Categorie: Mostre

Il grande ritorno di Modigliani a Roma

Dopo una lunga assenza le tele dell’artista livornese tornano nella capitale fino al 20 giugno

Torna a Roma, dopo 47 anni di assenza, l’arte di Amedeo Modigliani (1884-1920) in una grande mostra che è stata inaugurata il 24 febbraio al Vittoriano.

Sono un centinaio tra oli, disegni, sculture, acquerelli (alcuni mai esposte in Italia) le opere presenti in questa grande esposizione dedicata all’artista livornese dotato di una rara autonomia di linguaggio che, però, gli costò un successo giunto solo in seguito alla prematura morte, alla giovane età di trentacinque anni.

Il percorso espositivo racconta l’evoluzione artistica del pittore tra il 1906 ed il ’20, nella Parigi di inizio secolo e nell’ambito di quella Ecole de Paris che raggruppava le personalità più originali e trasgressive tra gli artisti di Montmartre e Montparnasse, dei quali Modigliani, (il suo soprannome, Modì, suona come il francese maudit , maledetto) bohemien, alcolizzato, drogato, violento  è indiscusso leader.
La retrospettiva promossa dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione si avvale dei prestiti di importanti musei internazionali. Le opere arrivano anche da importanti collezioni private tra le quali la Pinacoteca Giovanna e Marella Agnelli e la Collezione Buhrle di Zurigo.

Di Modigliani ricorrono anche i cento anni dall’arrivo a Parigi, avvenuto nel 1906, evento che segnò indelebilmente il suo animo e la sua arte. L’artista si stabilisce inizialmente a Montmartre, dove entra in contatto con il cromatismo dei Fauves che gli ispira il “ritratto di Joseph Lévi” e con la pittura di Cézanne che influenzerà “Il suonatore di violoncello” (uniche due opere in cui si possono cogliere citazioni di movimenti artistici, all’interno di una produzione, invece, sempre totalmente autonoma) una tela utilizzata dal pittore anche sul retro per un altro dipinto. Questa opera, che sintetizza la breve e difficile vita di Modigliani costretto dalla povertà al riutilizzo della tela, ha richiesto una particolare struttura espositiva come ha sottolineato il curatore della mostra del Vittoriano, Rudy Chiappini.

I primi anni francesi rappresentano anni di assestamento per il livornese; si dedica principalmente alla scultura, la sua arte prediletta che, a causa della malattia polmonare aggravata dalle polveri della pietra, deve infine abbandonare. È nel suo nuovo studio di Montparnasse che Modigliani inizia a ritrarre pittori, poeti, intellettuali, mercanti con il suo segno inconfondibile: lunghi colli sinuosi e volti allungati disegnati con tratto sottile, in un’apparente semplicità resa inquietante dalle orbite vuote, bianche, nere, azzurrine. In mostra, tra gli altri, gli splendidi ritratti di “Paul Guillame seduto”, di “Leopold Zborowski” e quello a matita su carta di “Jean Cocteau”. A spiccare, però, sono i ritratti femminili, quelli della vezzosa Lolotte, della lieve Renée, di Hanka Zborowski, di Luisa e di Jeanne Hébuterne, il grande amore della sua vita, la giovane studentessa di Belle Arti che volle togliersi la vita gettandosi dalla finestra, incinta di otto mesi, dopo la morte dell’artista.

Il linguaggio formale realmente innovativo e personale, che viene illustrato dalla mostra attraverso un articolato percorso cronologico innestato sulle tematiche fondamentali di un pittore che privilegia il ritratto e mette al centro dei suoi interessi speculativi la figura umana. Sia i ritratti che i nudi, realizzati nel 1916-17,  sono la  documentazione di un percorso attraverso la tormentata esistenza di un uomo inquieto, che riversa nei suoi quadri solitudine, tristezza, angoscia, passione senza speranza, ma anche la raffinata eleganza di un colto conoscitore della pittura classica e delle esperienze artistiche di amici straordinari.
Molte le figure femminili raffigurate in quegli anni, Anna Akhmatova, Lunia Czechowska, Beatrice Hastings,  in ritratti di stilizzata eleganza, dove la solidità della forma attua una sicura sintesi volumetrica e lineare in immagini piatte e corpose di decisa densità cromatica.

Mai, come la mostra evidenzia, seppure in un linguaggio fortemente materico e profondamente sensuale, specie nei grandi nudi, viene meno un composto senso estetico di derivazione manieristica e rinascimentale, espresso in linee raffinate ed in una sorta di nobiltà  dell’immagine di forte componente culturale ed intellettuale.

Sono presenti, tra i disegni, gli schizzi degli studi preparatori per le sculture eseguite negli anni 1910-13,  tra le quali si distingue la serie de Les Cariatides, opere di straordinaria modernità connotate da uno  spiccato minimalismo.

La mostra fornisce una visione dell’artista al di sopra degli stereotipi della storiografia comune, che lo ha spesso etichettato come personalità decadente e psicologicamente minata, per sottolinearne invece la grandezza artistica in senso assoluto.

Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.30; domenica 9.30 – 20.30
Biglietti: € 9,00 intero; € 7,00 ridotto.

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