

Recensione del film di Daniele Luchetti con Riccardo Scamarcio e Elio Germano che racconta 15 anni di storia attraverso i drammi e le contraddizioni dell’Italia degli anni 60
Ambientato tra Latina, Roma e Torino, il film racconta, attraverso il conflitto di due fratelli Accio (Elio Germano) e Manrico (Riccardo Scamarcio), il disagio giovanile che colpì le generazioni degli anni 60.
La continua ed ingenua ricerca di un’identità socio-politica nel personaggio di Accio è quasi disperata. Da piccolo entra in seminario ma presto ha una crisi di coscienza, allora si avvicina alla politica: prima è un fascista picchiatore e indottrinato e poi un rivoluzionario convertito. La verità è che Accio cerca solo un po’ d’amore. Egli non verrà mai compreso e finirà per innamorarsi della ragazza di suo fratello. Il trionfo dell’ingiustizia.
Il film di Daniele Luchetti riesce a dimostrare con disarmante semplicità come gli estremismi politici, siano essi di destra o di sinistra, abbiano come comune denominatore la follia dei loro stessi eccessi, inermi di fronte alla più grande delle tragedie, la morte.
Discreti i costumi e le ambientazioni, il film si avvale di un cast di tutto rispetto nel quale spicca su tutte, l’interpretazione di Angela Finocchiaro nei panni della madre dei due ragazzi.
Serrato nella prima parte e più lento nel finale il film convince, in un mix di battute e spunti di riflessione.
Voto 7
Il trailer di Mio fratello è figlio unico
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