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Il ministero di monsignore – Voglia di vendicarsi o voglia di stupire? – Il pareggio della vergogna

I Fatti e i Misfatti di aprile (VI) di Mario Relandini

Il ministero di monsignore

"Monsignor Fisichella – è giunta notizia dai Palazzi vaticani – sarà il ministro del nuovo "Dicastero per la rievangelizzazione dell’Occidente"".

Complimenti e auguri. Ma con la speranza che monsignor Fisichella, da tanti anni cappellano di Montecitorio, non si porti dietro le abitudini di certi ministri dei nuovi e vecchi dicasteri della Repubblica italiana.

Voglia di vendicarsi o voglia di stupire?

"Alla recente Direzione del Pdl – è stato notato – l’ex ministro Giuseppe Pisanu è stato l’unico a non schierarsi né con Berlusconi né con Fini. E’ stato l’unico, infatti, ad astenersi".

Nessuno, fino ad oggi, ha ritenuto di avere un pizzico di tempo per soffermarsi a chiedersi la vera ragione. Che, nell’attesa di conoscere direttamente dall’interessato, potrebbe essere rinchiusa in una di queste due ipotesi. Prima ipotesi: l’ex ministro Pisanu, per non bruciarsi più o meno realistiche speranze per il suo futuro politico, non ha ritenuto opportuno schierarsi apertamente con Fini, ma non è riuscito a reprimere nei confronti di Berlusconi, nello stesso tempo, il suo personale rancore per essere stato lasciato nello spogliatoio del nuovo Governo. Seconda ipotesi: l’on. Pisanu, di vecchia scuola dc, sa bene che occorre sempre far parlare comunque di sé e, quindi, nulla di meglio che stupire con il suo "effetto speciale": Unico ad astenersi, nella Direzione Pdl, su quasi duecento votanti.

Il pareggio della vergogna

"Noi – ha fatto sapere l’ Udc – non entriamo nella nuova Giunta regionale del Lazio perché prima delle elezioni ci era stata promessa quella vicepresidenza che ora ci viene negata".

Nuovo edificante episodio da annotare nel "Trattato sulla vergogna" dell’ italica politica. Vergogna per chi, avendo preso – a torto o a ragione – un impegno, non lo vuole ora onorare. Ma vergogna – anche o soprattutto – per chi, avendo sempre cercato di accreditare le sue scelte di schieramento non in funzione delle "poltrone", ha ora clamorosamente dato una nuova prova che non ha mai detto il vero. 1-1, dunque, nel "derby della cialtroneria". "En attendant Godot". Nell’ attesa, cioè, di una politica seria.

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