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La dodicesima notte al teatro Ghione

Nicasio Anselmo mette in scena una delle più divertenti commedie di Shakespeare

Tutto ha inizio con un naufragio. Viola e Sebastian, fratelli gemelli, vengono divisi dalla potenza distruttrice di una tempesta che li costringe a sperimentare una nuova esistenza, celando la propria identità. Da questo temporaneo allontanamento del proprio io ha luogo l’ultima commedia del ciclo romantico shakespeariano: La dodicesima notte.
Dopo Amleto, Romeo e Giulietta e Sogno di una notte di mezza estate, Nicasio Anzelmo mette in scena a Roma uno dei più complessi, ma anche divertenti, testi shakespeariani.
I personaggi sono confusi, disorientati, bizzarri ma tutti fortemente animati dalla ricerca di se stessi. Con una scarsa scenografia che li colloca, ancor più, fuori dal tempo e dallo spazio (nonché fuori dalla scena).
Solo alla fine, con la riconquista del nuovo equilibrio, ogni parte riconoscerà l’altra e l’individuo potrà godere un po’ di riposo fino al successivo caos, che immancabilmente si ripresenterà nel corso della vita.
Feste, Maria, Fabian, Sir Toby de’Rutti e Sir Andrew Gotafloscia, rappresentano la componente dionisiaca, diavolesca. Quella parte della personalità che va continuamente verso lo “smembramento” attraverso l’eccesso (del bere, del cantare, del “buffonare”, dell’esagerare in genere). Di contro, Malvolio rappresenta la componente, apparentemente, virtuosa.
Queste due parti si muovono come la parte volatile del composto alchemico. Alla fine della commedia, quello che sembrava virtuoso diventa ridicolo e buffonesco, e viceversa; quello che sembrava essere bricconesco, diventa virtuoso: è il cane che si morde la coda, lo scambio dei ruoli. I contrari si sono toccati e si sono scambiati le vesti.
Passionale l’interpretazione degli attori, straordinaria quella dell’“androgino” Feste, che dimostra di possedere oltre al “ palco” anche una bellissima voce.

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