

Fatti e misfatti di aprile 2013
Il compenso misterioso dei “5 stelle”
“Ma insomma – vanno chiedendosi sempre più numerosi, su “Facebook”, amici e nemici di Beppe Grillo – quanto decideranno di mettersi in tasca i parlamentari “5 stelle”? Duemila e 500 euro al mese, come annunciato in campagna elettorale, o seimila euro al mese, se non di più, come sta girando autorevole voce?”
Un momento di pazienza, per favore. C’è soltanto da attendere che Beppe l’urlatore e tutti i suoi eletti si radunino per decidere. Questione di pochi giorni: il tempo di scegliere un altro sito misterioso e inaccessibile a umane presenze estranee. Come – tanto per dire – la Cittadella di gallerie nel sottosuolo di Torino, il Teatro anatomico dell’Archiginnasio di Bologna, Palazzo La Rocca a Ragusa. Con il pranzo al sacco. Forse.
Importanze ed urgenze
“Da più di quaranta giorni si sta discutendo sul prezzo del caffè alla “buvette” di Montecitorio – si è adirato Maurizio Marchesini, presidente di Confindustria dell’Emilia Romagna – e intanto, intorno, ci casca il mondo e si stanno perdendo preziose occasioni di sviluppo e di ripresa nel Paese”.
Ma benedetto Maurizio Marchesini. Vuol mettere quanto il prezzo del caffé alla “bouvette” di Montecitorio continui ad essere, per la maggior parte dei parlamentari, più importante ed urgente della ripresa e dello sviluppo del Paese?
Da Aosta a Palermo: cambio di treno per Ingroia
“Il Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta – si è saputo – ha incontrato al bar, per un caffé, il magistrato e “leader” di “Rivoluzione civile”, Antonio Ingroia, per proporgli di andare a dirigere la società per azioni, controllata dalla Regione, che si occupa di riscuotere le imposte nell’isola”.
Il magistrato e “leader” di “Rivoluzione civile” Antonio Ingroia – secondo voci di ottima fonte – avrebbe accettato la proposta con grandissimo entusiasmo. E c’è da capirlo: vuoi mettere il freddo e la neve di Aosta, là dove il Consiglio superiore della magistratura ha deciso di spedirlo dopo la sua “trombatura elettorale”, e il clima sereno e tiepido della sua natìa Sicilia propostagli dal Governatore Crocetta? Nemmeno a pensarci un secondo. Di qui a qualche giorno, così, i siciliani si troveranno a fare i conti con un implacabile magistrato esattore. Il quale intanto, in attesa della nomina ufficiale, il caffé, al bar con Rosario, l’ha voluto pagare lui. Con il massimo del sorriso che gli è consentito dalla sua faccia perennemente mesta.
“Sick pay review”
“Quest’anno – ha messo nero su bianco l’Inps per cercare di recuperare qualche altra decina di milioni – i medici fiscali, i quali vanno a verificare i motivi di assenza per malattia dei lavoratori, dovranno tagliare il 3%, rispetto al 2012, i giorni di prognosi”.
Ma – ecco il punto – il 3% per ciascun caso o il 3% di media? Nel senso che la prognosi del medico di famiglia verrebbe sempre e comunque limitata oppure nel senso che in alcuni casi verrebbe lasciata integra e in altri, ove il caso, verrebbe limitata, magari, anche per una percentuale maggiore? Tutto in modo e maniera, comunque, che i conti del fissato risparmio alla fine tornino? Una prevista riduzione di spesa, in ogni caso, più sulla base di un calcolo ragionieristico che di una diagnosi medica. E nemmeno si trattasse di qualcosa come un freddo e rigoroso rapporto deficit-prodotto interno lordo così come tanto piace a Bruxelles. Fino ad oggi, per carità, un certo numero di lavoratori – con la complicità dei loro medici – indubbiamente ci ha “marciato” e qualcuno, addirittura, ha spedito certificati di malattia senza avere neppure un leggero raffreddore. Ma di qui a tagliare, magari a “chi colgo colgo”, attenti più ai numeri che alle persone, oltretutto con una generalizzata sfiducia nei confronti dei medici di famiglia, beh, forse l’Inps avrebbe potuto trovare una soluzione migliore per tutelarsi dalle vere frodi. Così, però, non è stato. E n’è sortita una originale “spending review” più propriamente definibile “sick pay spending” (revisione dell’assenza dal lavoro retribuita per malattia). Tanto di moda, certo, con i Governi tecnici. Ma frutto di incompetenza o di cinismo?
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