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Inserire la sicurezza nello sviluppo di Roma

Nella sfida sulle politiche della sicurezza la sinistra deve evitare due errori. È perdente, e culturalmente subalterno, illudersi di lucrare il consenso dei cittadini invocando verbosamente durezza e punizioni esemplari. Gli slogan abusati della tolleranza zero sono lo strumento che la destra, incapace di indicare risposte realmente efficaci, usa per isolare il diverso e tentare di cavalcare l’insicurezza sociale in un clima di permanente conflittualità. Tutto il contrario di quello che noi dobbiamo fare. Ma è altrettanto perdente, oltre che gravemente autoreferenziale, perpetuare l’antitesi fra repressione e prevenzione del crimine, lotta al disagio sociale e fermezza delle pene nei confronti di chi delinque. In un modo e nell’altro si rischia di dimenticare il diritto dei cittadini a percepire la propria vita come più sicura. Per questo, in una città scossa nelle ultime settimane da tragici episodi di violenza, la politica può offrire una sola cosa. Misure concrete per rispondere in modo incisivo ed immediato ad una legittima ansia dei cittadini e parole misurate per non alimentare una pericolosa campagna xenofoba che rischia di trovare maggiore accondiscendenza proprio lì dove più forte è il disagio sociale.

Il decreto legge varato nei giorni scorsi dal governo, garantendo ai prefetti la possibilità di espellere chi delinque, rappresenta la prima risposta ad una specifica emergenza: il flusso migratorio crescente e incontrollato proveniente dai paesi dell’est europeo, ed in particolare dalla Romania, dopo il loro ingresso nell’Unione europea. Ora dobbiamo lavorare per trasformare i provvedimenti d’emergenza in risposte durature. Credo che il governo debba agire subito a livello europeo per spingere la Romania ad una maggiore cooperazione, e che per farlo sia fondamentale, oltre alla crescente collaborazione fra le forze di polizia, l’utilizzo della leva economica, così come l’Italia fece già negli anni ’90 con l’Albania. E credo che, nell’ambito delle sue competenze, debba fare la sua parte anche l’amministrazione comunale di Roma. Spero che il consiglio comunale straordinario dedicato a questi temi possa offrire una discussione seria e un utile contributo.

Sono due, a mio avviso, gli ambiti su cui agire. Il primo è un rafforzamento dei rapporti con la comunità rumena presente nella nostra città, e composta per la stragrande maggioranza da persone perbene, che deve essere incoraggiata a costruire percorsi di legalità e inclusione sociale, a cominciare dalla lotta al lavoro nero, e ad isolare i violenti. Il secondo è un maggiore impegno di tutti gli assessorati nelle strategie di sicurezza urbana. La progettazione della sicurezza deve diventare un criterio fondamentale nei piani di sviluppo urbanistico, nell’indicazione di priorità per i lavori pubblici, nelle politiche della mobilità, nel potenziamento dell’offerta scolastica e così via. Lavorando su questo terreno il centrosinistra può fare un passo in avanti anche rispetto allo straordinario lavoro di riqualificazione ambientale e sociale portato avanti in questi ultimi 15 anni nelle periferie di Roma. E solo così sarà possibile tessere, giorno dopo giorno, le reti di una città più sicura.

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