Insegne commerciali, verso norme più chiare tra semplificazione e vincoli

L'assemblea capitolina ha scritto un nuovo regolamento

Il decoro urbano della Capitale entra in una fase di revisione strutturale. È all’esame dei municipi la proposta del nuovo Regolamento per la disciplina delle insegne commerciali, con l’obiettivo di aggiornare norme ormai superate e introdurre criteri più chiari, meno discrezionalità e maggiore tutela per le aree di pregio.

I consiglieri capitolini Valerio Casini e Francesca Leoncini respingono l’idea di un “liberi tutti”: l’intento dichiarato è quello di semplificare le procedure senza compromettere la salvaguardia del patrimonio storico e monumentale di Roma.

Il nodo del Municipio I e dell’area UNESCO

Il punto più delicato riguarda il territorio del Municipio Roma I Centro, che comprende il cuore storico della città e l’area riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Il Municipio ha espresso parere favorevole al testo, ma con osservazioni sostanziali. La principale preoccupazione riguarda l’ipotesi di estendere ovunque la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), riducendo il controllo preventivo.

Le richieste avanzate sono chiare:

  • Autorizzazione preventiva nell’area UNESCO, escludendo la sola SCIA, per garantire un’istruttoria effettiva da parte degli enti competenti.

  • Parere obbligatorio della Soprintendenza per edifici vincolati e immobili ricadenti nella Città Storica.

  • Progetti unitari di strada o isolato, per evitare l’attuale frammentazione visiva che altera l’armonia degli spazi urbani.

L’obiettivo è evitare che la semplificazione amministrativa si traduca in un indebolimento delle tutele nei rioni più delicati.

Colori, materiali e tecnologia: le nuove regole

Il regolamento interviene anche su aspetti tecnici che incidono direttamente sull’impatto visivo delle insegne.

Il caso del “rosso”

Storicamente limitato perché potenzialmente confondibile con la segnaletica stradale, il rosso verrebbe ammesso solo per marchi registrati e comunque entro il limite massimo di un quinto della superficie dell’insegna.

Stop alle targhe luminose

Nell’area UNESCO e nella Città Storica sarebbe vietata l’installazione di targhe professionali luminose ai lati dei portoni, spesso trasformate di fatto in piccole insegne pubblicitarie.

Materiali e dimensioni

Il testo punta a ridurre la discrezionalità: dimensioni, colori, faretti e materiali dovranno essere asseverati dai tecnici secondo prescrizioni già codificate nel regolamento. Un sistema che mira a standardizzare i criteri e limitare interpretazioni arbitrarie.

Dopo la chiusura: obbligo di ripristino

Una delle novità più rilevanti riguarda il “post-esercizio”, cioè la fase successiva alla cessazione dell’attività.

  • Obbligo di rimozione immediata di insegne e supporti.

  • Introduzione di un deposito cauzionale, proposta dal Municipio I, per garantire il ripristino delle facciate.

  • In caso di inadempienza, il Comune potrà procedere alla rimozione “in danno”, addebitando i costi al titolare.

Una misura pensata per contrastare il fenomeno delle insegne abbandonate, che contribuiscono al degrado visivo soprattutto nelle vie a maggiore rotazione commerciale.

Tra semplificazione e tutela

Il nuovo regolamento si muove su un equilibrio delicato: alleggerire i passaggi burocratici per le imprese senza compromettere l’identità visiva di una città unica al mondo.

La sfida sarà trovare una sintesi tra esigenze economiche, certezza amministrativa e tutela paesaggistica, soprattutto nel cuore storico.

Perché a Roma, più che altrove, ogni insegna non è solo un elemento commerciale, ma parte integrante del paesaggio urbano.


Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento