

Fatti e misfatti di giugno 2013
La Costituzione, Ingroia e il Csm
“Chi serve lo Stato – così si è autorevolmente espresso, in una intervista, l’ex presidente della Corte costituzionale Piero Alberto Capotosti – non può fare politica. Ci sono due chiari divieti. Uno è l’articolo 98 della Carta che recita come i magistrati non possano iscriversi ad alcun partito politico. L’altro è un decreto del 2006 che, tra gli illeciti che vi sono tipizzati, include il divieto di assumere posizioni politiche e di fare dichiarazioni che possano mettere in dubbio anche solo l’immagine di imparzialità del magistrato”.
Ma allora – viene da chiedersi – come mai Antonio Ingroia, anche dopo essere stato destinato quale pubblico ministero ad Aosta dopo l’aspettativa elettorale, sta continuando a fare tranquillamente politica come “leader” della nuova formazione “Azione civile”? “Sarà il Consiglio superiore della magistratura – ha espresso il suo parere l’ex presidente Piero Alberto Capotosti – a dover prendere una iniziativa, aprire un procedimento e valutare”. Certo. Ma il fatto è che il Consiglio superiore della magistratura, finora, non ha visto, non ha sentito, non ha parlato. Come le tre classiche scimmiette. E, come le stelle del famoso romanzo di Cronin, sta lì a guardare. Salvo agitarsi e prendere posizioni anche dure, se qualcuno si azzarda a farglielo notare.
Quella famosa Imu della Chiesa
“Poichè non sono state approntate le necessarie tabelle per i calcoli definitivi – ha fatto sapere il Ministero delle Finanze – la Chiesa pagherà l’ Imu 2013, per i suoi immobili ad uso misto, sulla base delle stime”.
Domande: ma chi non si è adoperato – e perché – per approntare in tempo le tabelle necessarie a far pagare una giusta Imu anche agli immobili ad uso misto della Chiesa? E le stime in base alle quali verrà pagata l’Imu per questi immobili che stime sono e da chi sono state redatte? Ma non si risponda, tra il serio e il faceto, “Sia fatta la volontà del Signore”. Troppo semplice e, magari, anche improprio. Perché è tutto da vedere, se il Signore sarebbe d’accordo con il privilegio che continua a venire assicurato alla sua Chiesa. E poi, in realtà, quale volontà del Signore? La volontà, qui, continua ad essere dei vari Governi che vanno succedendosi. Amen.
Nemmeno un centesimo in meno per le “pensioni d’oro”
“I pensionati ricchi – ha sentenziato la Corte costituzionale – non dovranno versare alcun contributo del 5% per la parte di pensione eccedente i 90 mila euro, del 10% per la parte eccedente i 150 mila e del 15% per la parte eccedente i 200 mila”.
Quel contributo di solidarietà, che era stato introdotto nell’estate 2011 dall’allora Governo Berlusconi e che era stato poi rafforzato dal successivo Governo Monti, avrebbe fruttato, in totale, appena 25 milioni di euro l’anno, ma era stato concepito come un forte atto di carattere simbolico nel segno dell’equità. La Consulta, invece, lo ha concepito come un atto gravemente anticostituzionale perché discriminatorio nei confronti di una sola categoria: quella dei pensionati ricchi. Nessuna solidarietà per quanti avrebbero potuto contare su qualche euro per tirare avanti anche un giorno, ma – in nome della legge – 3.008 euro al giorno di pensione – tanto per dire – all’ex manager della “Telecom” Mauro Santinelli, 1.466 euro al giorno all’ex presidente di “Generali” Cesare Geronzi, 1.333 euro al giorno all’ex presidente del Consiglio Lamberto Dini. E – “absit iniuria verbis” – chissà quanti euro al giorno di pensione anche agli ex giudici della Corte costituzionale.
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