Il teatro e la scuola: indagine sulla realtà dell’VIII Municipio

Enzo Luciani - 21 Giugno 2008

Tania Ciletti è l’autrice di una tesi di laurea (Anno Accademico 2006/2007) su: Il teatro e la scuola in Italia: studio sulle origini dell’animazion teatrale e indagine su di una realtà contemporanea, presentata presso l’Università di Tor Vergata. Nella tesi è presente un interessante capitolo sulla realtà del Teatro-scuola nell’VIII Municipio, che riportiamo in appendice a questo articolo

Il progetto portato a termine da Tania Ciletti, dott.ssa in Storia scienze e tecniche dello spettacolo, si basa su uno specifico lavoro di ricerca: recuperare le premesse storiche, che hanno determinato la nascita del teatro in Italia, al fine di acquisire gli strumenti utili a predisporre un’indagine sul campo.

Ciò che oggi è ben visibile ai nostri occhi altro non è che il punto di arrivo di un complesso processo, che individua il suo percorso storico-culturale nelle complesse e articolate iniziative che attualmente possiamo far confluire in quel movimento che noi tutti conosciamo come Animazione Teatrale.

La sua indagine nella seconda parte del lavoro si focalizza sulla realtà dell’ VIII Municipio. L’attenta analisi dei suoi risultati di ricerca stimola una attenta riflessione di carattere sociale.

C’è un diffuso bisogno di teatro che emerge al di fuori di qualsiasi direttiva istituzionale. In molti casi è uno strumento che persegue finalità di carattere educativo e sociale.

Alcune scuole, infatti, sono riuscite a sconfiggere il problema dell’integrazione dei portatori d’handicap attraverso i laboratori teatrali.

Pubblichiamo con piacere, ringraziando l’autrice, un paragrafo della tesi di laurea dal titolo "La realtà del teatro-scuola nell’VIII Municipio"

2.3 La realtà del Teatro-scuola nell’VIII Municipio
A seguito della ricerca condotta negli istituti scolastici di ogni ordine e grado del Municipio delle Torri, ho avuto modo di raccogliere dei dati oggettivi che riguardano l’articolazione e la realizzazione di pratiche artistiche e di teatro-laboratorio che si svolgono nelle suddette scuole.
Nello specifico il questionario utilizzato permette di analizzare la pratica laboratoriale in ogni suo aspetto: la prima parte è dedicata alla comprensione dei meccanismi che regolano a livello istituzionale l’attività teatrale e la modalità di progettazione della stessa; una seconda parte esamina la struttura del laboratorio mettendo in luce gli spazi e i tempi, la costituzione del gruppo di lavoro, gli obiettivi che la scuola intende perseguire attraverso l’attività teatrale e la modalità con cui quest’ultima viene condotta; la terza sezione approfondisce l’articolazione interna del processo laboratoriale; in ultima istanza viene preso in considerazione l’ambito della verifica finale e delle modalità di restituzione dell’esperienza che “rappresenta uno degli aspetti più importanti del percorso laboratoriale, visto che i suoi esiti non sono valutabili esclusivamente in termini spettacolari, ma anche di formazione complessiva della persona e del gruppo, con particolare attenzione alla ricaduta sul contesto scolastico e territoriale”•.
L’analisi delle riposte ha messo in luce una situazione multiforme e variegata, che mostra dei caratteri specifici in riferimento all’ordinamento scolastico e alla difformità sociale della popolazione studentesca. Non esiste una politica culturale complessiva che orienta le scelte scolastiche nel territorio nonostante il costante lavoro di integrazione e formazione delle realtà teatrali promosso, dal Municipio VIII e, in questi tre anni d’attività, dal Teatro Tor Bella Monaca. Quest’ultimo è riuscito ad attivare un’importante rete di comunicazione con i docenti referenti per le attività teatrali, arrivando a coinvolgere le scuole nella fruizione costante di un’articolata programmazione di Teatro per Ragazzi. Attualmente l’offerta artistica, che vede l’alternarsi di compagnie professionali del settore ragazzi, non riesce a soddisfare il gran numero di richieste che pervengono dalle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio. Questi risultati sono stati ottenuti grazie alla politica dei prezzi attuata dal teatro, che permette ai bambini di età inferiore ai quattordici anni di acquistare i biglietti al prezzo di 1 €, ma soprattutto, grazie all’elevata qualità della programmazione di settore. Dal canto suo il Teatro T.B.M. ha cercato sopperire alle deficienze organiche degli istituti scolastici (formazione delle insegnanti referenti per le attività teatrali, mancanza di spazi appositi o adibiti a spazio scenico) attraverso l’attivazione di un percorso formativo aperto alla partecipazione delle insegnanti e l’istituzione della rassegna teatrale Chi è di Scena? che costituisce un importante strumento per la valorizzazione, lo scambio, e la messa in rete di informazioni, esperienze e progetti sul teatro fatto a scuola. Obiettivamente la risposta dell’utenza scolastica non corrisponde alle aspettative, ma questo è dovuto principalmente alle complesse dinamiche gestionali che regolamentano l’attività espressiva all’interno degli organismi scolastici. La ricchezza delle esperienze teatrali realizzate nelle scuole di ogni ordine e grado è il risultato di una continua sperimentazione che, lungi dall’essersi consolidata in percorsi educativi istituzionali, è tuttora il frutto di esperienze condotte in proprio dai docenti o in collaborazione con esperti. Il quadro generale propende decisamente a favore della prima tipologia, in quanto gli organismi scolastici presenti sul territorio stentano a trovare i finanziamenti atti a consentire la collaborazione con professionisti del settore.
Grazie alla legge sull’autonomia scolastica le scuole hanno la possibilità di autogestirsi e di decidere autonomamente in merito ai percorsi da seguire nelle scelte didattiche ed educative, cosa che non permette di dare omogeneità alla realtà del territorio. Soprattutto i grandi agglomerati riuniti sotto il nome di Circoli Didattici o Istituti Comprensivi, sono scuole che arrivano a gestire una popolazione studentesca che oscilla tra le 400 e le 900 unità, dislocate in plessi talvolta situati in aree territoriali distanti tra loro. E’ impossibile pensare che gli organismi atti a gestire queste realtà, per quanto certi della valenza educativa e formativa dell’attività teatrale, possano operare una scelta didattica che dia omogeneità agli interventi. In sistemi scolastici così estesi territorialmente, che si rivolgono ad un’utenza numericamente rilevante, la possibilità di finanziare un progetto strutturato diventa utopia e tutto viene demandato alla buona volontà degli insegnanti. In queste scuole la collaborazione di un professionista dello spettacolo è auspicata soltanto se risponde a precise esigenze d’istituto o qualora il rapporto di lavoro rientri nell’ambito di progetti culturali specifici.
Su un totale di 12 scuole dell’infanzia soltanto 3 svolgono attività teatrali con i bambini e tutte si servono del supporto di animatori professionisti che lavorano presso le associazioni culturali di settore. In ogni caso gli operatori teatrali strutturano il lavoro nelle scuole coordinandosi con le maestre, affinché il progetto sia attinente alla programmazione didattica. Perlopiù questa tipologia di intervento è finanziata dalla scuola, mentre nell’istituto La Mongolfiera a partire da quest’anno saranno gli stessi genitori a contribuire economicamente alla realizzazione del progetto poiché i fondi d’istituto sono stati stanziati per un’altra proposta. La partecipazione di professionisti esterni è auspicata dai coordinatori didattici poiché rassicura le famiglie sulla validità del progetto. La ragione è che ci si trova ad operare con bambini molto piccoli, che si muovono in una fase prescolastica e che sono particolarmente sensibili ai condizionamenti imposti dall’ambiente. Per questo motivo le istituzioni fanno molta attenzione ad assicurare l’intervento di personale altamente qualificato che lavori in stretta collaborazione con il corpo docenti. L’attività teatrale è rivolta indistintamente a tutti i bambini della scuola che ne usufruiscono divisi per gruppo classe, con scansione settimanale; inoltre rientra a pieno titolo nel piano dell’offerta formativa e viene annessa al percorso didattico come strumento utile all’acquisizione degli obiettivi che la scuola dell’Infanzia persegue in quanto organismo inserito nel processo educativo del bambino: “Essa persegue sia l’acquisizione di capacità e di competenze di tipo comunicativo, espressivo, logico ed operativo, sia una equilibrata maturazione ed organizzazione delle componenti cognitive, affettive, sociali e morali della personalità”•. L’attività viene svolta in classe o in spazi esterni, come l’atrio e la palestra, non solo perché gli istituti sono privi di spazi specifici ma soprattutto perché l’attività è concepita in forma dinamica, di modello laboratoriale, ed è duttile verso ogni tipologia di spazio.
L’attività laboratoriale che viene svolta con i bambini è finalizzata a scopi educativi riassumibili in due macro aree:
– Come un processo creativo orientato alla promozione della persona e delle sue aspettative, dei processi comunicativi, delle relazioni interpersonali e dell’identità individuale e di gruppo
– Come un processo creativo che punta a far emergere potenzialità espressive e contenuti da tradurre in forma artistica
Data la giovane età dei bambini gli obiettivi che vengono privilegiati nell’incontro con il teatro non sono di natura tecnica ma privilegiano la dimensione formativa, creativa ed espressiva: l’animatore lavora per far emergere i bisogni e le aspettative dei partecipanti, creando una dinamica interna di fiducia e disponibilità allo sviluppo dei processi relazionali, comunicativi ed espressivi. Il gioco di gruppo è la modalità fondamentale attraverso la quale viene formalmente condotto il lavoro, il bambino impara a conoscere e sentire il proprio corpo e quello dei compagni e a gestirne le potenzialità anche grazie all’utilizzo di diversi codici espressivi quali la danza, la musica, il canto e l’uso di oggetti, maschere e pupazzi costruiti dai bambini. In tutti i casi analizzati è contemplata la possibilità di una verifica interna o esterna al gruppo: l’associazione che lavora presso l’istituto Simpatiche Canaglie prevede una forma di condivisione del lavoro svolto che vuole la partecipazione delle famiglie dei bambini ad una sorta di prova aperta che si tiene nelle classi della scuola a fine anno. Negli Istituti La Mongolfiera e Il grillo parlante la verifica allargata coinvolge docenti e animatori in forma di condivisione verbale. Al termine dell’attività è sempre previsto uno spettacolo conclusivo del lavoro svolto che si rappresenta all’interno della scuola con un pubblico di fatto selezionato (maestre, genitori, amici).

I Circoli Didattici che si affidano al supporto di un esperto sono soltanto due su un totale di 14 distretti. In entrambe le scuole, 184° Oscar Romero e 71° Circolo Valitutti, il progetto gode di un finanziamento esterno: presso il 71° viene realizzato soltanto un progetto (in 12 classi 9 materne e 3 elementari nel plesso centrale di via Acquaroni) finanziato dalle famiglie, presso il 184° la realtà è più complessa perché si prevedono 1 o 2 laboratori annui finanziati (in parte dalle famiglie, in parte dai contributi Comunali ottenuti grazie al progetto per il sostegno dei bambini disabili nelle scuole, legge 440 del 1997), e due laboratori condotti dai docenti in orario curriculare e senza alcun tipo di finanziamento. Questo risultato è stato ottenuto a seguito di un percorso di sensibilizzazione delle famiglie promosso, nel corso degli anni, dagli insegnanti e dai Dirigenti Scolastici attenti alla formazione espressiva e artistica dei bambini. La stabilità dell’organico di Direzione, e la competenza dei docenti sono i fattori principali che hanno reso possibile la progettazione di questi laboratori più strutturati. Ma ciò che ha reso effettivo l’intervento è stata la possibilità di rivolgersi ad un’utenza omogenea, che non si connota per specifiche problematiche sociali e che ha accettato spontaneamente di finanziare l’attività. Nel Circolo Valitutti il progetto, di durata triennale, coinvolge le classi a partire dal terzo anno della scuola elementare; diversamente l’attività presso la scuola Oscar Romero si svolge distintamente per gruppi classe nel caso di un progetto autonomo non finanziato, o gruppi interclasse per l’attività istituzionalizzata. In entrambi i casi il gruppo lavora su tematiche decise in fase progettuale dal docente e dal conduttore, che sono attinenti alla programmazione didattica. Si impone il modello della conduzione doppia che vede l’esperto esterno coadiuvato dall’osservazione partecipata dell’insegnante. Si lavora sul testo drammaturgico che matura in itinere grazie all’apporto di tutte le parti che partecipano al laboratorio. Lo spettacolo è previsto come esito possibile, ma non vincolante, ed è inteso come prova aperta nel caso in cui prenda corpo da un lavoro di montaggio delle improvvisazioni dei partecipanti, o come messa in scena più articolata nel caso in cui il lavoro sul testo abbia prodotto una drammaturgia strutturata. Nel Circolo Valitutti la verifica è condotta dai docenti che elaborano le valutazioni settimanalmente in forma scritta, mentre nella scuola Oscar Romero si prediligono momenti di analisi interna, a metà percorso e a fine del laboratorio in forma di condivisione verbale, che tiene conto delle aspettative e dei risultati raggiunti.
Diversa è la realtà degli altri istituti nei quali la conduzione dell’attività è affidata prevalentemente agli insegnanti, che lavorano singolarmente (al massimo con la partecipazione del docente di sostegno), o riuniti in un’equipe che prevede il contributo delle maestre di musica o di educazione motoria (89° Circolo). Per quanto riguarda la struttura generale del laboratorio teatrale, si riscontra una certa omogeneità rispetto agli spazi che consistono prevalentemente in palestre e atri, talvolta in aule che fungono da laboratorio per le forme artistiche (pittura e musica). Soltanto due scuole possiedono una sala adibita a teatrino, attrezzata con pedana in legno, qualche luce e un impianto stereo mobile (89° Circolo e 189°Circolo). Lo spettacolo viene rappresentato così in luoghi approssimativi e del tutto inadeguati che non permettono di strutturare il lavoro dal punto di vista dell’impianto scenotecnico; per ovviare a questo ostacolo, in alcuni casi gli insegnanti scelgono di portare lo spettacolo al di fuori del ristretto ambito dell’Istituto scolastico di appartenenza per partecipare ad eventi di quartiere che si svolgono in giardini e piazze (134° Circolo), oppure di chiedere ospitalità a scuole vicine come nel caso del 148° Circolo che talvolta usufruisce della sala teatrale che si trova all’interno della scuola media Dario Pagano.
Il criterio di scelta del gruppo di lavoro è univoco: l’insegnante interessato a svolgere un laboratorio teatrale progetta l’attività per indirizzarla alla classe con lo scopo di stimolare tutti i componenti ad un lavoro d’insieme. L’adesione alle varie fasi del progetto è libera o, nei casi in cui ci sia un preciso scopo didattico da perseguire, indirizzata dal docente. Si va dal lavoro con una sola classe che vede il coinvolgimento di tutti i bambini con ruoli indifferenziati, alla concertazione di più classi parallele; questo dipende dalla finalità della progettazione e varia a seconda degli anni e delle classi interessate. Il numero di laboratori nella scuola è diverso di anno in anno e dipende sostanzialmente dall’interessamento dei docenti; può andare da un minimo di uno (185° Circolo e 190° Circolo), alla compresenza di 8 o 9 laboratori che lavorano autonomamente e non interagiscono tra loro (189°). In generale l’intervento laboratoriale è concepito come un processo creativo orientato allo sviluppo e alla formazione della persona e delle sue relazioni interpersonali, ma comincia a prendere forma la prospettiva di avvicinare i ragazzi alla conoscenza e alla pratica del teatro, specialmente nei casi in cui nell’istituto ci sia la presenza di un’insegnante che abbia acquisito una sorta formazione teatrale (89°, 138° e 185° Circolo). In tutti i casi il tema ispiratore del lavoro successivo è scelto preventivamente in relazione alla programmazione didattica e rimane il filo conduttore dell’attività salvo i casi in cui può essere soggetto a variazioni in base alle esigenze e alle nuove proposte dei partecipanti. Il lavoro creativo è quasi sempre impostato sulla lettura a tavolino, si prediligono testi classici riadattati, testi teatrali, favole e racconti rielaborati variamente nel corso dell’attività, a cui fanno seguito l’assegnazione delle parti e le prove delle scene. Oltre alla recitazione i codici espressivi che vengono privilegiati sono il canto, la musica, la danza, il gioco e la narrazione mentre è totalmente assente il lavoro con oggetti, maschere o pupazzi. In quanto lavori condotti dal singolo insegnante non prevedono momenti di verifica particolarmente strutturati, mentre un po’ di spazio viene dedicato al confronto con il gruppo.

Negli Istituti Comprensivi presenti sul territorio l’attività viene condotta esclusivamente dai docenti, donne e uomini appassionati di teatro che svolgono la loro attività perlopiù in orario curriculare, o con le classi del tempo prolungato, senza alcun tipo di finanziamento né esterno né interno alla scuola. Ci troviamo di fronte a complessi agglomerati scolastici, spesso divisi territorialmente, che gestiscono sotto un’unica giurisdizione il ciclo scolastico che va dalla materna alle scuole medie. Per questo motivo sarebbe estremamente difficile per i dirigenti scolastici garantire uno stanziamento equo per l’attività in tutti i plessi, e tanto più impartire una direttiva d’istituto che orienti la tipologia di intervento. Ciò non toglie che alcune di queste scuole, grazie alla caparbietà delle insegnanti che coordinano l’attività, siano riuscite nel corso degli anni a reperire sporadici finanziamenti da impiegare nei progetti teatrali, attraverso la partecipazione a bandi di concorso per progetti culturali. Rispetto al quadro fin qui delineato per i Circolo Didattici, nei progetti degli Istituti Comprensivi emergono alcune peculiarità che li accomunano. Gli insegnati referenti per i progetti teatrali hanno un ampio bagaglio di conoscenze relative alle dinamiche artistico-espressive: la professoressa Pensosi, insegnante di scuola media del Comprensivo Martin Luter King, ha frequentato vari corsi di teatro per apprendere tecniche di recitazione e dizione, un corso di doppiaggio alla Fonoroma, e collabora privatamente con una compagnia amatoriale come attrice e regista. Le professoresse De Salvo e Mammarella, dell’Istituto Cutuli, hanno partecipato a stage formativi gestiti da enti accreditati, nello specifico il CEMEA e il Laboratorio Teatrale Romano, e conducono l’attività nella scuola prendendo spunto dalle metodologie acquisite. Nella scuola De Curtis le modalità di lavoro, pur essendo supportate da una solida metodologia, variano ad ogni sessione; infatti la professoressa Cardamone, grande fruitrice di teatro, fin da ragazza ha partecipato a stage e corsi formativi apprendendo molteplici strumenti di lavoro e tecniche di recitazione. Diversamente, nel Comprensivo di via dell’Archeologia, le insegnanti Michelini e Sciuto, che operano rispettivamente nella scuola media e nella primaria, si definiscono autodidatte. In realtà sono spettatrici assidue, scrittrici di copioni (la Michelini mi ha confidato di aver scritto la sua prima sceneggiatura all’età di 8 anni) e praticano costantemente l’attività teatrale nella scuola e al di fuori di essa, partecipando, talvolta, a corsi di formazione, anche presso il Teatro T.B.M.
Nella scuola De Curtis e nella Martin Luter King il laboratorio di teatro è gestito esclusivamente dalle insegnanti suddette nel ristretto ambito della propria classe. Conducono l’attività con ragazzi di scuola media che effettuano l’orario prolungato, il che permette loro di gestire il laboratorio con continuità all’interno dell’orario scolastico, potendo usufruire delle ore pomeridiane. Anche per questo il progetto è ampiamente articolato e prevede fasi di approccio al lavoro artistico ben definite: la professoressa Pensosi struttura il laboratorio teatrale sull’intero ciclo scolastico della media. Si parte dalla prima media con dizione e uso della voce, lavoro sul corpo e, sul finire dell’anno, inizia lo studio del copione. In seconda e terza media la classe parte direttamente con lo studio del testo con approcci via via più approfonditi rispetto allo studio dei personaggi. La Cardamone lavora molto sull’improvvisazione e sull’attivazione dei processi creativi prima di procedere al lavoro finalizzato alla messa in scena. Nell’Istituto di Via dell’Archeologia il laboratorio teatrale rientra nelle attività del progetto continuità, che prevede di coadiuvare i bambini delle elementari nel passaggio all’ordinamento superiore: ragazzi delle medie e bambini di quinta partecipano insieme all’attività, con funzioni diverse rispetto alla messa in scena finale, ma tutti egualmente coinvolti. In questo modo possono imparare a conoscere le insegnanti delle medie e i futuri compagni di scuola evitando di incorrere in possibili traumi derivati dal brusco cambiamento. Una peculiarità della scuola Cutuli è che all’attività teatrale corrisponde uno spazio per la valutazione sulla pagella di fine anno, indicato come laboratorio o potenziamento linguistico. In ogni caso fin qui analizzato, le famiglie vengono coinvolte nell’attività e la collaborazione è di solito richiesta per la creazione o l’adattamento dei costumi, per la creazione o il reperimento di elementi scenografici, e in un caso, per il montaggio di piccole coreografie (89° Circolo).
Il laboratorio teatrale è sempre finalizzato ad una messa in scena che viene rappresentata con sistematicità all’interno di concorsi pubblici, progetti culturali o eventi cittadini (solo per fornire alcuni esempi rassegne teatrali come Inconsupertrafra e Chi è di scena, eventi cittadini come Intermundia, progetti culturali tra i quali La parola si anima, dal libro al teatro la parola prende forma), da cui spesso si prende spunto per finalizzare il progetto.

Le scuole medie statali che hanno una giurisdizione autonoma sono 6 e 4 di esse svolgono regolarmente attività di teatro laboratorio con i bambini. L’Istituto San Biagio Platani e l’Istituto Donatello, nonostante abbiano avuto nel corso degli anni qualche sporadica esperienza di teatro didattico•, concentrano l’attività creativa sullo sviluppo di altre espressioni artistiche, quali pittura e musica. Torna ad essere contemplata la partecipazione di un esperto esterno, nello specifico la scuola Domenico Savio collabora con l’associazione Psicopompo per un progetto che riguarda i bambini diversamente abili, il Fosso dell’Osa si avvale della partecipazione di un regista e di un insegnante formata al laboratorio Teatrale Piero Gabrielli, negli istituti Rugantino e Pagano la presenza di un operatore esterno si valuta di anno in anno e dipende dalla volontà dei Dirigenti e dai finanziamenti reperibili (la professoressa Titti della scuola Pagano ha una formazione teatrale completa conseguita attraverso corsi di recitazione, dizione, comunicazione verbale e non verbale, e gestisce ogni anno ameno 1 dei laboratori teatrali istituiti nella scuola in completa autonomia). Negli istituti che utilizzano l’operatore esterno il gruppo è formato da alunni di varie classi e vari plessi che aderiscono liberamente al progetto, diversamente le altre due scuole gestiscono un numero di laboratori vario a seconda degli insegnanti che conducono l’attività rispettivamente nelle proprie classi. Il campo relativo all’articolazione del progetto si è rivelato il più ricco di sfumature: si va da una struttura organizzata sull’intero ciclo scolastico (la professoressa Titti in prima media inizia a lavorare sul laboratorio espressivo, in seconda sulla scrittura del testo per rappresentarlo in terza), alla concentrazione dell’attività in un solo quadrimestre a seguito di una progettazione avvenuta in fase preventiva (Rugantino). Il lavoro sul testo è sempre presente come adattamento e riscrittura, montaggio di una o più unità testuali scelte indistintamente tra testi classici o contemporanei con un’alternanza di generi teatrali e non (favole, racconti, testi poetici). Il copione viene sempre elaborato dai ragazzi sotto la guida del conduttore o in fase iniziale (per cui c’è una sezione del lavoro che si articola espressamente sulla scrittura e il montaggio della sceneggiatura), o matura parallelamente allo sviluppo del laboratorio.
Lo spettacolo è variamente inteso come messa in scena (scuola media Pagano), prova aperta (Domenico Savio, Fosso dell’Osa) o evento festivo (Rugantino) e viene rappresentato a scuola con la partecipazione di un pubblico di fatto selezionato soprattutto perché tutte e quattro le scuole possiedono una sala adibita a spazio scenico. Si conferma ancora il ruolo marginale affidato alla verifica di gruppo mentre ottiene maggiore spazio la verifica istituzionale, soprattutto nelle scuole in cui il laboratorio viene condotto dall’esperto esterno. In questi casi si auspica una continuità del progetto, come per l’istituto Domenico Savio in cui la stabilità dell’attività è legata al finanziamento della legge 440 del 1997, o un ampliamento dei rapporti di collaborazione istituzionale.

Gli Istituti superiori che hanno risposto positivamente al questionario sono tre: un istituto Tecnico Commerciale, un istituto di Ragioneria e un Liceo Scientifico. Sono delle realtà particolarmente articolate poiché l’età dei ragazzi permette di avvicinarsi all’attività teatrale con un approccio specifico, di tipo professionale. In ogni caso il lavoro è demandato ad un professionista del teatro. L’Istituto di ragioneria ha attivato un laboratorio che prevede la partecipazione degli studenti diversamente abili. Il Commerciale Pertini struttura il lavoro a seconda degli anni e dei progetti a cui intende aderire, per cui in tempi passati si è verificata la compresenza di almeno due laboratori finanziati. Il liceo Amaldi gestisce un contratto di collaborazione con un regista professionista che viene rinnovato ormai da quattordici anni.
Si lavora sempre articolando l’attività con l’adesione libera da parte degli alunni. Nella scuola di Ragioneria i finanziamenti sono Comunali e si rifanno alla legge 440 del 1997, la durata complessiva dell’intervento è di cinque mesi e si concentra nel secondo quadrimestre. L’attività di laboratorio si svolge nell’aula magna della scuola, adibita a spazio teatrale e nell’aula di scenografia. Il gruppo è costituito da un massimo di 15 studenti che lavorano in sottogruppi e si occupano delle varie fasi della costituzione dello spettacolo. Le principali fasi del processo laboratoriale prevedono la lettura e la comprensione di un testo (deciso ed elaborato in fase preventiva dal conduttore), il lavoro sulla psicomotricità, la drammatizzazione e la valutazione dell’esperienza. Gli obiettivi che il progetto persegue sono molteplici: formativi, artistici, espressivi e creativi e vengono perseguiti mediante lo sviluppo di un lavoro d’insieme che privilegia il training fisico e l’utilizzo di molteplici codici espressivi come il mimo, la danza, il lavoro con oggetti, maschere e pupazzi.
Nell’istituto Pertini l’attività laboratoriale che si è svolta nell’anno 2006/07 fa riferimento ad un progetto municipale della durata di cinquanta ore più un giorno per la rappresentazione, avvenuta presso il teatro T.B.M.. Il laboratorio tenuto da un regista si è svolto nell’aula polifunzionale in orario pomeridiano. E’ una vera e propria attività extrascolastica a cui i ragazzi aderiscono liberamente e si struttura su tre fasi, ognuna di esse propedeutica alla successiva: formazione del gruppo coadiuvata dal lavoro sulle azioni fisiche, i giochi e l’improvvisazione; scelta e lettura di un testo tra quelli elaborati dal regista; allestimento del lavoro con l’introduzione alle tecniche di recitazione. Oltre alla recitazione non vengono coinvolti altri codici espressivi ma l’attività si focalizza sull’acquisizione di una maggiore consapevolezza della dimensione corporea e mimetico rappresentativa. Il lavoro teatrale è valutato in termini di acquisizione delle potenzialità espressive e di uno sviluppo dei processi relazionali e comunicativi. Di questi parametri si tiene conto anche per lo sviluppo di azioni future anche se ogni anno la proposta riparte da zero, con un nuovo progetto che prevede di volta in volta nuove collaborazioni.
La storia del liceo Amaldi meriterebbe un capitolo a parte per la continuità, la qualità e la competenza con cui è stato condotto lo studio delle pratiche teatrali. E’ un’attività svolta in orario extrascolastico ed è finanziata con i fondi d’istituto più un piccolo contributo delle famiglie. A questi ragazzi è concessa la grande opportunità di apprendere gli strumenti del lavoro teatrale in un contesto familiare che non produce dinamiche di discriminazione o di selettività. Tutto è finalizzato all’acquisizione delle tecniche attoriali ma viene privilegiato anche il lavoro sul soggetto e lo sviluppo dei processi relazionali, comunicativi ed espressivi. La regia è una concertazione di tutto il lavoro da svolgere: dalla scelta del tema, al lavoro sul copione, al montaggio delle parti e direzione degli attori, all’ideazione dell’impianto scenotecnico.
L’attività teatrale è motivo d’orgoglio per un istituto che si trova ad operare in un contesto sociale problematico, perché motiva e indirizza il lavoro di molti studenti che diversamente non avrebbero potuto sviluppare il proprio talento artistico. Molti dei ragazzi che hanno frequentato il laboratorio in questi quattordici anni di attività, dopo essersi diplomati hanno cercato di percorrere la strada del professionismo. Almeno quattro delle oltre trenta Associazioni Culturali accreditate presso il Municipio VIII sono costituite da ex allievi, alcuni dei quali continuano a studiare presso enti accreditati.

Il quadro che è stato fin qui delineato stimola una riflessione di carattere sociale. C’è un diffuso bisogno di teatro che emerge al di fuori di qualsiasi direttiva istituzionale, spontaneamente e regolarmente. In molti casi è uno strumento che persegue finalità di carattere educativo e sociale che hanno poco a che fare con la produzione artistica. Ci sono scuole che hanno strutturato il progetto teatrale come ausilio all’inserimento di alunni diversamente abili. Si prova a sconfiggere il problema dell’integrazione dei portatori d’handicap attraverso un lavoro d’insieme, in collaborazione con studenti normodotati. Nel laboratorio di teatro si creano le condizioni necessarie a stimolare i soggetti attraverso lo sviluppo di capacità comunicative e logico-espressive. Si cerca di creare attorno al disabile una dimensione protetta in cui gli stimoli non vengono esercitati con la finalità del raggiungimento di precisi parametri didattici. Si lavora sulla personalità del soggetto sui suoi bisogni, sul controllo della propria emotività e aggressività attraverso il recupero della dimensione ludica, l’attività fisica e il training. La realizzazione del lavoro d’insieme e il confronto paritario con studenti normodotati aiutano il disabile ad aumentare la motivazione all’apprendimento e lo sforzo attentivo in vista della persecuzione di un obiettivo finale. E’ un momento di evasione, di conoscenza della propria dimensione corporea in rapporto con lo spazio, in una dialettica continua tra improvvisazione e consapevolezza, tra gioco e attività che disciplina.

Teatro inteso come logica di gruppo, come strumento d’integrazione per ragazzi problematici e a rischio delinquenza. Attraverso l’interpretazione di un ruolo spesso i ragazzi raccontano se stessi, i propri desideri, le proprie paure, i conflitti e svelano una parte del proprio essere nascosta e inibita dalle dinamiche di selezione che la scuola porta avanti nel quotidiano dell’attività didattica: “Proprio nel laboratorio teatrale si è visto che là dove si credeva di avere solamente alunni con scarsa propensione allo studio si scoprivano bravi falegnami o elettricisti impegnati nella soluzione di problemi scenografici, là dove parole uscivano impacciate e confuse, il laboratorio gestuale-espressivo faceva emergere un’insospettata chiarezza comunicativa”•.In alcuni casi l’attività artistica diventa strumento di espressione dell’identità personale, le testimonianze di maestre e insegnanti propendono tutte verso la direzione del recupero di soggetti difficili: “Mezzo per fare emergere competenze diverse dal curriculare, tali da valorizzare ciascuno”•, o acquisisce il valore di un “Processo socializzante mirato al rispetto delle regole e processo formativo per il superamento di eventuali difficoltà personali e per l’accettazione della diversità”•. In questa direzione si muovono le scuole che hanno inserito il progetto nell’ambito della continuità, per motivare i soggetti alla frequenza, per occuparli in un’attività che li interessa e li aiuta gestire il proprio comportamento. L’attività teatrale valorizza le potenzialità di ognuno, rafforzando la fiducia in sé, nello stesso tempo i ragazzi imparano ad essere più collaborativi e propensi al lavoro di gruppo. Nei casi di bambini inclini ad atti di bullismo la dimensione laboratoriale rappresenta un momento di liberazione dai conflitti e dalle inquietudini legate al processo di crescita: “Il laboratorio teatrale è uno spazio e un tempo fuori dalle regole istituzionali, che consente ai ragazzi atteggiamenti più liberi, che li aiuta a tirar fuori la propria aggressività. C’è stato moltissimo scontro-confronto durante la nostra attività”•.

Molti dei percorsi fin qui analizzati divergono dall’impostazione che l’animazione teatrale si diede nei primi anni. Ci sono aspetti nuovi rispetto alla tradizione che sono comuni a tutti gli ordinamenti scolastici. Per esempio lo spettacolo finale, anche quando non è previsto come esito predeterminato, è la componente principale dell’attività che viene quindi finalizzata alla costruzione di un evento artistico-spettacolare. Il concetto di svalutazione del prodotto a vantaggio del processo di lavoro perde la sua valenza programmatica e viene soppiantato dalla rivalutazione della messa in scena, intesa come summa del lavoro svolto e per questo sottoposta a verifica. Senza dubbio si tratta di una valutazione didattica, che prende in esame il raggiungimento di obiettivi formativi, tuttavia in alcuni casi il prodotto finale è determinato dal conseguimento di risultati estetici e artistici. Lo sviluppo di tematiche attinenti alla programmazione didattica e il lavoro sul testo prendono corpo conseguentemente alla ritrovata necessità di uno spettacolo da rappresentare. L’improvvisazione e il lavoro dinamico perdono la loro priorità, rimanendo a margine di laboratori strutturati prevalentemente sull’acquisizione di tecniche di recitazione. L’utilizzo di molteplici codici espressivi oggi ha una valenza diversa, di abbellimento della struttura d’insieme piuttosto che di ricerca di un sincretismo tra i linguaggi.
Inoltre c’è una problematica di fondo relativa alla preparazione teatrale degli insegnanti che svolgono queste attività: tutto è demandato alla buona volontà e non ci sono professionisti che si interessano di formare gli educatori e di fornirgli gli strumenti utili al lavoro di conduzione del laboratorio teatrale. Un’attenzione e una considerazione instabile verso questo fenomeno da parte degli organismi istituzionali rischia di indebolire la valenza di alcune esperienze condotte con dinamismo, passione e professionalità.
Sembra che poco o nulla sia rimasto dell’eredità storica del movimento d’animazione, ma andando a verificare nello specifico possiamo intravedere una continuità.
Quando sentiamo parlare di dimensione laboratoriale, di processo creativo, di training, di lavoro sulle azioni fisiche, di recupero della dimensione ludica, notiamo che tanta parte della terminologia attuale relativa al teatro-scuola è il risultato delle innovazioni portate in auge dai primi animatori. Non solo la terminologia ma anche le tecniche con cui viene favorito e veicolato il lavoro creativo contengono spunti della fase storica. In alcuni casi ci sono insegnanti che privilegiano i giochi d’animazione, le improvvisazioni a tema, gli esercizi di training, e conducono il lavoro con una tale forza e passione che risvegliano il senso profondo di tali strumenti espressivi.
Il legame con il gioco resta nella maggior parte dei casi un punto fermo dell’attività, anche con i ragazzi più grandi. Il teatro-scuola odierno rimane duttile verso ogni tipologia di spazio: atri, palestre, giardini, piazze, nonostante abbia completamente perso la dimensione di evento festivo così come era concepito dall’animazione delle origini, e si sia legato a quella più esclusivamente didattica di chiusura di un ciclo scolastico.
Ma più di ogni altra cosa il teatro continua ad essere considerato strumento d’educazione, perché veicola i processi d’integrazione, continua ad essere lo spazio favorito per una profonda esperienza emotiva, continua ad essere un momento d’incontro, di rapporto, di partecipazione.
L’animazione teatrale ha sottolineato con determinazione la possibilità che ci possa essere un altro modo di poter pensare il teatro. Un teatro come percorso di crescita e formazione capace di perseguire bisogni insiti nella natura del bambino; teatro come stimolo alla creazione e all’espressività che privilegia la dimensione ludica del gioco e dell’improvvisazione; teatro come strumento per dar vita ad un lavoro di gruppo, volto alla conoscenza e all’integrazione del diverso; teatro come commistione di codici espressivi, di linguaggi pluridisciplinari; teatro come educazione permanente, teatro come festa, teatro come vita. Parte di questo importante messaggio è andata perduta già a partire dall’istituzionalizzazione delle prime esperienze, ma qualcosa di indelebile è rimasto nonostante lo scorrere del tempo, nel lavoro di insegnanti e professionisti dei nostri giorni.


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