Il cacciatore di aquiloni

Tratto dal celebre romanzo di Khaled Hosseini, un film di Marc Forster
di A.M. - 4 Giugno 2008

In una Kabul degli anni 70 due storie si intrecciano. Quella di Amir ed Hassan, due bambini uniti da un forte legame d’amicizia. Amir (interpretato da Homayoun Ershadi), figlio di Baba ama scrivere e raccontare storie ma non è dotato della virtù del coraggio propria di Hassan, figlio del suo servitore.
Amir soffre molte la stima e l’affetto che suo padre prova nei confronti di Hassan e proprio nel giorno del suo trionfo, quando vittorioso ad una gara di aquiloni, assiste ad un abuso nei confronti del suo giovane amico Hassan, rimane inerte e acquista consapevolezza della sua vigliaccheria.
Si allontanerà presto dal suo amico (vile sarà anche il pretesto del il distacco), spinto dai sensi di colpa per non essere corso in suo aiuto come lui, al contrario, certamente, avrebbe fatto.
Arriva l’invasione sovietiva e Amir e suo padre fuggono in America.

Passano gli anni e Amir diventa un uomo. Dopo aver conseguito la laurea ed aver sposato la giovane Soraya realizza il suo sogno di diventare  scrittore. Ma, in un’ apparente tranquillità, qualcosa dal suo passato torna per non far dimenticare ad Amir le ombre dell’ infanzia. In Pakistan, un vecchio amico del padre, gli racconta una triste storia. Hassan è stato ucciso dai Talebani insieme alla moglie. E il figlio (Sohrab) è rimasto, solo, in un orfanotrofio. Amir, all’inizio, non capisce perchè dovrebbe essere così direttamente coinvolto, finchè viene a scoprire una dolce e amara verità. Hassan era suo fratello. Il figlio nato dal rapporto tra il padre ed una serva. Amir, ora, ha la possibilità di riscattarsi. Di perdonare a se stesso la mancanza di quel coraggio che, in passato, ha impedito di difendere il suo stesso sangue. Un fardello di cui, ancora, non riesce a liberarsi.
Partirà così per Kabul, una terra completamente cambiata, sotto l’egemonia dei Talebani e priva di ogni tipo di diritto. Affronterà i fantasmi del passato per strappare il giovane nipote, orfano di Hassan, dagli abusi di alcuni infami. E’ con l’ascesa in cielo di un aquilone che termina il film. Ora Amir è leggero come quell’aquilone. E quel volo lo dedica al suo vecchio amico e fratello. Retroscena psicologici, metafore esistenziali come il volo degli aquiloni (sport nazionale di Kabul), ed una ricostruzione storica ed ambientale a regola d’arte. Lacrime ed introspezione. Un film da vedere, come avrebbe detto Hassan “un milione di volte”.


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