

Cristina Pezzoli dirige l’attrice napoletana nel celebre affresco antibellico di Brecht
Ha scosso il capo per anni Isa Danieli dinanzi all’arduo impegno, ma alla fine, fortunatamente, ha ceduto. Eccola, allora, protagonista della Madre Coraggio di Brecht diretta da Cristina Pezzoli, al Teatro Quirino fino al 16 Marzo.
Fu addirittura Anna Magnani nel ’53 a dire no al regista Luciano Lucignani per la prima messa in scena italiana dell’Opera, troppo preoccupata di riuscire “impopolare”. Così, dopo le più recenti Mariangela Melato, Piera degli Esposti e Maddalena Crippa, ecco la Madre Coraggio di Isa Danieli, straripante di linfa carnale, dolorosamente vitale, geneticamente in lotta con sé stessa. Sì, perché per il suo grande cuore da Filumena Marturano – anche allora fu diretta dalla Pezzoli – era naturale la ritrosia a interpretare il ruolo di Anna Fierling, vivandiera senza scrupoli nella Germania della sanguinosa Guerra dei Trent’anni (1618-1648), che fa affari col suo carro braccando le truppe. Un istinto di sciacallo, il suo, che sprezza la trincea al punto da valerle il beffardo soprannome di Madre Courage, ma che avrà anche il potere di farle morire uno ad uno i tre figli che le sono accanto nel sordido commercio. Per Brecht Anna Fierling è "l’essenza mercantile della guerra", pulsione di morte che non può che attrarre morte.
Madre Coraggio e i suoi figli – epico apologo in dodici quadri sulla secentesca guerra di religione tra protestanti e cattolici – è una tappa quanto mai profetica del teatro di Brecht, che scrisse il testo nel 1939 durante il suo esilio svedese, proprio alla vigilia del secondo conflitto mondiale. In linea con la sua pedagogia teatrale, l’autore tedesco ricorre al senso di straniamento, al raffreddamento emotivo creato da una protagonista moralmente respingente, che scateni l’indignazione dello spettatore e ne esiga un profondo coinvolgimento, fino alla presa di coscienza di fronte all’orrore. La politicità del teatro brechtiano ha spinto la brava Cristina Pezzoli a non mummificare il testo, bensì a moltiplicarne gli effetti di straniamento, innanzi tutto grazie alla riscrittura attualizzante di Antonio Tarantino, che già con La pace, sul conflitto arabo-israeliano, aveva sfidato le convenzioni del tema.
La guerra – ce l’ha magnificamente mostrato Paisà di Rossellini – è, nonostante tutto, portatrice di una benefica contaminazione di voci, etnie, culture: l’intervento di Tarantino cerca di restituire questa magmatica babele con un impasto linguistico che valica anche i confini nazionali, contrappuntato dai costumi secenteschi di Gianluca Falaschi e dalle musiche di Pasquale Scialò, che uniscono a quelle originarie di Dessau un melting pot di rap di protesta, ballate romantiche, melodie satiriche e rock percussivo. La scena fortemente inclinata di Bruno Buonincontri rimanda contemporaneamente a una simbolica discesa verso il cuore di tenebra e al prolungamento dell’azione teatrale che, “cascando” verso la platea, sfocia nel tempo presente.
C’è, nella pervicacia di Anna Fierling, qualcosa di patetico e insieme ridicolo, riflesso nel dissidio interiore dell’attrice partenopea, in mobile equilibrio tra l’antinaturalismo di una maschera stracciona e qualunquista e il barlume di umanità perduto in fondo alla sua anima: perché dietro la sua rudezza si cela un passato di abbandono e privazioni, il dramma di una donna sopraffatta dalla guerra, disumanizzata al punto da smarrire l’istinto materno. Con Isa Danieli la tesi brechtiana sull’assoluta negatività della figura di Madre Coraggio trova la sua smagliatura, cosicché la sua poesia nascosta si rivela in modo folgorante nel finale introdotto da Tarantino: il diaframma “straniante” si infrange, la donna precede l’attrice in tutta la sua fragilità, il coinvolgimento del pubblico raggiunge il suo apice. Come voleva Brecht, del resto.
Energica la prova degli attori, corale nonostante una vaga disarmonia. L’imperfezione, però, sa donare a volte un surplus di autenticità. Da ricordare la precisione di Alarico Salaroli, l’eleganza di Marco Zannoni, l’impeto di Arianna Scommegna, l’estasi di Xenia Bevitori.
Teatro Quirino, Via Delle Vergini 7. Info 800 013 616. www.teatroquirino.it
La tournée di Madre Coraggio continua fino al 14 maggio. Le prossime tappe: Piombino, Viareggio, Faenza, Monfalcone, Mestre, Napoli, Catania.
Per ulteriori info visita il sito della Compagnia degli Ipocriti: www.ipocriti.com.
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