La Guardia di Finanza “sequestra” un’area parcheggi in un quartiere ad alta densità abitativa

Residenti in rivolta in una zona di Piazza Bologna
Bruno Cimino - 27 Agosto 2019

L’esasperazione è al massimo per i residenti di un ampio quadrante del quartiere di Piazza Bologna. Il motivo è il “sequestro” di tutte le strade lungo il perimetro della Caserma Piave, sede del Comando Generale della Guardia di Finanza. I militari dicono per motivi di sicurezza. Addirittura per pericolo di terrorismo internazionale!

Questo sopruso, così lo definiscono i residenti, è stato perpetrato con il benestare del Prefetto di Roma Gerarda Pantalone, il nulla osta dell’Assessora alla città in Movimento Linda Meleo e senza il parere del II Municipio.

L’iter burocratico avviato dalla GdF era partito nel marzo 2018 con una richiesta (negata) di appena 30 posti auto per gli impiegati finanzieri, a firma del generale B. Alberto Reda. Davanti al diniego, le esigenze si sono allargate e motivate per problemi di sicurezza.

Il divieto di sosta è stato affisso il 22 luglio u.s. a seguito della Determinazione Dirigenziale Prot. n. VC/2019/0027205 della Polizia Roma Capitale U.O. Gruppo Parioli ex Sapienza avente per oggetto “disciplina provvisoria di traffico in Via Moroni, Via Pisa e Piazza del Campidano”, con zona rimozione in base alla Determinazione Dirigenziale QG/663/2019 del Dipartimento Mobilità e Trasporti.

Decisione che non colpisce solo i tantissimi residenti, ma anche il Policlinico Italia, un Centro Medico per l’handicap, i numerosi esercizi commerciali e vari uffici di pubblica utilità sparsi nel territorio.

Sin qui quanto emerso durante una libera riunione, molto partecipata, che si è svolta nel giardino di Piazza Bologna il 1 agosto 2019.

Cinque giorni dopo, una delegazione formata da quattro persone e guidata dal consigliere PD Orlando Corsetti, è stata ricevuta da alcuni alti graduati della GdF ai quali sono state chieste spiegazioni in merito. Durante la riunione, purtroppo informale, i Finanzieri hanno dichiarato di “comprendere il disagio dei cittadini e di voler trovare, per la settimana successiva, delle soluzioni alternative che soddisfino tutti”. In concreto, una fumata nera, tanto è vero che non c’è stata nessuna risposta ufficiale, ma solo dichiarazioni d’intenti, sicché in data 26 agosto è stata necessaria un’altra riunione svoltasi nella Sala Civica di Via Boemondo. Per l’occasione, erano presenti anche alcuni assessori e consiglieri del II Municipio. In sintesi è emerso che i posti auto richiesti servono non tanto per la sicurezza, ma per far parcheggiare il personale della GdF.

La caserma Piave, è stato rilevato, dispone all’interno di tre grandi parcheggi con circa 500 posti auto, ed è ritenuta un riferimento militare prestigioso, ma di rappresentanza. Difficile dunque pensare ad un luogo “sensibile” sapendo che dispone di una piscina, un campo sportivo ed un museo. Ma se così non fosse, hanno detto i presenti nella Sala Civica, allora occorrerebbe chiudere tutta l’area con blocchi e blindati militari poiché anche gli abitanti della zona sarebbero in pericolo, oppure, trattandosi di sicurezza senza scadenza, ci sarebbe da valutare l’incolumità delle famiglie che vi abitano e spostare il Comando in luoghi periferici della città.

Comunque, tra le tantissime proposte di protesta, anche veementi, il risultato è stato di non sottostare a questo “abuso” e procedere con una serie di iniziative, tra le quali dare mandato alla Presidente del II Municipio Francesca Del Bello per una trattativa formale con la GdF e trovare soluzioni a favore dei cittadini, coinvolgere la stampa romana, rivolgersi ad un legale affermato per un ricorso al Tar, infine organizzare un sit-in.

Lo sconcerto in una società civile è che con tanti problemi a cui si va incontro ogni giorno, ci sono anche quelli causati dalle forze dell’ordine che, invero, dovrebbero essere loro al servizio della collettività, e non il contrario.

Bruno Cimino


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