

Fatti e misfatti di luglio 2013
Il “diktat” di Beppe al Capo dello Stato
“Napolitano vada in televisione in prima serata, parli alla Nazione, dica la verità sull’attuale situazione, sciolga il Parlamento – ha scritto Beppe Grillo sul suo “blog” – e, comunque, chiedo un incontro con lui”.
Tra i doveri istituzionali del Capo dello Stato c’è anche quello di seguire i consigli e di ricevere in udienza perfino i fuori di senno e di Costituzione? Se così, Beppe Grillo potrebbe avere qualche “numero” per salire al Quirinale. Ma c’è da esserne poco certi. Perché il comico “fuori di tutto” non si è accontentato di scrivere quello che ha scritto. Lo ha accompagnato con un fotomontaggio in cui, sulla prima pagina del “Corriere della sera”, si legge testualmente: “Le dimissioni di Letta. Grillo Capo del Governo. Napolitano assume il comando delle Forze Armate”. Qualcuno ha commentato: “Solo una provocazione”. Qualcun altro: “Quello che tutti gli italiani vorrebbero, ma che non osano dire”. Qualcun altro ancora: “Follìa pura”. Ognuno si scelga l’ipotesi che più gli piaccia.
Saccomanni vede rosa e Zanonato vede nero
“Dal prossimo settembre – ha rassicurato il Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni – partirà sicuramente la ripresa economica”.
A gelare ogni pur minimo entusiasmo, però, questa contemporanea dichiarazione del Ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato: “Siamo, ormai, al punto di non ritorno”. Ma, allora, il Ministro Saccomanni e il Ministro Zanonato non siedono nello stesso Governo? E se siedono – come siedono – nello stesso Governo, come accade che abbiano due visioni così clamorosamente divergenti? E, comunque, a quale delle due dovrebbero credere i sempre più perplessi italiani? Il “premier” Enrico Letta non farebbe male a dare allora lui, a questo punto, una interpretazione autentica della situazione attuale e futura della nostra economia. E magari, se può, anche a mettere un po’ di mordacchia a certi suoi Ministri troppo chiacchieroni e dalle idee troppo confuse.
Buonanotte al secchio
“Poiché l’onorevole Daniela Santanché – indicata fino all’ultimo, dal Pdl, a succedere, quale vicepresidente della Camera, a Maurizio Lupi – avrebbe rischiato, per alcune defezioni da sinistra e da destra, di non raggiungere i numeri necessari per l’elezione e di creare, di conseguenza, un problema non da poco, i capigruppo hanno pensato bene di rinviare la votazione a data da stabilirsi”.
Tipico, classico episodio dell’italica politica. Sopraggiunge un problema? Non è che se ne cerca subito la soluzione: la soluzione si rimanda. E buona notte al secchio.
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