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Il “Modello Roma” e l’urbanistica dei poteri forti

Teodoro (Verdi): concertazione ed urbanistica nella Capitale non vanno a braccetto, anzi nemmeno si sfiorano

Il Sindaco Veltroni continua ad elogiare il "modello Roma", indicando una città che traina l’economia del Paese, grazie ai settori dei servizi, del turismo e dell’edilizia, ed esaltando il principio della concertazione.

Spiace contraddire il primo cittadino, laddove si è costretti a constatare che Concertazione ed Urbanistica nella Capitale non vanno a braccetto, anzi nemmeno si sfiorano.

L’ho sostenuto in tante occasioni e non sono mai stato smentito: la crescita dell’economia in questa città è appannaggio dei c.d. "poteri forti", concentrati nel settore dell’edilizia, che da anni dettano indisturbati le linee guida per lo sviluppo del territorio urbano. Semmai è con questi poteri che si è sviluppata una costante e produttiva attività concertativa, non anche con le realtà vive del territorio, rappresentante dai comitati e dall’associazionismo autenticamente ambientalista, con cui sarebbe stato opportuno misurarsi con lealtà e concretezza.

I risultati eloquenti di questo approccio ci consegnano oggi un Piano Regolatore virtuale, a fronte dell’adozione contingente di accordi di programma, varianti, ambiti di trasformazione, tutti strumenti operativi in deroga alle regole ordinarie, attraverso cui i poteri forti hanno"concertato" la spartizione della città.

E’ il caso recente della mega lottizzazione della Bufalotta (oltre 1 mln metri cubi di insediamenti edilizi). Per non parlare della tripla variante urbanistica che negli anni ha cementificato la collina di Muratella, tra Magliana ed il GRA; oppure dell’ATO di via delle Vigne (200 mila metri cubi in area contigua alla Riserva Naturale Regionale "Tenuta de’ Massimi"); o ancora della variante di Monte Stallonara (un nuovo insediamento edilizio sopra la "monnezza" che ricopre le cave dismesse); o ancora della volontà di cancellare dall’ampliamento del Parco dell’Appia Antica l’area pregiata del Colle della Strega; o ancora della mega variante denominata STU, che finirà per cementificare chilometri di lungomare di Ostia, cancellandone per sempre la vista.

E potrei continuare citazione su citazione, ma la sostanza descrive uno scenario urbano da "Sacco di Roma", dove il consumo di suolo è direttamente proporzionale al ramificarsi dei poteri forti nelle postazioni strategiche per il governo della città.

E fa sorridere l’intervento pseudoambientalista de "Il Messaggero", che ieri ha dedicato ben tre pagine della cronaca alla vicenda degli accordi di programma in varante, paventando oscure manovre e lo stravolgimento del NPRG. Ad un attento lettore non sfugge, infatti, che l’attacco è stato sferrato dal quotidiano di un costruttore (Caltagirone) nei confronti di attuazioni urbanistiche affidate ad altri competitor del ramo edilizio (Toti-Lamaro) ! Ciò a conferma di quanto ho sempre sostenuto sulla vergognosa spartizione del mattone in questa città.

Con questo quadro deprimente non resta che constatare quanto già denunciano autorevoli addetti ai lavori, e cioè che quando entrerà in funzione il Nuovo PRG oltre la metà del suolo comunale sarà stato occupato da cemento ed asfalto, per buona pace di chi ancora si illude di poter consegnare alle future generazioni una Capitale "a misura d’uomo".

Giuseppe Teodoro, Consigliere Municipio Roma XV

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