

Il comitato: "Sapeva della "sciagura" dei condomini misti". Lui nega: "Macchina del fango, cercavo casa dal 2020"
Il piano casa del Campidoglio procede, ma sul territorio lascia dietro di sé una scia di polemiche sempre più accese.
Mentre l’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri porta avanti l’acquisizione di oltre mille alloggi ex Enasarco destinati all’edilizia residenziale pubblica, nel quartiere Don Bosco la tensione è ormai alle stelle.
A far esplodere il caso è stata un’assemblea pubblica in viale Ciamarra, trasformata in poche ore in un confronto durissimo tra cittadini e istituzioni.
Nel mirino è finito il presidente del Municipio VII, Francesco Laddaga, accusato da un comitato di residenti di aver venduto la propria abitazione in anticipo, mettendosi al riparo dagli effetti del progetto sui cosiddetti “condomini misti”, dove convivranno proprietari privati e assegnatari ERP.
Secondo il “Movimento spontaneo 19 dicembre 25”, la decisione di cedere l’immobile sarebbe stata presa sulla base di informazioni riservate legate al piano del Comune.
A rendere il clima ancora più rovente, una frase attribuita al minisindaco – “Sono un padre intelligente” – che avrebbe motivato la scelta. Parole che Laddaga respinge con fermezza, parlando di una ricostruzione distorta e strumentale.
La sua versione dei fatti punta a smontare punto per punto le accuse. La ricerca di una nuova casa, spiega, sarebbe iniziata già anni prima dell’attuale mandato, per esigenze familiari.

Nel 2021, racconta, aveva anche versato un acconto per un immobile mai realizzato, per poi decidere solo nel 2025 di vendere l’appartamento e acquistarne un altro nello stesso quadrante.
Nessuna informazione privilegiata, insiste: al momento della vendita, non era ancora possibile sapere quali immobili sarebbero stati selezionati dal Comune.
Ma le spiegazioni non bastano a spegnere le polemiche. Le opposizioni incalzano. Da Fratelli d’Italia si chiede chiarezza sull’intera operazione, sollevando dubbi sull’opportunità politica della vicenda.
Sulla stessa linea la Lega, che attacca il progetto nel suo complesso e invita a sospendere le delibere, denunciando il rischio di ricadute sui residenti.
Intanto il Campidoglio va avanti: sono già stati avviati i primi rogiti, con un investimento significativo per l’acquisto degli immobili.
Parallelamente, però, cresce il fronte dei ricorsi al TAR, promossi da condomìni contrari all’inserimento di alloggi popolari negli stessi stabili.
Il nodo dei “condomini misti” resta il punto più delicato, destinato a finire al centro del confronto anche nelle sedi giudiziarie.
Nel frattempo, a Don Bosco il clima resta teso: tra assemblee affollate, accuse incrociate e timori per il futuro, il tema della casa torna a dividere profondamente la città, mettendo di fronte due esigenze difficili da conciliare – il diritto all’abitare e la difesa degli equilibri urbani esistenti.
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Laddaga già ai tempi dei palazzi senz’acqua nel VII Municipio era lo yesman di Gualtieri ed è evidentemente sostenuto dai voti di Luparelli & co, Spartaco, Bibulo e ASIA USB che sono su questo territorio, come la consigliera Municipale Rosa Ferraro vicina a SCE e responsabile PD x la casa, sostenitori dell’acquisto e assegnazione delle case Enasarco e INPS agli occupanti senza titolo numerosi a Don Bosco e Cinecittà Est ai quali già il minisindaco ha dato la residenza. Curioso che lo Sportello municipale per l’abitare sia stato affidato proprio ad un organismo vicino a Luparelli e Spartaco così potranno meglio reperire soggetti per nuove occupazioni e gestire anche le nuove assegnazioni. Inoltre c’è il progetto cittadino di chiusura di
Salviati con l’assegnazione di case in zona alle famiglie rom. Le persone legittimamente in graduatoria da anni e i nuovi sfrattati anche se fragili dovranno aspettare e accontentarsi delle poche case rimaste disponibili dalle occupazioni e dalle famiglie di Salviati.