Il caso Moro e la forza della memoria

All’Ambra Jovinelli il quartetto Polchi, Augias, Bonacelli e Ferrara alle prese con il più tragico “processo” italiano

Doloroso ricordare la follia brigatista che nel maggio del ’78 spense la vita di Aldo Moro, dell’uomo, si dirà, più che dello statista democristiano, fautore del compromesso storico con l’allora partito comunista di Berlinguer. Doloroso ma tuttora necessario in tempi di oblio, come testimonia lo spettacolo Aldo Moro – una tragedia italiana (al Teatro Ambra Jovinelli fino al 15 febbraio) con Paolo Bonacelli, scritto da Vladimiro Polchi e Corrado Augias per la regia di Giorgio Ferrara. Un lavoro che nasce dalla collaborazione ormai collaudata di queste quattro grandi personalità, che hanno già realizzato insieme una trilogia di grande successo (Processo a Caio Giulio Cesare, Processo a Nerone, Processo a Tiberio), che ora propongono questa che definiscono «una tragedia doppia, per la vita degli uomini assassinati e per quella lunga prigionia conclusa con la morte di uomo di valore».

Una messinscena scabra, di essenziale durezza, che ripercorre la cronaca del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra attraverso le lettere, i documenti, le immagini d’archivio, i commenti, i punti di vista, la ricostruzione dei fatti fino al drammatico epilogo.
In scena due corpi-voce, l’uno narrante di Lorenzo Amato, l’altro roco e graffiante di Paolo Bonacelli, per mezzo del quale rivivono le più commosse lettere scritte da Moro durante la reclusione nella prigione del Popolo. La performance scenica è una commistione degli appelli nel vuoto del Presidente della DC e dei brani tratti dall’indimenticabile Affaire Moro di Sciascia, che drammaticamente mise in luce aporie e dubbi di quella macabra pagina della storia italiana, in continuo ed onirico dialogo in dissolvenza con le immagini di repertorio di quei giorni ed alcune significative sequenze di Buongiorno, notte, la pellicola che, con commoventi effetti di straniamento, Marco Bellocchio dedicò alla tragedia.

Uno spettacolo, questo, che forse aggiunge poco a quanto è stato già detto e visto sul caso Moro, precipitandoci qui e là in dèja vu decisamente angoscianti, ma dove il potere precipuo del teatro sembra temere di incarnare la propria forza, mascherandosi dietro il velo schermante delle immagini; un testo che finisce per gettare, se fosse possibile, ancora più ombre e incertezze sulla dinamica della vicenda, al di là di quanto gli autori Polchi e Augias avessero inteso fare onorando la “resistenza” al ricatto da parte dello Stato italiano; un progetto, però, che si concreta alla fine in un vitale esercizio di memoria per le nuove generazioni, cui non si può passare il testimone evitando che riflettano e ritornino coscientemente su quanto è avvenuto, su quanto è stato perduto della nostra innocenza in quell’oscura primavera del 1978.

Teatro Ambra Jovinelli
Via Guglielmo Pepe, 43/47 – Roma
Tel. 06 4434.0262
Fax. 06 4461.803

Ufficio promozione
Bruna Benvegnù – Filippa Piazza
Tel. 06 4440643
promozione@ambrajovinelli.com

Ufficio stampa
Marzia Spanu
tel. 06.492715210 cell.3356947068
marziaspanu@ambrajovinelli.com

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento