I sapori della cucina romana alla Taverna Alessandrina

In viale Alessandrino 435 nella storica trattoria di Massimiliano e Pierluigi Luciani
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 18 Ottobre 2012

La Taverna Alessandrina in viale Alessandrino 435, che ha proseguito l’attività della precedente Taverna Romagnola (attiva negli anni 1920-1925) è senz’altro un luogo che potrebbe meglio di ogni altro raccontare la storia di una borgata, ad un certo punto diventata un quartiere di Roma. Da qui sono passati molti dei suoi abitanti per festeggiare in un clima conviviale, e con piena soddisfazione, le varie ricorrenze festose. 

I titolari attuali della struttura cono i fratelli Luciani, Massimiliano e Pierluigi, con il quale converseremo.

Pierluigi, ci racconti in breve la storia di questa antica Taverna?

La storia di quest’attività, per quello che riguarda la nostra famiglia inizia nel 1962 quando mio padre Ennio con suo fratello Angelo (di origine ciociara) aiutati dalle rispettive mogli rilevarono quella che un tempo era la Taverna Romagnola, nome che deriva dalle origini romagnole dei vecchi gestori.

Come si presentava?

Come un’osteria con annessa cucina, dove ci si incontrava soprattutto per giocare a carte e bere del vino: una sorta di circolo per gli anziani ante litteram.

E poi?

Circa diciassette anni fa quando abbiamo rilevato la taverna io e mio fratello l’abbiamo ridenominata Taverna Alessandrina, conferendo un altro tono al locale che da allora è diventato un piccolo ristorante con pizzeria.

Con quanti coperti?

Riusciamo a servire circa 70-80 coperti ospitando compleanni e piccole cerimonie. La nostra clientela comprende per un 80% gli abitanti quartiere e zone limitrofe come Centocelle, Tor Tre Teste e Torre Maura, ma abbiamo anche dei clienti che vengono da fuori consigliati magari da amici dell”Alessandrino.

Quali sono le vostre specialità?

Offriamo una cucina varia che spazia dai classici piatti della cucina casareccia come matriciana, carbonara, gricia, cacio e pepe a secondi di carne o pesce. Con grande rammarico, a causa dei problemi derivati dalla "mucca pazza", siamo stati costretti a tralasciare alcuni piatti classici della cucina romana per quanto riguarda i secondi di carne.

Quali le ragioni e il segreto del successo della Taverna?

Una gestione oculata caratterizzata da un buon rapporto tra spese e incassi e, cosa importantissima, da un buon rapporto qualità e prezzo. Confrontando i prezzi con altri piccoli ristoranti ho potuto osservare che il nostro locale è abbastanza economico. E a ciò si aggiunga la vasta scelta che diamo ai nostri clienti.

Come ricorda il quartiere al momento della fondazione della ditta?

Quando ero piccolo ricordo che, di fronte al ristorante, era quasi tutta campagna. Mi divertivo a giocare a pallone con gli amici. Esisteva solo viale Alessandrino l”unica strada asfaltata, molto più stretta di adesso. Questa zona veniva ancora definita Borgata Alessandrina; in seguito è divenuto un vero e proprio quartiere.

Come sono cambiati i comportamenti dei clienti?

La clientela si è evoluta diventando più signorile e esigente di un tempo. Prima avevamo come clienti persone alla buona, per lo più operai di cantieri. Mentre adesso abbiamo il bancario che viene da noi per la pausa pranzo oppure l’uomo d’affari del nord che viene per gustare l’autentica cucina romana.

E gli stranieri come si rapportano con le nostre specialità gastronomiche?

Possiamo dire che la nostra cucina viene apprezzata anche dai clienti stranieri residenti a Roma in particolare dai sud-americani, dai moldavi e romeni che vengono spesso a pranzare o a cenare da noi.

Come si manifesta a tavola l’attuale situazione di crisi?

La crisi per ora non si avverte con crudezza (del resto i nostri sono prezzi non proibitivi) e per fortuna ancora la gente può permettersi una pizza il sabato sera. Ma durante la settimana il lavoro è fiacco, cosa anche questa che rientra nella norma, e infatti rispetto al week end subiamo un crollo durante i giorni feriali.

Quali suggerimenti si sentirebbe di dare al governo?

Il governo deve essere più attento alle esigenze del cittadino in un periodo di crisi come quello che attraversiamo, avendo una maggiore considerazione dei problemi con i quali le famiglie sono alle prese. E ci dispiace di essere sempre considerati come gli evasori ai massimi livelli. Perché non si dà seriamente la caccia agli evasori totali? E a quelle categorie che lavorano totalmente o quasi in nero?

E al Municipio?

Per quanto riguarda il quartiere sarebbe bello avere un centro culturale dove artisti della zona potessero esporre le loro opere o magari un cinema. Abbiamo il Teatro Quarticciolo ma comunque non è all’interno del nostro quartiere e funziona in maniera discontinua. Personalmente per troncare il quotidiano tran tran casa e bottega quando sono libero frequento altri quartieri che sono provvisti di questi servizi culturali.


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