziamo l’avvocato Federico Guidoni dell’omonimo studio legale.

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