Il IV Festival Internazionale di Giornalismo a Perugia

Si è concluso il 25 aprile a Perugia il IV Festival Internazionale di Giornalismo (International Journalism Festival), iniziato lo scorso 21 aprile.

L’agenda è stata fittissima di appuntamenti. Workshop, dibattiti, presentazioni di libri, proiezioni di documentari e premiazioni di prestigiosi riconoscimenti in ambito giornalistico hanno invaso il centro di Perugia e le sue incantevoli sale in palazzi d’epoca e teatri.

Il festival è nato nel 2006 per parlare di giornalismo, informazione, libertà di stampa e democrazia secondo il modello 2.0 e tutti gli eventi sono con traduzione simultanea e ingresso libero.
E’ stato fondato da Christopher Potter e Arianna Ciccone, la stessa grintosa propositrice, in tempi recenti, di una rivoluzione genuina: portare un trolley di 150mila firme davanti al Cavallo di viale Mazzini, quando si parlò di "assoluzione" anziché di prescrizione del reato a proposito di Mills, durante un servizio del TG1.

Un evento organizzato evidentemente con la stessa grinta e “dal basso”, con il contributo di sponsor e volontari.

Per l’edizione 2010 sono arrivati nel capoluogo oltre 300 giovani, tra i 15 e i 26 anni, provenienti da tutto il mondo (Algeria, Arabia Saudita, Austria, Belgio, Bielorussia, Brasile, Bulgaria, Egitto, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Giordania, Grecia, Lettonia, Libano, Lituania, Olanda, Pakistan, Regno Unito, Romania, Russia, Senegal, Spagna, Stati Uniti, Ucraina, Uganda e Uzbekistan).

Si tratta di una community, nata e organizzata attraverso i social network, Twitter e Facebook, che vive indipendentemente dal festival, ma partecipa attivamente e tutto l’anno all’ideazione dei contenuti interagendo sul web.

Se si pensa che la promozione del festival, per scelta e per motivi di budget, avviene solo attraverso i canali più innovativi della comunicazione (social media e social network: facebook, twitter, flickr, youtube, friendfeed) siamo di fronte a un vero e proprio fenomeno tipico dell’era 2.0, considerando le 20mila presenze, nonostante la difficoltà a viaggiare in tempi di nube islandese.

I fruitori dell’informazione e gli addetti ai lavori si incontrano per confrontarsi su un mestiere che è cambiato profondamente sebbene continui ad appassionare ancora tantissimi giovani.

I dibattiti hanno seguito interventi di blogger, giornalisti, freelance ma anche personaggi come Al Gore, Saviano, Mentana, Scalfari, Travaglio, Ruotolo e innumerevoli altri.

Gli argomenti hanno riguardato in gran parte il futuro dell’informazione nell’era digitale e nell’ormai, purtroppo, rassegnato suo modo di fondersi con la vita politica.

Lo scenario europeo e quello mondiale in cui si muovono le informazioni, i supporti mobile per leggerle.

Interessante il dato presentato in un Lab sui nuovi modelli di business, secondo cui l’informazione letta sul telefonino supererà a breve quella su Pc, con la differenza che lette in mobilità saranno a pagamento.

Eppoi si è parlato, naturalmente, di tutte le difficoltà per accedere a questa professione, in tempi di crisi e di traghettamento dalla sponda del taccuino a quella del giornalista “connesso” alla realtà dei contenuti User Generated, tra blogger, stagisti, scrittori, videomaker, politici giornalisti e giornalisti politici, SIAMO TUTTI GIORNALISTI? Si chiedeva Grillo.

La risposta è contraddittoria, ognuno tira l’acqua al suo mulino ed è chiaro che sarà difficile avere un parere negativo su una scuola di giornalismo da un suo Professore, ma invece sul tesserino e l’ordine sembrano essere davvero tutti d’accordo.

E viene spontaneo chiedersi, allora, perché si continua a parlare di futuro prossimo continuando a vivere il passato remoto.

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