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Il teatro comico di Carlo Goldoni

Fino al 22 marzo al teatro Ghione di Roma la compagnia del Teatro Stabile di Bolzano presenta la commedia-manifesto della riforma teatrale goldoniana

È in scena dal 10 al 22 marzo 2009 al teatro Ghione, in via delle Fornaci, “Il Teatro Comico” di Carlo Goldoni. Lo spettacolo, coprodotto dal Teatro Stabile di Bolzano e dalla Biennale di Venezia, porta in scena la commedia-manifesto della riforma teatrale di una delle più importanti voci della moderna drammaturgia italiana.

In occasione del tricentenario della nascita del grande drammaturgo veneziano, il regista Marco Bernardi affronta la commedia capostipite del teatro moderno italiano, un capolavoro di raffinata astuzia che in chiave comica proponeva al pubblico settecentesco il definitivo declino della Commedia dell’Arte.
“Questa, ch’io intitolo Il Teatro Comico, piuttosto che una Commedia, prefazione può dirsi alle mie Commedie”. Così Carlo Goldoni (Venezia 1707 – Parigi 1793), presentò la commedia in tre atti in prosa scritta a Venezia nel 1750 e rappresentata per la prima volta a Milano nell’estate dello stesso anno.

Alla sua sesta avventura registica goldoniana Marco Bernardi ripropone la stessa compagnia con cui aveva in precedenza lavorato in una fortunata edizione della "Locandiera", replicata con grande successo di critica e di pubblico per più di trecento rappresentazioni, e in un altro spettacolo goldoniano di buona riuscita "La vedova scaltra", compagnia guidata da Carlo Simoni, Patrizia Milani e dal veneziano Alvise Battain.
Il gruppo di attori, a detta del regista, ha maturato una specifica esperienza stilistica in rapporto alle caratteristiche strutturali della drammaturgia goldoniana e desidera per questo metterlo alla prova, come ha evidenziato Guido Davico Bonino, con una “tra le più assennate (o persino sofferte) creazioni-riflessioni goldoniane”.

La brillante commedia in tre atti è una sorta di prefazione del grande autore veneziano al programma delle 16 commedie nuove composte per la stagione 1750-1751 per il pubblico del Teatro S. Angelo. Per rimarcare la distanza dalla tradizione, Goldoni compose quella che il commediografo stesso definisce “prefazione” di commedia in tre atti, nella quale i personaggi discutono del passaggio dalla commedia dell’Arte a quella di carattere. Il risultato è sorprendentemente moderno, un testo di “teatro nel teatro”: mette in scena, infatti, gli attori della compagnia guidata da Girolamo Medebac (della quale Goldoni fu dal 1748 al 1753 drammaturgo stabile), intenti a provare una specie di farsa intitolata “Il padre rivale del figlio”; una compagnia teatrale settecentesca alle prese con una comune giornata di prove, in cui lo spettatore può osservare le relazioni, i legami, i sentimenti e le discussioni del gruppo d’attori con le piccole e grandi rivalità gerarchiche, la pietà umana, i problemi economici.
Assicurare il primato del testo teatrale scritto rispetto alla casualità lasciata ad attori talora rozzi e tutti protesi al facile consenso del pubblico è uno dei fondamenti della riforma del teatro di Goldoni.
In cosa consiste questa riforma? Goldoni sostituì alla commedia dell’Arte, o dell’improvviso, la commedia di carattere interamente scritta: “Il Teatro Comico” rifiuta l’irreale pasticcio della commedia dell’Arte fatta di battute stereotipate e convenzionali, sostenute solo da canovacci tradizionali ormai senza più invenzione e propone la rinnovata sintesi di tre atti consecutivi e stabili da seguire alla lettera.
Goldoni scrive quindi la genesi d’una rappresentazione, la sintesi della vita di una compagnia di comici alle prese con l’esigenza di dare soluzioni diverse e nuove ai problemi che incontrano nella pratica quotidiana sul palcoscenico. Egli tende assolutamente ad aderire alla realtà, a riprodurre la vita, ampliando la visione del particolare per dare risalto al dettaglio che la caratterizza. Affronta le sensibilità del pubblico che deve aderire con una forte attenzione alle atmosfere che man mano vengono a crearsi, addirittura rompendo quel muro di abitudine precostituite.
Una preziosa metafora scenica che fa avvicinare lo spettatore alla meccanicità del palcoscenico, consentendo ai “non addetti ai lavori” di osservare quanto accade nel backstage di una compagnia veneziana del ‘700 nel momento delle tensioni creative.

Con Patrizia Milani, Carlo Simoni e con Alvise Battain, Libero Sansavini, Roberto Tesconi, Alessandra Arlotti, Gianna Coletti, Alberto Fasoli, Luigi Ottoni, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi,
Riccardo Zini. Regia Marco Bernardi. Scene Gisbert Jaekel. Costumi Roberto Banci. Luci Lorenzo Carlucci.

Teatro Ghione
via delle Fornaci, 37 Roma (S. Pietro)
tel. 06-6372294 – fax 06-6390578 info@teatroghione.it 
orario botteghino
dal martedì al sabato 10:30-13:00 – 16:00-20:00

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