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Inter-Roma 5-2: naufragio giallorosso a San Siro

Difesa colabrodo e squadra spenta. La Champions League ora è un miraggio

La Roma perde meritatamente a Milano contro la capolista Inter per 5-2, giocando solo una ventina di minuti nel primo tempo e rimanendo, per il resto, in balia dell’avversario, che ha fatto tutto ciò che ha voluto avendo di fronte una squadra cotta fisicamente e mentalmente. Ed ora centrare l’Europa, qualsiasi Europa, diventa quasi un’impresa.

Gasperini, oltre ai soliti infortunati, è costretto a fare a meno anche di Wesley, infortunatosi in nazionale, ma recupera Soulé e mette in campo la migliore formazione possibile con gli uomini a disposizione.

In porta Svilar; i tre centrali di difesa sono Mancini, Ndicka ed Hermoso; a centrocampo giocano Celik, Cristante, Pisilli e Rensch; sulla trequarti Soulé e Pellegrini, con Malen unica punta.

Inizio scioccante per la squadra giallorossa, che subisce il primo gol dopo 60 secondi. Thuram se ne va sulla destra, con Ndicka che lo segue ma non lo ferma: palla in mezzo e Lautaro, al rientro dopo l’infortunio, entra come un fulmine bruciando un sonnolento Celik e, sotto porta, batte Svilar. 1-0.

La Roma subisce il colpo e per 20 minuti è in balia della squadra nerazzurra, che ha altre occasioni: al 6′ con Cahnaloglu, ma Svilar respinge il suo tiro, poi Di Marco vede il suo tentativo deviato fuori di poco; al 13′ Svilar blocca un tiro sul proprio palo sempre di Lautaro, defilato a sinistra.

Dopo questo pessimo inizio, la Roma prende un po’ le misure e comincia a pressare alto l’Inter, riconquistando palla, anche se la manovra è molto lenta.

Al 23′ grande occasione per Malen, che schiaccia di testa, ma il portiere nerazzurro Sommer si supera con la mano di recupero e manda in calcio d’angolo. Un minuto dopo è sempre Malen a sfiorare il palo da fuori area.

La Roma ora è più viva, prende coraggio e si avvicina sempre più alla porta avversaria. Al 33′ Zielinski ha un’occasione per il 2-0, ma il suo tiro a giro esce alto sopra la traversa. Al 40′ azione tambureggiante dei giallorossi, con cross da sinistra di Rensch — unico suo guizzo di una partita orribile — e arriva da dietro Mancini che, di testa, batte Sommer: è 1-1.

La partita si calma e tutto sembra portare all’intervallo in parità. Ma nell’ultimo dei due minuti di recupero succede di tutto: si fa male Mancini, l’arbitro concede un minuto in più, Cristante perde palla a centrocampo per troppa lentezza e il pallone arriva a Cahnaloglu che, da oltre 30 metri, spara un missile che si abbassa all’improvviso e si infila sotto la traversa con Svilar battuto. 2-1, e con questo punteggio si va al riposo.

Nel secondo tempo Gasperini cambia l’infortunato Mancini con Ghilardi, ma se il primo tempo era iniziato male, il secondo è tragico. Al 53′ rinvio dalla difesa dell’Inter per Thuram, che vince il duello fisico con Rensch e, in contropiede, serve Lautaro che, solo, batte di nuovo Svilar. 3-1.

La Roma è in bambola e rapidamente subisce altri due gol. Al 55′ calcio d’angolo battuto da Cahnaloglu: Thuram, tutto solo in area, di testa batte ancora il portiere giallorosso. 4-1.

Nell’Inter escono Lautaro e Bastoni ed entrano Bonny e Darmian; nella Roma esce l’inguardabile Rensch per Tzimikas. Al 63′ quinto gol dell’Inter: lancio per Thuram, Ndicka respinge, ma poi sia lui che Hermoso si guardano senza intervenire; entra allora Barella che prende palla, entra in area, prova a servire un compagno ma nasce quasi un triangolo involontario con Hermoso, che gli restituisce il pallone favorendolo, e può battere Svilar per la quinta volta con un tiro sotto la traversa. 5-1.

Esce Soulé per El Shaarawy, mentre nell’Inter entrano Pio Esposito e Susic per Thuram e Cahnaloglu, ma la Roma non c’è più. C’è solo Malen che si danna davanti, cercando qualcosa, ed è l’ultimo ad arrendersi: si crea prima un’occasione uscita di poco e poi, al 70′, in dribbling in mezzo a tre avversari, serve al limite dell’area Pellegrini che, di sinistro, batte Sommer. 5-2.

Ora ci si aspetta una Roma più battagliera, alla ricerca di un improbabile miracolo, ma è invece l’Inter a riprendere in mano la partita, creando molte occasioni: prima al 73′ con Bonny, che sbuccia, poi Pio Esposito manca l’impatto sulla palla; quindi è Dumfries a sprecare un’occasione per battere Svilar.

Il portiere romanista fa una splendida parata all’80’ su tiro di Pio Esposito.

Entra anche Ziolkowski per Hermoso, ma negli ultimi minuti l’Inter è sazia e quel poco che rimane della Roma è arrivato alla fine. Al 93′ l’arbitro fischia la fine di questo incubo giallorosso e sancisce il trionfo nerazzurro.

La Roma, stasera, ha dimostrato ancora una volta la sua fragilità fisica e mentale. Inizio pessimo, poi una reazione, ma dopo il gol subito nel finale del primo tempo la squadra nel secondo non entra in campo, e questo non è accettabile. La difesa, punto di forza fino a due mesi fa, ora è un colabrodo.

La squadra è cotta mentalmente — non si vede neanche una reazione di carattere — e fisicamente. Questa squadra, già debole di suo, non può fare a meno di Koné, Wesley e del desaparecido Dybala, con un Soulé in recupero.

La Roma ha perso la strada: non si vede uno straccio di gioco e la famosa “primavera gasperiniana”, vista per anni all’Atalanta, a Roma non si vede. Si vive di azioni personali, soprattutto dell’unico giocatore decente in campo, Malen; il resto è solo tristezza.

La squadra, dopo il 3-3 al 94′ contro la Juve, ha perso certezze e convinzione, e in campo si vede. Poi la fortuna, in questi frangenti, ti volta le spalle facendo infortunare i migliori giocatori.

Difficile trovare un solo colpevole di questa situazione: in primis i calciatori, ma poi vedi chi va in campo e pensi che, tranne due o tre elementi, il resto è l’emblema di ciò che è scarso nel calcio.

Ce la si può prendere con l’allenatore, che forse ha come colpa più grave quella di aver accettato di venire a Roma ad allenare una banda di sopravvalutati, in una società che da anni ormai non ha una linea logica.

Ecco forse il grande colpevole della situazione della Roma: la società. Scelte scellerate in questi anni se ne contano a bizzeffe, tra direttori sportivi cambiati di continuo, allenatori cambiati senza motivo o sbagliati, e acquisto di giocatori impresentabili, presi a suon di milioni di euro, per una società che, per i limiti imposti dall’Europa, può spendere solo fino a un certo punto.

Ora la Roma è sesta, in un campionato che ormai è il quinto-sesto d’Europa, con la Champions che sembra un miraggio, un’Europa League e una Conference in forse, e una prossima stagione senza coppe che appare sempre più probabile.

Mancano 7 partite alla fine di questa stagione, che aveva illuso i tifosi romanisti e ora sta diventando un vero incubo. Bisognerà ricominciare già venerdì contro il Pisa in casa, prendendo i tre punti e poi vedere cosa accadrà alle altre squadre in lotta per i posti europei.


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