Il lottatore

Al Teatro dell'Orologio con Stefano Fregni, Ivan Ristallo e Corrado Siddi

Non è facile ricomporre le idee.
Nella pièce “ Il lottatore”, andata in scena al Teatro dell’Orologio, via dei Filippini, dal 17 al 29 marzo, l’edificio immenso del ricordo, come diceva Proust, viene continuamente ricomposto a poco a poco per poi lasciarlo crollare, nella notte dell’oblio.

Interpretato magistralmente da Stefano Fregni, con Ivan Ristallo e Corrado Siddi lo spettacolo si apre: pochi dialoghi,assonanze e dissonanze in sottofondo, "luce" a tatti, non c’è aria, ma solo il ciclo della memoria, che tutto racchiude ma nulla stringe.

I movimenti sono scanditi da sensazioni.
Fa freddo e si sente.
È terribile, ma l’astio trasmesso dalle voci della coscienza che ruotano attorno al lottatore è palpabile, copre ogni ricordo.
È un dolore che penetra, soffocante e inquietante.
Viene voglia di alzarsi e scappare, fuori, alla luce, dove c’è aria e di portare via con sé il lottatore.
Ma chi è quest’uomo?
Dov’è?
Sembra esistere solo per soffrire, vive nello specchio del dolore e ciò che riflette è poco rassicurante.

Si può lottare contro i ricordi, fino ad essere annullati? Perché al termine dello spettacolo sembra non esserci fine per il lottatore che si sente "sporco", saturo di memorie incomplete, macchiato da sensazoni che "non andranno via".

Egli ancora vivo e finchè il cerchio della memoria non cesserà di ruotare, anche se a tratti e incostantemente, sarà e rimarrà un prigioniero che sferra colpi in aria, fermo a ricordare; ma è poi così importante farlo?

“Dimenticare è la cosa più terribile, ricordare è altrettanto doloroso, è il nostro destino, facciamo i conti ogni giorno e ogni giorno facciamo finta di dimenticarlo; la verità è questo destino che abbiamo, tutto il resto ce lo inventiamo, forse neanche esiste, non è reale”, afferma Fabrizio Ansaldo, regista della pièce.

Ed è proprio questo che comunica il lottatore, come se al di fuori di quei ricordi arrugginiti non ci fosse altra dimensione per chi non riesce a ricordare e confondendo il suo passato, confonde sé stesso e cade.
Non c’è futuro, solo passato.
Gioia e dolore vengono ricordati con lo stesso sapore, viene detto in una battuta.

Quel sapore è l’unico che il lottatore, quell’uomo stanco, mai chiamato per nome, può sentire.

"Sei tu idiota", è la risposta alle sue reminiscenze.
Come se a ricordare, si scoprisse solo questo alla fine-non fine.
Ma il lottatore sa che non è così.

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