Il Dono degli gnomi è a Centocelle in via dei Gelsi 19E

Una storia d'amore di due giovani innescata dal sacro fuoco della passione per l'artigianato
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 10 Ottobre 2012

Una storia d’amore di due giovani innescata dal sacro fuoco e dalla passione per l’artigianato. Questa è la sintesi del forte legame che unisce da anni Anna ed Emanuele (oggi genitori di due splendidi e solari figli: Claudio e Giammarco), fondatori nel 1984 della bottega "Il Dono degli gnomi", divenuti da semplici studenti virtuosi artigiani del cuoio.

Emanuele, come è iniziata la storia?

Tutto ebbe inizio con le prime creazioni fatte in casa e vendute avventurosamente nelle fiere paesane e cittadine sino ad arrivare, grazie alla loro crescente bravura e al passaparola dei clienti, a mettere in piedi la storica bottega di via dei Gelsi 19-E.

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(Emanuele Della Casa, solo smettendo a tratti il suo lavoro e tra un’operazione e l’altra, ci ci racconta la storia sua e di Anna, mentre intenso nell’aria aleggiava il penetrante profumo del cuoio lavorato). Come ha preso vita questa passione per la lavorazione del cuoio?

Osservando una coppia di amici, all’interno del gruppo che frequentavo con mia moglie Anna, lavorare il cuoio, in una maniera grezza poco curata. Così con un pizzico di presunzione decisi di cominciare a realizzare le mie prime opere. Con Anna realizzammo questa piccola targa (ce la mostra) per pubblicizzare la nostra attività, e la posizionammo nel bar sotto casa di mia madre in via Davide Campari a Tor Tre Teste.

E poi?

Da quel momento non ci fermammo più. Il nostro raggio di vendita era quello delle fiere. Scoprimmo che l’artigianato del cuoio era ovunque apprezzato e poi lavoravamo con le richieste che arrivavano per mezzo del passaparola.

Quando avete capito che eravate sulla strada giusta?

La svolta è arrivata con la partecipazione ad una fiera indetta dal Comune di Roma dal nome "Le mani sanno" a cui prendemmo parte, con tanto di prova d’esame. Ricordo che vendemmo tutto quello che avevamo esposto. Un successo insperato per noi. E così pensammo che la nostra comune passione poteva davvero diventare un’attività permanente.

Come sono stati gli inizi?

Sapendo che a Centocelle c’erano dei locali sfitti decidemmo di stabilirci in questo quartiere, che era ed è rimasto un luogo a misura d’uomo dove poter passeggiare a piedi e in bicicletta. I locali, gli stessi dove siamo ora, non erano proprio come appaiono oggi. Ma con molto lavoro siamo riusciti da soli a trasformarlo in un’accogliente bottega artigiana. La prima vetrina la realizzammo proprio la sera prima dell’inaugurazione, senza avere la minima idea di come la si potesse allestire, improvvisandoci come vetrinisti. Con molta timidezza, quasi vergogna, ci approcciavamo con i primi clienti in maniera maldestra. Ricordo che, alla richiesta di un cliente di confezionagli un pacco regalo, prendemmo un sacchetto di cartone simile a quello per la frutta e lo legammo con un laccio di cuoio con su il nome del negozio. Fortunatamente nonostante l’inesperienza in poco tempo arrivarono i primi risultati che ci incoraggiarono a proseguire.

E il segreto del vostro successo?

Sicuramente la passione e la cura che mettiamo nel lavoro e poi, fondamentale, il passaparola dei clienti. Raramente abbiamo fatto pubblicità, questo perché quando le persone incontrano l’artigianato, e ne hanno un’esperienza positiva,  difficilmente poi lo abbandonano. Ogni nostro oggetto viene creato con il fine di essere originale, anzi unico, arrivando alla rifinitura mediante pirografo, una marchiatura a caldo molto gradita dai clienti.

Come vivete in questo momento difficile di crisi generale?

Questo settore per fortuna non conosce crisi, le cose vanno ancora bene, lo dobbiamo proprio all’artigianato del cuoio da cui si ottengono sempre oggetti di uso quotidiano.

Consiglieresti ad un giovane di oggi la tua professione?

Certo che la consiglierei, purché egli fosse animato da grande passione, perché solo questa può far sì che la bottega non diventi una prigione.  


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