Categorie: Mostre
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Ippolito Caffi. Luci del Mediterraneo

In mostra a Palazzo Braschi fino al 2 maggio

Piazza San Pietro Benedizione di Pio IX

Ad Ippolito Caffi è stata dedicata una grande mostra antologica, prima a Belluno e poi al Museo di Roma-Palazzo Braschi, dal 15 febbraio al 2 maggio 2006. Si possono ammirare oltre un centinaio di vedute, numerose mai esposte, un nucleo importante di opere grafiche come disegni e acquerelli e i suoi album e taccuini da dove emergono preziosi schizzi appuntati durante i tanti viaggi o nel corso di battaglie di cui fu uno spettatore o un protagonista.

Senza meno sono cronache e testimonianze d’epoca di grande rilevanza, che permettono di mettere in luce l’abilità di Caffi per la rappresentazione delle figure e il suo interesse per tutta l’umanità incontrata: popolani, soldati, religiosi, donne con costumi tradizionali, ecc.

Nella mostra si possono ammirare: "L’Aranceria di Villa Borghese", "Veduta di piazza del Pantheon" e la rappresentazione del carnevale di Roma e la "Festa dei moccoletti in via del Corso". Durante i suoi soggiorni romani Caffi dipinse numerosi monumenti antichi e moderni, i Fori, P.zza San Pietro, l’Acquedotto romano, il Colosseo, la "Benedizione papale in Piazza San Pietro" con folla colorata ed entusiasta che si assiepa sulla piazza.

Ricordiamo poi "Colosseo illuminato da fuochi di bengala" ed "Effetto nebbia su Roma" dove si nota un’ispirazione lampo ed un’adesione al fenomeno atmosferico decisamente moderna. Oltre a Belluno, Venezia e Roma, nei suoi dipinti sono immortalati anche altre città e luoghi da lui visitati: Napoli, Pompei, Ercolano, la Sicilia, le mete del suo viaggio in Medio Oriente (Atene, Costantinopoli, la Siria, l’Egitto, Malta) e i luoghi del suo esilio una volta caduta la Repubblica di Venezia nel 1849: Genova, Nizza, Torino, Parigi, ecc.

La mostra, promossa dalla Soprintendenza per i Beni Culturali-Museo di Roma con il Comune di Roma e organizzata dal Villaggio Globale International con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura ed accompagnata dal catalogo Skira curato da Annalisa Scarpa, offre alcuni dei più importanti esempi delle opere bellunesi, alcune poco note o mai esposte prima d’ora, come quelle scelte dai grandi fondi dei Musei Civici Veneziani o dal Museo di Roma, o altre provenienti da Londra, o prestate da musei italiani ed esteri, ma anche da collezionisti privati che hanno acquistato con gli anni alcuni dei principali capolavori dell’artista.

Ippolito Caffi, nato a Belluno è un artista e personaggio romantico di grande attrazione, infatti è uno dei maggiori e più originali vedutisti dell’Ottocento italiano. Nella sua arte assume una dimensione che lo avvicina a Corot e in qualche modo al contemporaneo Turner, tanto che nella sua breve, ma intensa vita, è riuscito a suscitare grande ammirazione. Caffi era una persona forte, uno spirito avventuroso, un viaggiatore instancabile ed un convinto patriota che partecipò ai moti del 1848-49, alla persecuzione austriaca, alla Terza Guerra d’Indipendenza, fino alla battaglia di Lissa dove imbarcato nell’ammiraglia Re d’Italia a soli 57 anni perse la vita.

L’artista possedeva un anelito tutto positivistico che lo spingeva a fissare sulla tela quello che i propri occhi riuscivano a vedere, si documentava sugli spettacoli della natura più inusuali ed inconsueti e partecipava in maniera diretta ad eventi eccezionali.

Fu capace infatti come nessuno di rendere in pittura il fenomeno dell’eclissi di sole e poi fu ardito al punto da provare il volo sul pallone aerostatico per poter documentare un nuovo punto di vista del mondo. Caffi da grande viaggiatore si spinse in un pionieristico viaggio in Oriente presente nelle sue pitture, osservatore puntiglioso e coraggioso fino a perdere la vita per documentare direttamente una battaglia cruciale.

Dai critici Caffi è stato definito in modo retorico l’ultimo erede di Canaletto per la sua abilità prospettica, anche se l’artista seppe superare la tradizione canalettiana, arricchendola con un profondo senso di ampiezza atmosferica e con un ricercato studio sugli effetti di luce e come scrive Giandomenico Romanelli:"…traghettando il paesaggismo verso una nuova stagione, verso la macchia, verso la densità dei colori aggrumati, bianchi squillanti e rossi aranciati di tramonti di fuoco e il mauve delicato di albe primaverili". La luce "emotiva" che regna nei quadri di Caffi è veramente innovativa, essa li presenta poetici, affascinanti e tanto ammirati e che lo rendono un "costante osservatore della natura con un’apertura poetica tutta propria".

I luoghi da lui immortalati nei suoi dipinti sono: la sua amata Belluno (in mostra una "Veduta di Belluno con il monte Serva" ed una "Veduta di Belluno con il Ponte Nuovo sul Piave").
Venezia dove Caffi studia prospettiva, anatomia e nudo nell’ambiente presso l’Accademia delle Belle Arti. La città non viene vista nella solarità abbagliante delle luci del Canaletto, ma dipinta sotto un nuovo aspetto, ricordandoci la sua "Veduta del Canal Grande e di Santa Maria della Salute" in inverno, con un lenzuolo di neve sulle cupole e sui palazzi, è un’autentica novità. Nelle opere "Venezia: serenata dirimpetto alla piazzetta di San Marco" e nell’affascinante "Venezia: sera di Carnevale", le tenebre si animano di fiaccole, torce, fiammelle e Caffi attraverso i bagliori di quelle luci artificiali, riesce a fissare un nuovo volto della città. Ma l’artista spinto anche dal suo amore patriottico ci lascia un’opera "Bombardamento notturno a Marghera, 25 maggio 1848" che ci ricorda un grande evento storico dove la drammaticità del momento è resa fortemente ricca di suggestioni grazie agli effetti luministici delle esplosioni. Durante il soggiorno a Roma sono molti i paesaggi realizzati da Caffi che anche oggi si possono ammirare con giochi infiniti di luce che i tramonti regalano sui sette colli, mettendo in risalto l’indaco che si trasforma in blu nella notte romana.

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