“Il triangolo degli schiavi: il traffico dei lavoratori clandestini in Italia”

Ulderico Pesce mette in scena la condizione del caporalato in Puglia
di Claudia Tifi - 11 Dicembre 2007

Un volto senza nome, oltraggiato e sfruttato, è quello dei 4 milioni di lavoratori in nero della penisola italiana. Con una nuova rappresentazione teatrale, “Il triangolo degli schiavi: il traffico dei lavoratori clandestini in Italia”, Ulderico Pesce punta i riflettori su un tema caldo, spinoso e controverso: l’altra faccia dell’immigrazione, quella che la stampa di massa non rivela mai.
Il 10 dicembre 2007 alla Casa delle Culture, in via San Crisogono 45, un pubblico poco numeroso, quasi di amici, ha assistito alla messa in scena dello spettacolo offerto dalla Provincia di Roma, tra le tante attività, di promozione della terza edizione della "Settimana per la pace e i diritti umani" che termineranno venerdì 14 dicembre.
Ulderico Pesce, coinvolgente narratore e maestro dell’immedesimazione, racconta storie vere.
Senza costumi o scenografie, solo con l’ausilio di una chitarra e di un proiettore per i documentari, prima ricorda le lotte sindacali dei braccianti dell’Italia del sud per il pane, per la terra e per liberarsi dalla schiavitù della mezzadria, poi si catapulta nella Puglia dei giorni nostri dove i caporali costringono centinaia di clandestini a spezzarsi la schiena tra i pomodori per due euro l’ora.
Sono giunti abusivamente dall’Africa, dall’Europa dell’est, non hanno ottenuto il permesso di soggiorno e ora vivono in baracche senza servizi igienici, senz’acqua e muoiono di dissenteria su materassi sudici.
“A contattarmi fu l’associazione Medici Senza Frontiere -racconta Pesce a luci spente- perché tentassi d’inserirmi tra di loro. Poi ho continuato le indagini da solo, ho fatto delle riprese, preso dei contatti, visitato i cimiteri di Ortanova, Stornava, Stornarella, Cerignola, Borgo Libertà, dove sono sepolti più di 100 polacchi senza nome. Le cose che racconto le ho viste con i miei occhi.”
Sfruttati, picchiati a sangue, morti in mare abbandonati dagli scafisti, costretti a prostituirsi nella città: la realtà dei clandestini è una vergogna che le autorità e gli imprenditori italiani continuano a perpetrare in nome di un arricchimento indiscriminato.

Entrando nel sito www.uldericopesce.com si possono firmare alcune petizioni che Pesce porta avanti in concomitanza dei suoi spettacoli.
Le tre richieste della petizione di Il triangolo degli schiavi sono: abrogare la Legge Bossi-Fini (all’articolo 9 è persino previsto che chi denuncia il reato di caporalato debba essere immediatamente espulso) chiudere immediatamente i CPT; aumentare il numero degli ispettori del lavoro (infatti per 4 milioni di lavoratori in nero in Italia ci sono solo 2500 ispettori del lavoro).

Per ora due petizione di Pesce hanno visto dei risultati concreti: con “Storie di scorie. Il pericolo nucleare in Italia” la tubatura contaminata che a Trisaia di Rotondella che rilasciava scorie radioattive nel Mar Ionio è stato tolta, nonostante non siano state usate adeguate misure di prevenzione per gli operai che hanno effettuato l’operazione. Dopo più di un secolo il corpo dell’anarchico Passannante, conservato al Museo criminologico di via del Gonfalone ha potuto ottenere una degna sepoltura.

Lo spettacolo “Il triangolo degli schiavi: il traffico dei lavoratori clandestini in Italia” a Roma sarà ufficialmente rappresentato al Teatro India, il 28, 29 e 30 aprile 2008.


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