I simboli, il cuore, le ruspe e….Little Big Horn

Lettera aperta del consigliere municipale Stefano Veglianti sulla demolizione di un pezzo di storia di Villa Gordiani
Stefano Veglianti - 13 Luglio 2019

È infine è accaduto, non ce l’hanno proprio fatta a tenere a freno la loro bulimica necessità di distruggere e demolire. Quello che una volta era il campo di calcio di Villa dei Gordiani oggi è solo un cumulo di macerie.

L’ultimo simbolo di un calcio popolare nel quale fin dal 1956 i cittadini di Villa Gordiani si identificavano, è stato cancellato e con esso è stata cancellata un pezzo della storia e della memoria collettiva di nonni, padri, madri e figli che la domenica si davano appuntamento per andare a vedere la partita dei loro ragazzi.

A nulla sono valsi gli sforzi dei ragazzi di Villa Gordiani, i quali volevano promuovere un progetto socio-sportivo che finalmente avrebbe riportato questa disciplina sportiva alla “giusta” funzione sociale con costi accessibili per le famiglie (250-300 euro l’anno contro le 700-1000 euro l’anno delle altre strutture sportive comunali).

A nulla sono servite le mie mozioni, interrogazioni, i confronti in Commissione a persuaderli dell’errore che stavano compiendo, né hanno ritenuto utile ascoltare i cittadini accorsi alla seduta consiliare convocata sul tema qualche settimana fa.

La loro risposta è  stato uno spiegamento di forze dell’ordine che nemmeno nel ’77 durante le manifestazioni dell’Autonomia Operaia si erano mai viste.

Niente, la marcia era innestata e come James Dean nella folle e fatale corsa in ‘Gioventù bruciata’, hanno spinto sull’acceleratore fino al tragico finale fuori dal Planetarium.

Tutto si è consumato nell’arco di una mattinata, dopo che il Presidente del Municipio … Colonnello Armstrong Custer Boccuzzi ha dato l’ordine  al V pentacavalleggeri di “caricare”, felici che tutto fosse ridotto in macerie per poter finalmente emettere forte il loro grido: Vaffanculo!!!!

Ieri sera, passando davanti alla macerie del campo, ad un tratto mi è  sembrato di risentire le grida, gli applausi i cori che la mattina si mescolavano con il suono delle campane durante le partite domenicali, poi mi è sembrato di riascoltare le note di Loredana Bertè, Vasco Rossi, Zucchero, Luca Carboni, gli Stadio, i Nomadi…. Pierangelo Bertoli e dei tanti artisti che all’interno di quell’area hanno suonato nelle mitiche Feste de’ l’Unità.

Cosi come mi è parso di vedere le figure di Berlinguer, Pajetta, Petroselli, Nicolini e ascoltare le dolci parole di Ingrao che voleva la luna per sé e per gli ultimi di questo mondo.

Mi piace pensare che, così come è avvenuto a me, ciò accada anche a tutti i cittadini che come il sottoscritto hanno vissuto quelle emozioni, quegli anni. Sarebbe il primo segnale di una ripartenza collettiva, la prima scintilla di una nuova stagione di riscatto, proprio ripartendo da quei simboli ridotti in macerie, ma di cui le nostre esistenze si sono nutrite. Lo dico cosciente di appartenere ad una parte politica che in questi ultimi decenni di simboli e nomi ne ha cambiati fin troppi, che troppo frettolosamente ha dismesso quelli passati non sostituendoli con altri altrettanto “potenti”. I simboli e i nomi sono importanti e il cuore, come canta Guccini in una famosa canzone, ne è pieno.

Roma merita di più. Questo Municipio merita di più. A settembre diamoci appuntamento noi tutti che non vogliamo demolire, ma rigenerare, noi che vogliamo bene a Roma e a questo nostro Municipio, noi che non ci accontentiamo mai.

Stefano Veglianti


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