

Un percorso educativo che porta ragazze e ragazzi a confrontarsi direttamente con una delle pagine più dolorose del Novecento italiano
Un viaggio nella memoria, tra luoghi simbolo e storie che non possono essere dimenticate. A Trieste, davanti a decine di studenti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha ribadito il valore profondo del “Viaggio del Ricordo”, un percorso educativo che porta ragazze e ragazzi a confrontarsi direttamente con una delle pagine più dolorose del Novecento italiano.
«È fondamentale essere qui», ha sottolineato, «per capire cosa è accaduto e per cogliere fino in fondo le conseguenze devastanti del nazionalismo esasperato, dell’odio etnico e dell’estremismo politico». Parole pronunciate a margine degli incontri con gli studenti delle scuole di Roma e della Città Metropolitana, protagonisti di un’esperienza che unisce studio e testimonianza diretta.
Il percorso si snoda attraverso i luoghi delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, vicende che affondano le radici negli anni drammatici tra il 1943 e il 1945.
In quei territori — tra Venezia Giulia, Quarnaro e Dalmazia — si consumarono violenze e uccisioni che colpirono civili e militari italiani, in un clima segnato dalla fine della guerra e dalle tensioni politiche e nazionali. A questo si aggiunse l’esodo forzato di migliaia di persone, costrette ad abbandonare le proprie case senza la certezza di un ritorno.
La visita ha toccato il Magazzino 26, dove sono custoditi gli oggetti lasciati dagli esuli: valigie, mobili, ricordi di una vita interrotta. Testimonianze silenziose ma potentissime, che raccontano meglio di qualsiasi parola la portata di quella tragedia.
Un passaggio carico di emozione, seguito dalla deposizione di una corona di alloro alla Foiba di Basovizza e dalla visita al Cippo dei Fucilati, altri luoghi simbolo di una memoria ancora viva.
«L’Europa oggi ci unisce anche attraverso la conoscenza della nostra storia», ha aggiunto Gualtieri, richiamando l’importanza di uno sguardo completo e consapevole sul passato. «Non dobbiamo dimenticare le vittime innocenti di tutte le guerre. Quelle della Seconda guerra mondiale hanno lasciato ferite profonde e indelebili».
Il senso del viaggio, ha spiegato, è duplice: restituire dignità alla memoria delle vittime e degli esuli, ma anche trasmettere alle nuove generazioni un messaggio chiaro.
Ricordare non è solo un atto di rispetto, ma un impegno per il futuro: costruire una cultura della pace, della convivenza e della riconciliazione tra i popoli.
Alla giornata hanno preso parte, insieme alle delegazioni istituzionali, rappresentanti del Comune di Trieste, esponenti di associazioni culturali e studiosi impegnati nella conservazione e nella diffusione di questa memoria storica. Un confronto corale, che ha ribadito quanto sia ancora necessario continuare a raccontare, spiegare e comprendere.
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