Divergent: scontro tra gruppi sociali in una Chicago post-apocalittica

Nelle sale dal 3 aprile il nuovo film futuristico di Neil Brugger, dal romanzo di Veronica Roth
Giovanni Verardi - 27 Marzo 2014

In una Chicago del futuro, chiusa da una barriera altissima ed elettrificata, isolata dalla devastazione che la circonda, gli abitanti della città sembrano vivere in un’apparente calma, felici di essere sopravvissuti alle guerre che hanno scosso il resto del pianeta, lasciandolo in un tetro scenario post-apocalittico. La città si è salvata e si è data un’autorganizzazione socio-politica, basata sulla suddivisione in gruppi. Gli Abneganti sono un gruppo sobrio e modesto, sempre altruisti, gli Intrepidi sono coloro i quali affrontano ogni sfida senza paura, gli Eruditi sono caratterizzati da spiccato intelletto e curiosità, i Pacifici sono una sorta di agricoltori hippies che vivono serenamente del loro lavoro, i Candidi sono i difensori della verità, sempre pronti a parlare apertamente, e gli Esclusi infine sono le persone che vivono ai margini della società e al di fuori delle fazioni, vagabondando senza meta. La classe sociale che amministra la città è quella degli Abneganti, ma gli Eruditi tramano sottotraccia per ottenere il posto di comando.

Nella perfetta organizzazione della città rientra anche lo svolgimento ogni anno di una sorta di test di appartenenza alle fazioni, che deve essere svolto dai ragazzi che, raggiunta l’età giusta, escono dal proprio nucleo familiare. Una macchina consente di proiettare il soggetto testato in una realtà immaginaria e le scelte che lì opera diranno con certezza a quale fazione apparterrà. Per Tris Prior, tuttavia, ragazza di famiglia abnegante, il test non consentirà alcuna allocazione a nessuno dei gruppi…

“Divergent” è un film di Neil Burger (regista di Interview with the Assassin, L’illusionista, Un viaggio inaspettato e Limitless) tratto dall’omonimo libro di Veronica Roth (il primo di una trilogia), autrice che con quel romanzo è stata candidata al premio “Miglior libro dell’anno 2011” da NPR e Barnes&Nobles. Il film si colloca a metà tra il genere futuristico e quello d’azione, dal ritmo alto e con molti effetti speciali. Le ricostruzioni sceniche sono spesso accattivanti e in sintonia con la frequenza narrativa: una Chicago post-apocalittica sicuramente ricca di fascino. Accuratissima inoltre la scelta dei costumi, che evidenzia un’importante ricerca dei dettagli. La storia ruota intorno a Tris, giovane alla ricerca della propria “identità sociale”, condannata a rimanere una Divergente, ovvero non potrà mai appartenere ad alcuna classe sociale. Ne nascono pochi di Divergenti, lei è una dei pochi. Questo status la porterà, come tutti i Divergenti, ad essere considerata una minaccia per l’equilibrio sistemico tra le classi (che sembrano richiamare spesso le lobbies e le confraternite a stelle e strisce), in particolare per chi brama di ottenere il potere senza condizioni e senza obiezioni. Il file rouge, insomma, è la paura della diversità da parte di chi vuol mantenere l’”ordine costituito”. È questa la metafora, in definitiva, intorno alla quale si impernia il film.

“Divergent” è un film che trova la sua collocazione naturale nell’ambito dei film d’azione hollywoodiani di matrice classica, indirizzati anche a un pubblico teen. Non ha grandi picchi di espressività artistica, ma si mantiene su una linea di progressione che va incontro alle tradizionali aspettative rispetto a pellicole di tale genere. Buoni effetti speciali, buona colonna sonora, ritmo quasi sempre thrilling. Sotto la media invece il profilo narrativo e la recitazione. Montaggio e sceneggiatura difettano di brillantezza. Al film “Divergent” seguiranno nel 2015 “Insurgent”, dal secondo libro della Roth, e nel 2016 “Allegiant”, dal terzo romanzo della trilogia.


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