

In programmazione al Nuovo Cinema Aquila fino al 3 settembre
Un film no budget, senza pretese, senza autore. “Senza pace” è un film collegiale nato dalla condivisione di idee e di esperienze di vita di un gruppo di amici che si riuniscono al Forte Fanfulla, nel quartiere del Pigneto a Roma. Ed è proprio nel capannone del Forte, fulcro della movida del quartiere che si è sviluppato il progetto del film.
“Senza pace” è la storia di Lorenzo, cinquantenne con la passione per la pittura che si mantiene facendo il pony express, e di Lena incontrata di notte in un locale. Tra i due nasce una relazione molto lentamente, ma finisce nel giro di pochi mesi tra gli aperitivi e le serate nel quartiere del Pigneto. La pellicola sarà in programmazione al Nuovo Cinema Aquila fino al 3 settembre con un doppio appuntamento serale, alle ore 20.30 e alle 22.30.
Abbiamo incontrato proprio al Forte Fanfulla il gruppo di Cinematografo Poverania e gli attori protagonisti Max Pica e Roberta Bizzini.
Com’è nato il progetto del film?
Il progetto nasce intorno ad un’idea quella di completare la Trilogia del fallimento. Bios e La grata affrontavano i fallimenti delle relazioni sociali, in Senza pace volevamo indagare il fallimento dei rapporti interpersonali. Abbiamo abbozzato una sceneggiatura, o meglio, una scaletta e poi di volta in volta, durante le scene, ci venivano le battute insieme agli attori e le registravamo. Oppure venivano rubate nei bar e nelle trattorie che frequentiamo. Il desiderio di sperimentare con il digitale è stato l’input maggiore ed attorno a questa idea centrale si è sviluppato tutto il progetto.
Perché avete scelto proprio il Pigneto come ambientazione?
Non è stata una scelta vera e propria. Il Pigneto lo viviamo, lo frequentiamo, qualcuno ci abita… In realtà poteva essere tranquillamente girato in qualsiasi altro posto di Roma, diciamo che è stata una scelta di comodo. Intanto perché il Forte Fanfulla metteva a disposizione i suoi spazi e poi le persone che volevano partecipare a questo progetto collegiale sono, chi più chi meno, tutte lì. La tecnica che abbiamo usato, e cioè, quella del green screen, potrebbe tranquillamente prestarsi al gioco di cambiare fondali e per magia potremmo ritrovarci in un barrio a Barcellona, o a Neukoln o a Park Slopes… Insomma, il posto non è importante: ovunque si faccia vita di quartiere, le dinamiche che animano i rapporti tra persone ci sembra siano le stesse. Uno slogan del film recita, infatti, ” tutto il mondo è quartiere”.
Che motivazioni ci sono dietro la scelta di girare il film in bianco e nero e con una macchina digitale?
La poesia e la libertà di farla. Il cinema poetico non esiste più, ha ceduto il passo al cinema di narrazione. In Italia, perlomeno, questo tipo di cinema sembra sia morto con Fellini. E così, il reale irrompe sugli schermi, come la televisione nelle case. L’imperativo categorico di questo momento sembra sia quello per cui il cinema debba far prendere coscienza, ma alcuni spettatori in sala vorrebbero perderla la coscienza, rilassarsi sulla poltrona, al buio, e intraprendere quel viaggio avventuroso e magico, che è ,forse, la natura stessa di un film. E a questo tipo di spettatori ci rivolgiamo. Il digitale permette tutto ciò: non è costoso, se non in termini di lavoro, ed è un’estetica ancora da formare, una terra da esplorare, insomma è l’estetica della nostra contemporaneità.
Oltre ai già conosciuti Roberta Bizzini e Max Pica chi sono gli altri interpreti?
Fabio Collepiccolo, Giorgio Carugno, Maria Zamponi, Eva Milella, Piero Martorio, sono attori con un’esperienza di teatro alle spalle.
Ci sono attori presi dalla strada?
Una montagna di amici che si volevano cimentare davanti ad una macchina da presa: grande delusione, per loro! Quando venivano sul nostro set scarno, composto da due lampade da cantiere, un cavalletto cinese e una macchinetta fotografica digitale, ci guardavano come fossimo alieni!
Cosa sta a significare il titolo “Senza pace”?
Nasce dall’ idea di fotografia disturbata, antiestetica, che non rilassa. Siamo circondati dalla fotografia laccata, manieristica, con la composizione sempre perfettamente bilanciata, un ritmo interno rigoroso, le luci ineccepibili. Eppure quella roba lì, almeno su di noi, non fa più “presa”, perché è un tranquillante, un modo per dirti: stai calmo, vediti il film, sarà indolore.
Di solito non è mai così. Senza Pace è il formicolio costante della sotto esposizione; è la nebbiolina digitale che rimanda all’immagine delle città affollatissime, che brulicano di umanità; Senza Pace, per concludere, sono i personaggi che affollano questa storia, che non regala insegnamenti, ma solo dubbi, e nei dubbi permanenti, a volte, se abbiamo occhi belli, ci si può trovare la serenità.
Max, com’è nato il sodalizio artistico con Cinematografo Poverania?
Ho conosciuto Fabio vent’anni fa mentre ero al lavoro al Bar del Fico. La nostra collaborazione artistica è nata per amicizia condividendo la stessa passione per il cinema. Nel 2007 mi ha proposto di recitare in “Bios” e poi ne “La Grata” nel 2009 dove non ho fatto la parte del protagonista ma solo un monologo perché ero molto impegnato con il lavoro. Prima di Bios , nel 2002 ho fatto un piccola parte al cinema ne “Il Ronzio delle mosche” di Dario D’Ambrosi.
Roberta, parlaci di Lena, il tuo personaggio e del perché hai scelto di interpretarlo?
Sono stata molto fortunata perché nel periodo in cui è stato realizzato il film, ero sofferente per amore perciò è stato più semplice per me interpretare il personaggio di Lena. Lena è una ragazza triste, sempre alla ricerca di qualcosa ma non sa neanche lei cosa vuole, è senza pace. C’è qualcosa che manca dentro di lei , si sente insoddisfatta, prova ad avvicinarsi a delle persone per colmare questo vuoto, ma poi finisce per incontrare delle persone che non c’entrano niente con lei. Io in quel periodo ero in una situazione così dolorosa che prestare i miei sentimenti al personaggio è stato terapeutico.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Entro un anno voglio lavorare come attrice. Prossimamente avrò un ruolo all’interno di un thriller psicologico con Marco Bocci e a novembre a teatro nello spettacolo “ Quel pasticciaccio brutto di Via Merulana”, oltre che nella nuova serie di Squadra Antimafia 5.
Davvero complimenti e un grosso in bocca al lupo al Cinematografo Poverania!
Il trailer del film: http://www.youtube.com/watch?v=oP2tbnPjpvo
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